Legislazione e Giurisprudenza, Danno esistenziale -  Redazione P&D - 2013-08-09

SUL DANNO ESISTENZIALE - Cass. Civ. 18659/2013 - C.C.

Con recente sentenza la Corte di cassazione ha avuto modo di pronunciarsi in una situazione in cui si dubitava della possibilità di risarcire la voce relativa al "danno esistenziale" per i termini utilizzati nella proposizione della domanda  (asseritamente a tal fine mal posta), piuttosto che per le relative (e carenti) allegazioni.

A seguito di incidente stradale nel quale rimanevano coinvolti 3 autoveicoli (due dei quali pare stessero gareggiando fra di loro) anche a causa di un maldestro tentativo di sorpasso, i plurimi attori convenivano i diversi responsabili (verrà confermato un giudizio di colpa quantificato rispettivamente per 20%, 20%, 60%) al fine di ottenere il risarcimento del danno patito.

Due i decessi (uno dei gareggianti ed il conducente del veicolo sopraggiunto dall'opposta direzione) due le originarie citazioni con le quali, gli eredi e germani e la fidanzata del conducente il veicolo estraneo alla gara, chiedevano il risarcimento di tutti i danni: materiali, biologici e morali (sia iure proprio che iure hereditatis), alle quali si aggiungeva la domanda della vedova convenuta di uno dei due "gareggianti" che, anche per parte sua, dal giudizio chiedeva la condanna dei convenuti al risarcimento dei danni morali, biologici e patrimoniali subiti.

Gli eredi (germani), agivano in appello, per vedersi infine riconoscere altresì il danno esistenziale -non condividendo, fra l'altro, la tesi secondo la quale la relativa domanda sarebbe stata prospettata solamente in conclusionale-, in tale sede veniva  altresì accolta doglianza, della sempre menzionata vedova, formulata (in proprio e quale madre della minore) nei seguenti termini "dei danni tutti morali, materiali e biologici".

La Corte di cassazione veniva adita sia dagli attori (ed appellanti) principali, sia da alcune società chiamate a rispondere del sinistro.

I motivi formulati facevano perno, da parte degli attori sul mancato riconoscimento, "della domanda autonoma" per i danni patrimoniali patiti iure proprio, in conseguenza del sinistro e, da parte di una delle menzionate società, sulla liquidazione dell'asserito danno esistenziale alla vedova del "gareggiante" nonché madre di minore (che ha ritenuto altresì diabolica, l'eventuale prova negativa richiesta al danneggiante), data la domanda.

A seguito di una dichiarata inammissibilità dei motivi dedotti (che, peraltro, pare basarsi su motivazioni puramente formali), chiara appare l'affermazione della Corte: "La mancanza degli indicati elementi influisce anche per altri versi sull'ammissibilità del ricorso".

Fermo, infatti, il divieto di un diverso apprezzamento dei fatti  e delle prove in tale sede ed il principio secondo il quale l'eventuale violazione dell'art. 112 c.p.c., potrebbe dar luogo, pur senza necessità di prestabilite formule sacramentali, all'ipotesi di cui al n. 4 dell'art. 360 c.p.c. (Cass. Civ. n. 17931/13), nel caso pare non essere stata chiara la censura relativa alla richiesta di riconoscimento del diritto (iure proprio) al risarcimento del danno patrimoniale posta dall'attrice e, per quanto attiene il riconoscimento postumo del diritto al risarcimento del danno esistenziale si ricorda che, ove in concreto accertati, debbano essere presi in considerazione, ai fini del risarcibile, quelli che vengono definiti come  tutti gli aspetti la categoria generale del danno non patrimoniale (e ciò per l'ormai pacifico principio di integralità di risarcimento), evitando eventuali duplicazioni risarcitorie (con esclusione delle ipotesi in cui il danno morale abbia trovato esplicita affermazione, pur in termini di danno esistenziale), ove sussista un rapporto "qualitativamente" determinato (nella specie coniugio/filiazione e convivenza).

Il rilievo riconosciuto alla domanda così formulata, parrebbe ribadire quindi il diritto ad un autonomo risarcimento di tutto il danno morale ulteriore a quello dinamico-relazionale (salva quindi la scambievole e reciproca solidarietà tipica caratteristica del nucleo familiare) e che, in presenza di taluni rapporti, la prova possa altresì rivelarsi prevedibile.

(documento allegato in fase di elaborazione)



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