Articoli, saggi, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2016-07-28

Successioni: quando e perché il comportamento del chiamato non configura accettazione tacita - Riccardo Mazzon

Esistono, naturalmente, anche azioni che (1) non travalicano il semplice mantenimento dello stato di fatto - quale esistente all'atto di apertura della successione - e la mera gestione conservativa dei beni compresi nell'asse ereditario e che (2) il chiamato all'eredità avrebbe il diritto di proporre anche in caso di non accettazione della qualità di erede.

Esistono anche azioni che (1) non travalicano il semplice mantenimento dello stato di fatto - quale esistente all'atto di apertura della successione - e la mera gestione conservativa dei beni compresi nell'asse ereditario e che (2) il chiamato all'eredità avrebbe il diritto di proporre anche in caso di non accettazione della qualità di erede (cfr., amplius, il paragrafo 1.5., capitolo primo del volume "MANUALE PRATICO PER LA SUCCESSIONE EREDITARIA", Riccardo MAZZON 2015).

Così, ad esempio, sono inidonei a configurare tacita accettazione gli atti di natura meramente fiscale, come la denuncia di successione (attenzione, però, che l'accettazione tacita può evincersi dal compimento di atti che siano al contempo fiscali e civili, come può essere la voltura catastale, rilevante non solo dal punto di vista tributario, ma anche da quello civile: all'uopo, si evidenzia come la proposizione di azioni giudiziarie intese alla rivendica o alla difesa della proprietà o ai danni per la mancata disponibilità dei beni ereditari può essere significativa di un'accettazione tacita dell'eredità, in considerazione del fatto che al semplice chiamato all'eredità è solo consentito, ex art. 460 c.c., di esperire le azioni possessorie e compiere gli atti conservativi di vigilanza e di temporanea amministrazione, mentre l'esperimento delle azioni volte al reclamo e alla tutela della proprietà sui beni ereditari e al risarcimento per la loro mancata disponibilità,

"presuppone necessariamente l'accettazione dell'eredità stessa" (Trib. Milano, sez. IV, 12 febbraio 2013, n. 1994, GDir, 2013, 20, 66; conforme: Cass., sez. II, 11 maggio 2009, n. 10796, RN, 2010, 1, 213).

In altro contesto, anche il diritto alla riscossione del rateo insoluto di pensione, da parte del figlio o del coniuge del pensionato deceduto, compete a costoro "iure proprio" e non a titolo ereditario; pertanto, la relativa richiesta non comporta accettazione tacita dell'eredità (Corte Conti sez. II 22 luglio 2011 n. 363 Riv. corte conti 2011, 5-6, 224); ulteriormente, anche la mera richiesta di trascrizione di un atto di acquisto relativo a una successione ereditaria, trattandosi di un adempimento caratterizzato da finalità conservative, è privo di rilevanza ai fini di una sua configurazione come accettazione tacita dell'eredità, in quanto inidoneo ad esprimere in modo certo l'intenzione univoca di assumere la qualità di erede (così Cass., sez. II, 3 marzo 2009, n. 5111, GDir, 2009, 15, 65).

Ancora, l'art. 471 c.c. disponendo che le eredità devolute ai minori e agli interdetti non si possono accettare se non con beneficio di inventario (cfr., amplius, il paragrafo 3.2. del capitolo primo del volume citato), esclude che il rappresentante legale dell'incapace possa accettare l'eredità in modo diverso da quello prescritto dall'art. 484 c.c., sicché l"accettazione tacita, fatta con il compimento di uno degli atti previsti dall'art. 476 c.c., non rientra nel potere del rappresentante legale e perciò

"non produce effetti giuridici nei confronti dell'incapace" (Cass., sez. II, 3 marzo 2009, n. 5111, GDir, 2009, 14, 63).



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