Articoli, saggi, Procedura penale -  Giovanni Sollazzo - 2013-12-25

SUL SEQUESTRO PROBATORIO- C.C.

Istituto dalle lontane radici che si concreta con l'imposizione di un vincolo di indisponibilità della cosa, il sequestro probatorio, quale peculiare mezzo di acquisizione della prova, si distingue dalle diverse figure del sequestro preventivo e del sequestro conservativo, di natura cautelare ed altrove disciplinate (libro IV c.p.p.)1.

Collocato fra i mezzi di ricerca della prova, l'art. 253 c.p.p., dispone che l'autorità giudiziaria provveda mediante decreto motivato al sequestro del corpo del  reato e delle cose pertinenti al reato, necessarie per l'accertamento dei fatti.

Quello che viene comunemente definito sequestro probatorio si caratterizza per l'essere destinato ad operare, quale assicurazione di elementi probatori utili al giudizio ed aventi ad oggetto  il  corpo del reato, le cose sulle quali o mediante le quali il reato è stato commesso23.

Come si è già avuto modo di osservare, si tratta dell'esercizio di una tipica coercizione reale, spesso ancor prima che sia formulata una vera e propria imputazione.

Anche a seguito di una ipotetica perquisizione, in presenza di elementi che possano rientrare nella anzidetta definizione, l'autorità giudiziaria, pur non specificamente delegata, pare autorizzata a porre il vincolo sui beni individuati. L'intervento necessita di convalida ai sensi dall'art. 352 u.c. c.p.p. quando gli ufficiali di p.g. siano intervenuti in flagranza di reato, altrimenti, il relativo decreto, se ne ricorrono i presupposti, verrà emanato ai sensi dell'art. 355 c.p.p. . Diversamente, pare doversi disporre la restituzione delle cose sequestrate4.

Il sequestro può altresì essere disposto, oltre che dall'autorità indagante, anche dal giudice e a richiesta di parte (anche a seguito di richiesta effettuata ai sensi dell'art. 368 c.p.p.5) .

La posizione di manifesta incompatibilità con altro interesse del soggetto passivo del rapporto, per il quale la strumentalità del sequestro potrebbe comportare una sacrificio sproporzionato dei diritti personali, pare evidenziare la necessità di un contemperamento delle diverse esigenze6.

L'incidenza dell'azione su un diritto, piuttosto che su una semplice situazione giuridica soggettiva tutelata dalla legge comporta dunque la necessità, ai fini dell'apposizione del vincolo a scopo probatorio, della sussistenza del c.d. fumus commissi delicti.

In tema, è intervenuta recentemente una sentenza della Corte di cassazione7 chiamata a decidere della legittimità di un sequestro probatorio di scritture contabili effettuato in azienda, in relazione ad un reato di appropriazione indebita delle medesime.

Da tale pronuncia pare potersi dedurre che, fra i presupposti legittimanti la misura giudiziaria  debba rinvenirsi un'astratta configurabilità del reato ipotizzato -con  accertamento della sussistenza del  fumus- sotto il profilo dell'idoneità del fatto …ad essere ricondotto sotto la previsione di una norma incriminatrice8.

Notizia di reato e nesso di pertinenza dell'oggetto (con il reato) possono dunque rivelarsi elementi sufficienti a giustificare l'ingerenza nella sfera privata, pur rimanendo sindacabili in sede di riesame9, anche nel merito.

L'interesse sotteso all'impugnazione per la rimozione di tale vincolo, parrebbe dunque voler contrastare quella che viene considerata la violazione legale di un diritto, giustificata dalla finalità e  preordinata ad uno scopo10.

Con esclusivo riguardo ad un eventuale interesse alla rimozione del provvedimento lesivo, qualche osservazione conclusiva pare infine potersi trarre, in tema di beni situati all'estero e resi indisponibili  dal provvedimento richiesto da Cass. Pen. s.u. 16 aprile 2003, ove, fra l'altro si specifica che "l"indisponibilità sul territorio italiano del bene di cui sia richiesto il sequestro all"estero dipende pur sempre da un provvedimento dell"autorità giudiziaria italiana, che, ove non adottato separatamente, deve ritenersi implicito nella richiesta di assistenza giudiziaria internazionale".

1Così, Grevi, in Compendio di procedura penale, Padova, 2010, 362 ss.

2Costituiscono corpo del reato, ai sensi della norma, anche le cose che ne costituiscono il prodotto, il profitto, ovvero il prezzo, dove per quest'ultimo e per  profitto si è intesa una sostituzione dell'oggetto del reato con altre entità di valore economico mentre, per prodotto si è ipotizzato che esso inerisca alle cose stesse, risultato della condotta incriminata. Enciclopedia del diritto, Milano, 1962.

In dottrina, d'altra parte, si è considerato che potesse giungere a considerarsi corpo del reato anche quanto contemplato dall'art. 240 c.p. .

3Non necessita di ricostruzioni storiche, parlando di sé, diversamente dalle prove indirette, Enc. Cit. .

4Corte Cost. n. 151/93 ha avuto modo di chiarire che, nonostante la mancata espressa previsione, la mancata convalida nei termini da parte del p.m., comporti l'inefficacia del sequestro.

5Il che, secondo alcuni autori, potrebbe darebbe vita ad una sorta di "contradittorio imperfetto".

6In questo senso pare esprimersi De Marsico, in Diritto processuale penale, Napoli, 1938, p. 169 che in riferimento alla fase dell'istruzione in ambito penale sottolinea  l'importanza di sottrarre ai danni del giudizio i soggetti per i quali durante le prime indagini, non risultino attinti da indizi di reità.

7Cass. Pen. Sez. I n. 13423/12.

8(…) non essendo consentito un sequestro a fini meramente esplorativi.

9Contro il decreto di sequestro, l'imputato e la persona cui le cose sono state sequestrate, oltre a quella che avrebbe diritto alla loro restituzione possono proporre impugnazione, ai sensi dell'art. 324 c.p.p. . Si aggiunge inoltre che, la richiesta di riesame non sospende l'esecuzione del  provvedimento.

10Pare d'altra parte contestato che l'interesse debba in ogni caso ritenersi persistente sino alla rimozione di tutti gli effetti di tale vincolo.



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