Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Caporale Sabrina - 2014-02-20

SUBLOCAZIONE DI UN IMMOBILE A UNA PROSTITUTA – Cass. pen. n. 7338/2014 – Sabrina CAPORALE

«Il reato di favoreggiamento dell'altrui prostituzione non è ravvisabile nella condotta di colui che concede in sublocazione ad una prostituta, con la quale ha instaurato un rapporto di convivenza, dietro corresponsione della metà del canone e delle spese, un immobile nella sua disponibilità ove la donna esercita il meretricio, poiché la mera stipulazione del contratto non concreta, di per sé, un oggettivo aiuto all'esercizio della prostituzione in quanto tale».

Questo principio è emerso nella recente sentenza della III Sezione Penale della Cassazione, n. 7388 dello scorso 17 febbraio 2014.

La vicenda, in verità, vedeva coinvolto un uomo, imputato del reato di favoreggiamento all'esercizio della prostituzione, per aver concesso in subaffitto ad una prostituta (nonché sua convivente !) un appartamento, chiedendole di pagare metà del canone di locazione e metà delle spese per le utenze ivi previste.

Ebbene, già condannato in primo grado, veniva poi assolto in sede di giudizio d'Appello dai giudici della Corte distrettuale di Firenze, i quali ritenevano insussistente il fatto di reato sopra ascritto, quanto alla violazione degli artt. artt. 81, comma 2 cod. pen. e 3 nn. 2 e 8 l. 75/1958.

Sennonché, avverso la predetta sentenza, proponeva ricorso per Cassazione, il Procuratore generale, lamentando la falsa o erronea applicazione della legge quanto all'esclusione del reato de quo.

La risposta della Cassazione.

Il ricorso del Pubblico Ministero è infondato !

«La questione, in verità – afferma la Corte - riguarda, l'ambito di operatività delle disposizioni che sanzionano il favoreggiamento dell'altrui prostituzione e, segnatamente, la configurabilità del reato in questione nell'ipotesi di locazione di un immobile ad una prostituta per l'esercizio del meretricio (...) Va ricordato che, in linea generale, si è affermato come il reato di favoreggiamento della prostituzione sia perfezionato da ogni forma di interposizione agevolativa e da qualunque attività che, anche in assenza di un contatto diretto dell'agente con il cliente, sia idonea a procurare più facili condizioni per l'esercizio del meretricio e che venga posta in essere con la consapevolezza di facilitare l'altrui attività di prostituzione, senza che abbia rilevanza il movente o il fine di tale comportamento (così Sez. I n. 39928, 29 ottobre 2007)».

«È dunque sufficiente ad integrare il reato in esame qualsiasi condotta consapevole che si risolva, indipendentemente dal movente dell'azione, in una concreta agevolazione dell'altrui meretricio, anche se si è pure specificato che, affinché possa configurarsi il favoreggiamento della prostituzione, occorre che la condotta materiale concreti oggettivamente un ausilio all'esercizio del meretricio, essendo altrimenti irrilevante l'aiuto che sia prestato solo alla prostituta, ossia che riguardi direttamente quest'ultima e non la sua attività di prostituzione, anche se detta attività ne venga indirettamente agevolata (Sez. III n. 36595, 21 settembre 2012; Sez. III n. 8345, 19 luglio 2000)».

«Questi principi sono stati recentemente ribaditi con riferimento ad una ipotesi di accompagnamento in auto della prostituta sul luogo del meretricio, giungendo alla conclusione che, affinché possa configurasi, in tale contesto, il reato di favoreggiamento della prostituzione, occorre che detta attività risulti funzionale all'agevolazione della prostituzione, sulla base di elementi sintomatici, quali, ad esempio, la non occasionalità o l'espletamento di attività ulteriori rispetto al suo accompagnamento, quali la sorveglianza, la messa a disposizione del veicolo per l'incontro con i clienti, etc. (Sez. III n. 37299, 11 settembre 2013, cui si rinvia anche per i richiami ai precedenti).  A conclusioni non dissimili si è pervenuti, come si è già detto, con riferimento alle ipotesi di cessione in locazione di un appartamento a una prostituta nel caso in cui la locazione avvenga a prezzo di mercato, anche se il locatore sia consapevole che la conduttrice vi eserciterà la prostituzione, richiedendosi, per la configurabilità del reato in esame, oltre al mero godimento dell'immobile, anche prestazioni accessorie che esulino dalla stipulazione del contratto ed in concreto agevolino il meretricio, come nel caso di esecuzione di inserzioni pubblicitarie, fornitura di profilattici, ricezione di clienti o altro (Sez. III n. 33160, 31 luglio 2013. Nello stesso senso, Sez. III n. 28754, 4 luglio 2013)».

A ben vedere, ne deriva che laddove «lo scopo specifico della locazione non è quello di esercitare nell'immobile locato una casa di prostituzione, ipotesi sanzionata dall'art. 3 n. 2 legge 75/1958, la condotta del locatore non si concreta in un aiuto alla prostituzione esercitata dalla locataria, risolvendosi nella mera conclusione di un contratto attraverso la quale la donna realizza il proprio diritto all'abitazione. Si rileva, inoltre, che il negozio giuridico riguarda la persona e le sue esigenze abitative e non anche la attività di prostituta esercitata e, sebbene ciò agevoli indirettamente anche la prostituzione, tale rapporto indiretto non può essere incluso nel nesso causale penalmente rilevante tra condotta dell'agente e l'evento di favoreggiamento della prostituzione, perché l'evento del reato non è la prostituzione stessa, ma l'aiuto alla prostituzione, che implica una condotta, da parte dell'agente, di effettivo ausilio per il meretricio, che non sussiste nel caso in cui la prostituzione sarebbe stata comunque esercitata in condizioni sostanzialmente equivalenti.

(...)».

Se tutto ciò è vero, - conclude la Corte – nel caso di specie «si versa in una ipotesi di sostanziale sublocazione di un immobile utilizzato contestualmente come abitazione dalla prostituta, che vi esercita anche il meretricio e dal locatario suo convivente, senza alcuna concreta attività agevolatrice della prostituzione da parte di quest'ultimo il quale, oltre alla stipulazione del contratto, si è limitato alla ricezione di una quota del canone di locazione e delle spese pari alla metà dell'importo complessivo».



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