Articoli, saggi, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2016-03-08

SUCCESSIONE EREDITARIA: RAPPRESENTAZIONE PER I DISCENDENTI DI CHI NON ACCETTA - Riccardo MAZZON

Con l"istituto della rappresentazione il legislatore amplia la categoria dei soggetti interessati alla successione medesima, disponendo il subentro dei discendenti nel luogo e nel grado del loro ascendente, in tutti i casi in cui questi non possa o non voglia accettare l'eredità o il legato. Ma quando, precisamente, i discendenti possono subentrare? La rappresentazione ha luogo all'infinito: nella linea retta, a favore dei discendenti dei figli, anche adottivi, del defunto; nella linea collaterale, a favore dei discendenti dei fratelli e delle sorelle del defunto.

Se attraverso l"istituto dell"indegnità, il legislatore restringe la categoria dei soggetti interessati alla successione (escludendo dalla medesima, per l"appunto, chi risulti indegno: cfr. paragrafo 1.2., capitolo secondo, del volume "MANUALE PRATICO PER LA SUCCESSIONE EREDITARIA", Riccardo MAZZON 2015), con l"istituto della rappresentazione (che rende inoperante il c.d. diritto di accrescimento – cfr., amplius, il capitolo sesto, paragrafo 6.3. del lavoro citato -: Cass., sez. II, 21 maggio 2012 n. 8021, GCM, 2012, 5, 649), al contrario, il legislatore amplia invece la categoria dei soggetti interessati alla successione medesima, disponendo il subentro dei discendenti (l'art. 67, d.lg. 28 dicembre 2013, n. 154, ha soppresso le parole: «legittimi o naturali», che seguivano il termine "discendenti": ai sensi dell"art. 108, d.lg. n. 154 del 2013, la modifica è entrata in vigore a partire dal 7 febbraio 2014) nel luogo e nel grado del loro ascendente, in tutti i casi in cui questi non possa o non voglia accettare l'eredità o il legato - anche la diseredazione, al pari della indegnità a succedere, non esclude l'operatività della rappresentazione a favore dei discendenti del diseredato: così Cass., sez. II, 14 dicembre 1996 n. 11195, GCM, 1996, 1748).

Deve invece sin d"ora escludersi che chi non sia ancora concepito al momento dell'apertura della successione e, quindi, sia privo della capacità di rendersi potenziale destinatario della successione "ex lege" del "de cuius", possa succedere per rappresentazione, essendo necessario, affinché operi la vocazione indiretta, che il discendente, in quel momento, sia già nato o almeno concepito: così anche Cass., sez. II, 22 marzo 2012 n. 4621, GCM, 2012, 3, 386).

Anche nella successione c.d. testamentaria (cfr. il capitolo dodicesimo del lavoro citato) può verificarsi il fenomeno della rappresentazione, ma solo qualora il testatore non abbia già provveduto per il caso in cui l'istituito non possa o non voglia accettare l'eredità o il legato (e sempre che non si tratti di legato di usufrutto o di altro diritto di natura personale).

E" chiaro che la questione riveste particolare importanza anche (e forse soprattutto) nei casi di eredità passiva: ad esempio, in tema di imposta sulle successioni, secondo l'art. 7 del d.lg. n. 346 del 1990, presupposto dell'imposizione tributaria è la chiamata all'eredità e non già l'accettazione, per cui l'imposta è determinata considerando come eredi i chiamati che non provino di aver rinunciato all'eredità o di non avere titolo di erede legittimo o testamentario, in quanto altri è tale, non essendo del tutto applicabili i principi del codice civile che regolano l'acquisto della qualità di erede; così, se si realizza ex art. 467 c.c., come nella causa decisa dalla pronuncia che segue, il fenomeno giuridico della rappresentazione (per avere l'ascendente rinunziato al diritto di accettare l'eredità), il discendente subentra al suo genitore quale chiamato all'eredità del nonno, divenendo soggetto passivo della imposta di successione; restando, oltre tutto, irrilevante – come nella fattispecie presa in esame dalla pronuncia de qua - che la predetta rinuncia sia stata impugnata dal curatore sul presupposto che sia stata resa da un soggetto dichiarato fallito (in quanto il regime delle limitate incapacità di cui all'art. 46 l. fall. non priva il fallito dell'esercizio di un siffatto diritto di natura strettamente personale):

"ne consegue la correttezza dell'avviso di liquidazione dell'imposta e dell'irrogazione delle sanzioni in dipendenza della denuncia di successione, poiché il rinunciante deve essere ritenuto dotato di piena capacità di agire" (Cass. sez. trib., 10 marzo 2008, n. 6327, GCM, 2008, 3, 387)

Ma quando, precisamente, i discendenti possono subentrare?

Il legislatore dispone, a tal proposito, che la rappresentazione abbia luogo:

(1) nella linea retta, a favore dei discendenti dei figli, anche adottivi (a tal proposito, l'art. 68, d.lg. 28 dicembre 2013, n. 154, ha sostituito le parole: «legittimi, legittimati e adottivi» con le parole: «anche adottivi»; ha, inoltre, soppresso le parole: «nonché dei discendenti dei figli naturali del defunto»: ai sensi dell"art. 108, d.lg. n. 154 del 2013, la modifica entra in vigore a partire dal 7 febbraio 2014), del defunto;

(2) nella linea collaterale, a favore dei discendenti dei fratelli e delle sorelle del defunto.

L'indicazione dei soggetti a favore dei quali ha luogo la successione per rappresentazione - quale prevista dagli art. 467 e 468 c.c. - è tassativa, essendo il risultato d'una scelta operata discrezionalmente dal legislatore, sicché non è data rappresentazione quando la persona cui si intenda subentrare non è un discendente, un fratello o una sorella del defunto,

"ma il coniuge di questi" (Cass., sez. II, 8 novembre 2013 n. 25240, GDir, 2013, 48, 47; sono altresì esclusi dalla rappresentazione i discendenti del nipote "ex filio": Cass., sez. II, 28 ottobre 2009, n. 22840, www.dejure.it, 2009).

Per fare un esempio, in un caso deciso dal Trib. Tivoli, 30 novembre 2010 n. 1643, www.dejure.it, essendo deceduta la figlia legittima prima e non dopo la morte del padre, non si era verificata una successione degli eredi legittimi della donna (il coniuge superstite ed il figlio legittimo) nei diritti a lei derivati dall'apertura della successione paterna, bensì la successione per rappresentazione del solo figlio, avente diritto alla quota dell'eredità del nonno materno che sarebbe spettata alla madre premorta.

In argomento, si rammenti come sia già stata dichiarata manifestamente inammissibile la q.l.c. degli art. 467 e 468 c.c. (che erano stati censurati, in riferimento all"art. 3 comma 1 cost., in via principale, nella parte in cui escludono il coniuge di colui che non abbia potuto accettare l'eredità dal novero dei soggetti - discendenti legittimi o naturali - che possono succedere per rappresentazione al de cuius, e, in via subordinata, nella parte in cui gli stessi articoli escludono che, in mancanza di discendenti dei figli legittimi, legittimati o adottivi del de cuius, possa succedere per rappresentazione il coniuge del soggetto che non ha potuto accettare l'eredità): poiché, spiega la Corte costituzionale, per il solo fatto della inclusione del coniuge, a seguito della riforma del diritto di famiglia, nella categoria dei legittimari (art. 536 c.c.) e dei successibili (art. 565 c.c.), non può certamente considerarsi venuto meno il potere discrezionale del legislatore, dal momento che tale inclusione non impone "ex se" la ricomprensione del coniuge fra le categorie indicate dall'art. 468 c.c., rientrando la decisione di ampliare le categorie dei soggetti che possono succedere per rappresentazione tra le varie possibilità di bilanciamento rimesse al legislatore,

"l"intervento richiesto appartiene alla discrezionalità legislativa, coinvolgendo una valutazione complessiva eccedente i poteri della Corte costituzionale" (Corte Cost. 20 gennaio 2006, n. 15, GiC, 2006, 1).

Sempre per disposizione positiva (comma secondo dell"articolo 468 del codice civile), è previsto che i discendenti possano succedere per rappresentazione anche se abbiano rinunziato all'eredità della persona in luogo della quale subentrano (o siano incapaci o indegni di succedere rispetto a questa).

La rappresentazione, inoltre:

(A) ha luogo in infinito, siano uguali o disuguali il grado dei discendenti e il loro numero in ciascuna stirpe;

(B) ha luogo anche nel caso di unicità di stirpe.

Quanto alla divisione vera e propria, quando vi è rappresentazione essa si fa per stirpi e, se uno stipite ha prodotto più rami, la suddivisione avviene per stirpi anche in ciascun ramo e per capi tra i membri del medesimo ramo (cfr., amplius, il capitolo ventesimo del volume "MANUALE PRATICO PER LA SUCCESSIONE EREDITARIA", Riccardo MAZZON 2015; per il combinato disposto degli art. 469 e 726 c.c., la divisione ereditaria, quando vi è rappresentazione, avviene per stirpi, procedendosi alla formazione di tante porzioni, una volta eseguita la stima, quanti sono gli eredi o le stirpi condividendi, mentre non è prevista l'ulteriore formazione di altrettante subporzioni all'interno di ciascuna stirpe, sempre che non si formi al riguardo un accordo fra tutti i partecipanti: così Cass. sez. II 29 ottobre 1992, n. 11762, GCM, 1992,10).

Resta da precisare, da ultimo, come in tema di successione per rappresentazione il discendente legittimo o naturale (rappresentante), nel subentrare nel luogo e nel grado dell'ascendente (rappresentato) - che non possa o non voglia accettare l'eredità -, succede direttamente – jure proprio - al "de cuius", sicché

"immutato rimane l'oggetto della delazione dell'eredità che gli viene devoluta nella medesima misura che sarebbe spettata al rappresentato" (Cass. sez. II 7 ottobre 2004, n. 20018, GCM, 2004, 10).



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati