Articoli, saggi, Successioni, donazioni -  Mazzon Riccardo - 2016-09-26

Successione ereditaria: il diritto di accettazione può essere trasmesso mortis causa - Riccardo Mazzon

Qualora il chiamato all'eredità muoia senza averla accettata, il diritto di accettarla si trasmette agli eredi e, se tra questi ultimi non vi sia accordo per accettare o rinunziare, colui che accetterà l'eredità acquisterà tutti i diritti e soggiacerà a tutti i pesi ereditari, mentre vi rimarrà estraneo chi all"eredità medesima abbia rinunziato.

Qualora il chiamato all'eredità muoia senza averla accettata, il diritto di accettarla si trasmette agli eredi e, se tra questi ultimi non vi sia accordo per accettare o rinunziare, colui che accetterà l'eredità acquisterà tutti i diritti e soggiacerà a tutti i pesi ereditari, mentre vi rimarrà estraneo chi all"eredità medesima abbia rinunziato (cfr., amplius, il capitolo terzo del volume "MANUALE PRATICO PER LA SUCCESSIONE EREDITARIA", Riccardo MAZZON 2015).

In argomento, Comm. trib., reg. Vercelli, sez. III, 26 novembre 1984 n. 361, RT, 1985, I, 399, subito avverte che, in caso di decesso del chiamato prima dell'accettazione, potrebbe costituire oggetto d'imposta sulle successioni il suo diritto di accettare l'eredità, se effettivamente acquisito dai cosiddetti trasmissari suoi eredi ai sensi dell'art. 479 c.c.!

E la Suprema Corte precisa che, ai fini dell'imposta sulle successioni, nel vigore del d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 637 (come già nella vigenza del r.d. 30 dicembre 1923 n. 3270 e, da ultimo, poi, del t.u. 31 ottobre 1990 n. 346), deve ritenersi acquisito il principio per cui la delazione determina per se stessa (diversamente che agli effetti civilistici) l'acquisto dell'eredità: pertanto, anche in caso di trasmissione della delazione ex art. 479 c.c., a favore dell'erede del chiamato, morto prima di accettare l'eredità devolutagli, la fattispecie successoria si considera perfezionata sul piano tributario, anche in ordine alla precedente devoluzione per cui

"è dovuto, anche su questa, il correlato tributo da parte del secondo chiamato" (Cass., sez. I, 28 ottobre 1995, n. 11320, GC, 1996, I, 719).

Naturalmente, rinunciare all'eredità propria del trasmittente significa rinunziare anche al diritto di accettare l"eredità a lui devoluta e, conseguentemente, all"eredità medesima; per gli stessi principi, la facoltà di accettazione tacita dell'eredità spetta anche agli eredi del chiamato all'eredità il quale sia deceduto prima di averla accettata; infatti, ai sensi dell'art. 479 c.c., la delazione resta identica nel passaggio dal chiamato al suo erede e pertanto questi, oltre ad accettare l'eredità così come poteva accettarla il suo autore, può compiere, rispetto all'eredità, il cui diritto di accettare gli viene trasmesso,

"tutti gli atti spettanti al primo chiamato" (Cass., sez. II, 7 luglio 1999, n. 7075, GCM, 1999, 1593).

Ecco perché, in tema di successioni legittime, il chiamato all'eredità che si trovi nel possesso dei beni ereditari (cfr. anche il capitolo quarto del volume "MANUALE PRATICO PER LA SUCCESSIONE EREDITARIA", Riccardo MAZZON 2015) ha l'onere di redigere l'inventario, entro il termine di tre mesi dal giorno dell'apertura della successione, anche se sia di grado successivo rispetto ad altri chiamati; quando l'eredità si devolve per legge, infatti, si realizza una delazione simultanea in favore di tutti i chiamati [primi chiamati e chiamati ulteriori, con la conseguenza che questi ultimi, in pendenza del termine di accettazione dell'eredità per i primi chiamati, sono abilitati ad effettuare una accettazione, anche tacita, dell'eredità – Cass., sez. II, 13 luglio 2000, n. 9286, RN, 2001, 479 -,

"ma con efficacia subordinata al venir meno, per rinuncia o prescrizione (eventi che configurano una "condicio juris") del diritto dei primi chiamati" (Cass., sez. II, 22 giugno 1995, n. 7073, GCM, 1995, 6)]

indipendentemente dall'ordine di designazione alla successione, come si evince dalle disposizioni di cui all'art. 480 comma 3 e 479 c.c., che, con riferimento al decorso del termine per l'accettazione dell'eredità (cfr., amplius, il paragrafo successivo, 3.5., capitolo terzo, volume supra richiamato) e alla trasmissione del diritto di accettazione, non distinguono tra i primi chiamati ed i chiamati ulteriori, conseguendone, per tutti, contestualmente, la nascita di facoltà ed oneri e, quindi, l'integrazione dell'ambito applicativo della fattispecie astratta di cui all'art. 485 c.c. [cfr., amplius, il capitolo quarto del volume sopra richiamato: d"altra parte, a diversa conclusione non conduce neppure la previsione di cui al primo comma dell"articolo da ultimo citato - 485 c.c. -, quando tratta della notizia della devoluta eredità come fattispecie alternativa all'apertura della successione, ai fini della decorrenza del termine per la redazione dell'inventario: l'espressione "devoluzione", infatti, deve intendersi come

"sinonimo di "delazione", ed il chiamato nella disponibilità dei beni ereditari è a conoscenza sia dell'apertura della successione sia della circostanza che i beni sui quali esercita la signoria di fatto sono proprio quelli caduti in successione" (Cass., sez. II, 30 marzo 2012, n. 5152, VN, 2012, 2, 812)].

Il principio si applica anche in relazione all'art. 943 del codice del 1865, per il quale il termine trentennale di prescrizione del diritto di accettare l'eredità doveva farsi decorrere dal giorno dell'apertura della successione, salvo il caso di istituzione condizionale e quello in cui, essendovi stata accettazione da parte dei primi chiamati, il loro acquisto ereditario fosse venuto meno; né tale norma può ritenersi contrastante con l'art. 24 cost., in quanto anche l'abrogato codice civile riconosceva la possibilità giuridica di esperire l"actio interrogatoria, per costringere i chiamati anteriormente a dichiarare in breve termine l'accettazione o la rinunzia all'eredità (cfr. anche Cass., sez. II, 22 giugno 1995, n. 7073, GCM, 1995, 6).



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