Articoli, saggi, Procedura penale -  Giovanni Sollazzo - 2013-11-29

SUL LEGITTIMO SOSPETTO NELLA RIMESSIONE DEL PROCESSO - C.C.

A distanza di qualche anno dall'entrata in vigore della l. n. 248/2002 e dalle vicende processuali che l'hanno preceduta, una sentenza della Corte di Cassazione (n. 22113 dep. 23 maggio 2013) offre lo spunto per qualche ulteriore rilievo in tema di condizioni che legittimano l'applicazione dell'istituto della rimessione del processo (artt. 45 e ss c.p.p.), in particolare, sulla condizione di grave situazione locale che, capace di turbare lo svolgimento processuale determinando motivi di legittimo sospetto, comporta lo spostamento della sede di giudizio.

In dottrina si è osservato che attraverso la rimessione si vuole salvaguardare l'imparzialità dell'organo giudicante e non l'imparzialità del singolo magistrato1.

Nonostante la difficoltà, data l'ampiezza, pare necessario un preliminare tentativo di inquadramento dell'istituto in termini generali, poichè esso coinvolge, apparentemente  travolgendolo2,  il  principio di giudice naturale precostituito per legge (25 Cost.).

Con l'ausilio di qualche pronuncia della corte Costituzionale, -che pare conservare ancora qualche attualità nonostante la norma sia stata da allora più volte modificata- è possibile constatare che (s. n. 139/71), la nozione di giudice naturale, istituito in base a criteri generali fissati in anticipo e non in vista di determinate controversie, non sia cristallizzata nella mera determinazione legislativa di una competenza generale, ma si componga altresì di tutte quelle disposizioni di possibile deroga, basate su criteri "che razionalmente valutano i disparati interessi posti in gioco".

In Corte Cost. n. 88/62, ove fra l'altro può leggersi, fra le difese allora svolte dall'avvocato dello Stato, della derivazione dell'art. 25 cost. dalla forza di tradizione di precedenti costituzioni, la Corte, distinte le diverse finalità dell'art. 102 rispetto a quelle del 25 cost., in riferimento a quest'ultimo (anche se allora si trattava di decidere della legittimità della possibilità per il procuratore della repubblica di rimettere insindacabilmente il procedimento innanzi al pretore, piuttosto che al Tribunale), precisa poi, che il principio della precostituzione del giudice si risolve in una garanzia dello stato di diritto, con una sua propria tradizionale espressione che, determinata non equivocamente, non consente ingresso a sia pur minori deviazioni.

In relazione al giudice naturale, si è infine osservato che si possa escludere un contrasto con tal principio, quando vi sia un accertamento obiettivo di fatti già ipotizzati dalla legge, al fine di assicurare continuità ed efficienza della funzione giurisdizionale (439/98).

Ciò premesso, pare opportuno ricordare che, originariamente, conformemente a quanto disposto dall'art. 25 Cost. ed in ossequio a quanto ribadito dall'art. 111 co 2. cost., la norma codicistica considerava in maniera tassativa le ipotesi di pregiudizio che potevano derivare dal riferimento della turbativa alle persone partecipanti al processo, piuttosto che alla sicurezza o all'ordine pubblico mentre, l'attuale formulazione della norma, contempla il c.d. legittimo sospetto, solamente dal 2002 3 4.

Con espressione comunemente accettata pare dunque potersi affermare che lo spostamento del processo ad altra sede possa avvenire altresì quando sussista un ragionevole dubbio, determinato dalla gravità della situazione locale, che il giudice possa non essere, comunque, imparziale o sereno.

Per quanto concerne la pronuncia recentemente depositata, pare si sia ipotizzato, che la determinazione del ragionevole dubbio di simili effetti (l'essere in ogni caso imparziale e sereno), potesse sorgere in un medesimo contesto, quello giudiziario, allorchè ci si avvedesse che il medesimo soggetto imputato, si trovava al centro di molteplici  vicende e considerando il paventato fenomeno come "esterno alla dialettica processuale".

La tesi, non pare condivisa dalla Corte la quale ritiene che gli elementi condizionanti l'intero organo debbano rivelarsi esterni al processo e, in prospettiva marcatamente sostanziale, che il connotato di gravità caratterizzante la situazione (necessariamente locale) debba risolversi in un fatto eccezionale, anomalo e proveniente da contesti esterni.

Non pare sufficiente, in particolare, un dubbio di parzialità a concretare l'effetto richiesto dalla norma invocata.

L'abito indossato dalla Corte, in tale contesto, e nonostante le difficoltà cui pone di fronte un istituto così complessamente congegnato, non pare quindi scalfito, conservando intatte le prerogative decisorie che un tal ruolo richiede.

1Così F. Della Casa e G. P. Voena, in Compendio di procedura penale, Cedam, p. 52.

2Se consentita tale efficace, se pur impropria terminologia.

3Dai lavori parlamentari si apprende poi che, secondo autorevole dottrina, il legittimo sospetto, oltre ad avere radici lontane, si giustificherebbe con l'ombra del sospetto gravitante sul giudicante.

4Art. 45 co. 1 c.p.p.: In ogni stato e grado del processo di merito, quando gravi situazioni locali, tali da turbare lo svolgimento del processo e non altrimenti eliminabili, pregiudicano la libera determinazione delle persone che partecipano al processo ovvero la sicurezza e l'incolumità pubblica, o determinano motivi di legittimo sospetto, la Corte di Cassazione, su richiesta motivata del procuratore generale presso la corte di appello o del p.m. presso il giudice che procede o dell'imputato, rimette il processo ad altro giudice, designato a norma dell'art. 11.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati