Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità della p.a. -  Santuari Alceste - 2014-04-08

SULLA GIURISDIZIONE IN MATERIA DI SOCIETA PARTECIPATE – Cass. 5491/14 – Alceste SANTUARI

La Suprema Corte torna con la sentenza 10 marzo 2014, n. 5491, su un tema che più volte abbiamo commentato su questo sito, ossia quando deve essere adito il giudice ordinario ovvero quello contabile quando trattasi di società partecipate dagli enti locali. Ancorché la Corte di Cassazione riconosca il carattere frammentario e frammentato, controverso e spesso contraddittorio delle public utilities, essa ritiene di non doversi discostare dall'indirizzo giurisprudenziale in precedenza formulato dalle Sezioni unite. In altri termini, i giudici sostengono che attesa l'alterità giuridica e patrimoniale tra la società di capitali (anche) a totale partecipazione pubblica e il socio pubblico, deve escludersi la natura erariale del danno cagionato dagli amministratori della società di capitali al patrimonio societario, con la conseguente carenza di giurisdizione della Corte dei conti in siffatta materia.

Quando al principio è legittimo derogare? Soltanto nel caso delle società in house, le quali, configurandosi alla stregua di articolazioni organizzative della pubblica amministrazione, ne seguono la sorte giuridica anche per quanto riguarda l'assoggettamento alla giurisdizione della magistratura contabile, là dove sia stato cagionato un danno al patrimonio sociale per effetto di una condotta illecita posta in essere dai relativi amministratori o dipendenti.

La sentenza in parola muove dal fatto che la Corte dei Conti aveva, sia in primo grado sia in appello, riconosciuto la responsabilità del direttore generale di una società in mano pubblica, per aver egli autorizzato l'indebita trasformazione di alcuni contratti di lavoro a tempo determinato in rapporti a tempo indeterminato, con l'aggravio di notevoli spese per la società, e aver così provocato un danno erariale in capo alla stessa.

In quell"occasione, i magistrati contabili avevano affermato la propria competenza sostenendo che il danno "assume valenza collettiva laddove determinato da un soggetto, solo formalmente privato, la cui discrezionalità nell'agire si manifesta limitata dalla sua "missione istituzionale", di guisa che sussiste in materia la giurisdizione del giudice contabile".

Per contro, la Corte di Cassazione, riesaminando il procedimento alla luce di una analitica e attenta valutazione delle disposizioni statutarie della società partecipata, giunge a formulare una conclusione diametralmente opposta a quella sostenuta dalla Corte dei Conti. Invero, la Suprema Corte, richiamando la sentenza delle SS.UU. (Cassazione sez. unite, sentenza 26806/2009), ribadisce il principio secondo cui "spetta al giudice ordinario la giurisdizione in ordine all'azione di risarcimento dei danni subiti da una società a partecipazione pubblica per effetto di condotte illecite degli amministratori o dei dipendenti, non essendo configurabile, avuto riguardo all'autonoma personalità giuridica della società, né un rapporto di servizio tra l'agente e l'ente pubblico titolare della partecipazione, né un danno direttamente arrecato allo Stato o ad altro ente pubblico, idonei a radicare la giurisdizione della Corte dei Conti".

Come affermato sopra, il principio testé richiamato soffre di una sola eccezione: l"in house providing, che ricordiamo, soprattutto alla luce dei principi comunitari, deve essere caratterizzato dai seguenti elementi "inconfondibili":

1) l'affidataria deve essere una società a capitale totalmente pubblico;

2) l'Ente pubblico controllante deve esercitare una funzione di controllo pari a quella che esso esercita sui propri uffici ("controllo analogo");

3) la società deve realizzare la parte più importante delle propria attività con l'Ente controllante.

La Cassazione ribadisce che i tratti indispensabili sopra descritti debbono poter essere reperti in precise disposizioni (inderogabili) dello statuto sociale.

Solo dopo aver ricostruito la fattispecie giuridico-organizzativa, la Corte di Cassazione ha confermato la giurisdizione della Corte dei Conti sulla relativa azione di responsabilità, atteso che non era possibile identificare "rapporto di alterità tra l'Ente pubblico e la società in house che ad esso fa capo".

Il danno erariale è dunque confermato in capo a quelle società (rectius: in house) che costituiscono una forma di delegazione interorganica degli enti locali, nelle quali non è dato dunque rintracciare un vero e proprio soggetto terzo rispetto agli enti locali promananti.



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