Legislazione e Giurisprudenza, Procedura penale -  Redazione P&D - 2013-07-19

SULL'UTILIZZO DI IMMAGINI COLTE ALLA POSTA E QUALIFICHE DI SERVIZIO - Cass. Pen. 12 luglio 2013, n. 30177 -

Con sentenza depositata in data 12 luglio 2013 la Corte di cassazione si occupa nuovamente di possibile utilizzazione del materiale derivante da captazioni di immagini in luogo di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni, al fine di risolvere una questione relativa all'imputabilià, in capo ai soggetti coinvolti, di vari fatti qualificabili come truffa aggravata (ed in un caso di peculato).

In particolare, si tratta di immagini raccolte in un ufficio postale e relative all'utilizzo di un'apparecchiatura per la registrazione degli ingressi dei dipendenti, da parte degli stessi, nel rispetto delle norme in materia giuslavoristica (art. 4  l. n. 300/70) e quelle deputate alla tutela della privacy (art. 114 d.lgs 196/2003). La possibile attribuzione della qualità di incaricato di pubblico servizio e delle aggravanti contestate (nel caso afferenti all'art. 61 c.p.), infine, ripete la possibilità di addebito dei fatti, attraverso l'instaurazione di un valido giudizio (il procedimento, aveva preso avvio da una denuncia di un collega dei soggetti imputati, non qualificabile come persona offesa, ai fini di una corretta applicazione della norma che disciplina la punibilità nel reato di truffa).

Prese dunque le mosse da consolidata giurisprudenza atta a tracciare una distinzione tra garanzie volte a tutelare l'inviolabilità del domicilio (rilevanti per il caso di specie appaiono, oltre che la citata Corte Cost. 135/02, fra le altre, C. Cost. 34/73, 149/08 e 320/09) piuttosto che la libertà delle comunicazioni e della corrispondenza, nel caso, si giunge a negare una dicotomia in senso stretto tra luoghi aperti al pubblico e luoghi deputati alla privata dimora (si prende in considerazione altresì una possibile differenziazione tra luoghi di lavoro individuali sebbene  strutturati in ambiente c.d. open space, per escluderla, nelle ipotesi in cui, come nel caso che interessa, non si tratti di luogo deputato ad attività che si vogliono mantenere riservate) e la questione viene risolta sulla base della configurabilità dell'attività svolta dalla p.g. quale normale attività di indagine, non necessitante di autorizzazione e dei suoi risultati quali prove atipiche.

Peculiare risulta, inoltre -come peraltro rilevato- l'attribuzione nel caso di specie della qualifica di incaricato di pubblico servizio a soggetti che, rispettivamente, svolgono (impiegati d'ufficio) incarichi di mera garanzia di regolarità della funzione da parte degli addetti -ci si riferisce alla natura dell'attività svolta ed ai doveri cui sono richiamati i diversi membri appartenenti alla struttura verticistica, la cui specifica attività risulta strettamente inerente all'attività di pubblico servizio dell'ente interessato- ovvero (tecnico informatico) autonoma attività, non solo meramente materiale. Un ruolo -nell'ipotesi centrale e strategico-, al fine di garantire la continuità dei servizi nelle singole filiali.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati