Articoli, saggi, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2016-05-27

Successioni mortis causa: le modalità d'accettazione dell'eredità - Riccardo Mazzon

L'accettazione espressa configura negozio unilaterale non recettizio, mentre quella tacita si materializza in un comportamento concludente del chiamato all'eredità: quanto all"accettazione espressa, l'atto pubblico o la scrittura privata in cui il chiamato all'eredità assume il titolo di erede deve consistere in un atto scritto che provenga personalmente dal chiamato stesso o nella cui formazione questi abbia avuto parte.

Si può accettare l"eredità in modo espresso oppure tacitamente: è (A) accettazione espressa [tenendo conto che è nulla la dichiarazione di accettare sotto condizione o a termine ed è parimenti nulla la dichiarazione di accettazione parziale di eredità: sul punto, peraltro, è giusto ben intendersi; ad esempio – sulla premessa secondo cui la speciale normativa dettata in tema di maso chiuso, per effetto della l. prov. Bolzano 28 novembre 2001 n. 17, non sottrae il bene alla successione ereditaria, ma impone unicamente di considerarlo, nella divisione del patrimonio ereditario, come unità indivisibile e di assegnarlo ad un unico erede o legatario, operando i criteri legali di determinazione dell'assuntore solo in mancanza di testamento e di un accordo tra i chiamati alla successione legittima – è stato deciso che nulla vieta ai coeredi, nell'esercizio della loro autonomia privata, di inserire nell'accordo divisorio, che porta allo scioglimento della comunione ereditaria ed all'individuazione dell'assuntore del maso, un elemento accidentale quale una condizione; in particolare, la Suprema Corte, in applicazione di tale principio, ha recentemente cassato la sentenza di merito, la quale aveva ritenuto l'invalidità di una clausola dell'intercorso accordo divisorio, recante la designazione dell'assuntore a condizione che egli sgomberasse i fondi del maso dai veicoli ivi ricoverati entro una certa data e la previsione della sua sostituzione con altro coerede in caso di mancato avveramento della condizione, escludendo la Suprema Corte che tale pattuizione

"comporti un'attribuzione congiunta del maso, contrasti con la certezza dei traffici o con il divieto di alienazione del diritto di assunzione od incorra nella nullità sancita dall'art. 475, comma 2, c.c. per l'accettazione dell'eredità" (Cass., Sez. II, 27 febbraio 2012, n. 2983, GCM, 2012, 2, 227)]

quando, in un atto pubblico o in una scrittura privata, il chiamato all'eredità ha (1a) dichiarato di accettarla oppure ha (2a) assunto il titolo di erede: è un negozio unilaterale non recettizio (Cass., sez. II, 21 ottobre 2011, n. 21902, GCM, 2011, 10, 1495; si confronti però anche Trib. Salerno, 11 febbraio 2004, GM, 2004, 2469, quando afferma che la dichiarazione di accettazione con beneficio di inventario della quota ereditaria desumibile dalla comparsa di risposta non è idonea a comprovare una rituale dichiarazione di accettazione, siccome non resa propriamente nelle forme stabilite dall'art. 475 c.c., soprattutto se non sottoscritta appositamente né confermata personalmente in udienza); trattasi invece di (B) accettazione tacita (definita anche "implicita") quando il chiamato all'eredità compie un atto che (1b) presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che (2b) non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede (cfr. anche il capitolo primo del volume "MANUALE PRATICO PER LA SUCCESSIONE EREDITARIA", Riccardo MAZZON 2015).

Ne consegue che la qualità di erede, per gli effetti che si determinano nella sfera del chiamato, deve necessariamente essere ricondotta alla volontà di quest'ultimo,

"non potendo scaturire da dichiarazioni di terzi" (Cass., sez. II, 21 ottobre 2011, n. 21902, GCM, 2011, 10, 1495).

Così, quanto all"accettazione espressa, a norma dell'art. 475 c.c., l'atto pubblico o la scrittura privata in cui il chiamato all'eredità assume il titolo di erede deve consistere in un atto scritto che provenga personalmente dal chiamato stesso o nella cui formazione questi abbia avuto parte; ne consegue, ad esempio, che non comporta accettazione dell'eredità la mera circostanza che l'erede abbia sottoscritto la relazione di notificazione di un atto giudiziario a lui notificato «nella qualità» di erede (così Cass., sez. II, 24 febbraio 2009 n. 4426, GCM, 2009, 2, 293).

Naturalmente, dall"accettazione va tenuta distinta la trascrizione dell"accettazione medesima: così, è stato chiarito come risulti legittimo il rifiuto del Conservatore dei RR.II. di trascrivere un'accettazione espressa di eredità, avvenuta con scrittura privata autenticata dal cancelliere del Trib., non risultando né dall'art. 475 c.c. né da altra disposizione di legge che il cancelliere sia autorizzato ad autenticare un simile atto (cfr. Trib. Verbania, 30 novembre 2005, RN, 2006, 5, 1368).

Quanto, invece, all"accettazione tacita, il legislatore tipizza, nell'art. 476 c.c., un c.d. comportamento concludente in cui coesistono due requisiti imprescindibili: uno oggettivo (2b: l'avere posto in essere un atto riservato all'erede); uno soggettivo (1b), ossia la volontà di accettare.

Per fare un esempio, il pagamento delle spese funerarie, da parte di un membro della famiglia, costituisce l'espressione di un dovere morale e familiare, da non potere, dunque, essere ricondotto "tout court" all'adempimento di un peso ereditario; si tratta, in questo caso, di un atto che

"non può costituire accettazione tacita dell'eredità per gli effetti degli art. 474, 476 c.c." (Trib. Varese, 31 ottobre 2011, www.dejure.it).

L"accettazione può intervenire anche dopo un"eventuale rinuncia dell"eredità (ma si veda, amplius, in capitolo sesto del presente lavoro) compiuta dal medesimo chiamato: e, in tal caso, la revoca della rinuncia all'eredità (di cui all'art. 525 c.c.) non costituisce, anche sotto il profilo formale, un atto o negozio giuridico autonomo, bensì l'effetto della sopravvenuta accettazione dell'eredità medesima da parte del rinunciante, il cui verificarsi, pertanto, va dedotto dal mero riscontro della validità ed operatività di tale successiva accettazione, sia essa espressa o tacita (così anche Cass., sez. II, 2 agosto 2011, n. 16913, GCM, 2011, 7-8, 1147).

In tale contesto, tengasi altresì presente di come l'art. 485 c.c. contempli un'ipotesi di accettazione "ex lege" dell'eredità, configurandosi come un'eccezione alla regola stabilita dagli art. 459 e 474 c.c., secondo la quale l'eredità si acquista con l'accettazione (espressa o tacita); tale regola, infatti, subisce, per l"appunto, l'eccezione prevista dall'art. 485 c.c., determinando, per il chiamato che è nel possesso dei beni ereditari - e che non ha ottemperato alla redazione dell'inventario nei termini: cfr., amplius, il capitolo quarto del presente lavoro),

"l'acquisto dell'eredità "ope legis" indipendentemente da ogni successiva rinuncia all'art. 519 c.c.) (Trib. Reggio Calabria, 26 settembre 2003, www.dejure.it).

In altri termini, l'onere, imposto dall'art. 485 c.c. al chiamato all'eredità che si trovi nel possesso di beni ereditari, di fare l'inventario - entro tre mesi dal giorno dell'apertura della successione o della notizia di essa - condiziona non solo la facoltà del chiamato di accettare l'eredità con beneficio di inventario, ex art. 484 dello stesso codice, ma anche quella di rinunciare all'eredità, ai sensi del successivo art. 519, in maniera efficace nei confronti dei creditori del de cuius, dovendo il chiamato, allo scadere del termine stabilito per l'inventario, essere considerato erede puro e semplice (così anche Cass., sez. III, 29 marzo 2003, n. 4845, VN, 2003, 893).



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati