Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Bernicchi Francesco Maria - 2016-02-16

SUSSISTE APPR. INDEBITA ANCHE SE SOGGETTO AGENTE E'CREDITORE DELLA VITTIMA- Cass.6035/16 - F.M.BERNICCHI

Diritto penale

Reato di appropriazione indebita

La Cassazione chiarisce che è palese la responsabilità penale per appropriazione indebita anche se il soggetto agente si trova in credito nei confronti della vittima.

Si prende in esame una recentissima sentenza della Corte di Cassazione (sez. II Penale, sentenza 27 gennaio – 12 febbraio 2016, n. 6035) relativa al tema dell"appropriazione indebita commessa da soggetto ai danni di un proprio debitore.

Il fatto, in breve: la Corte di Appello di Lecce, nell"Aprile 2015, dopo aver riqualificato il reato di furto aggravato ascritto a D.M., come appropriazione indebita aggravata dall'art. 61 n° 11 cod. pen., rideterminava la pena in mesi sei di reclusione ed € 210,00 di multa.
Veniva proposto ricorso per Cassazione contro la suddetta sentenza, deducendo vari motivi, tra cui quello che maggiormente ci interessa, il seguente:

Violazione dell'art. 646 cod. pen. per non avere la Corte assolto l'imputata sotto il profilo della mancanza dell'ingiusto profitto, in quanto la medesima, appropriandosi di denaro di proprietà della società presso la quale svolgeva le mansioni di cassiera, aveva inteso solo appropriarsi di somme che la proprietaria le doveva per omessi pagamenti degli stipendi;

La Corte, sul punto, è chiara: la doglianza è manifestamente infondata sia in

punto di fatto, perché la Corte territoriale ha affermato che «l'omesso pagamento delle retribuzioni da parte del datore di lavoro» è solo affermata dall'imputata «in assenza di riscontri convincenti ed in presenza di elementi contrari [...]»;

che in punto di diritto, perché l'ordinamento giuridico non prevede (al di fuori dell'esercizio arbitrario delle proprie ragioni: nella fattispecie non configurabile sotto il profilo dell'elemento materiale del reato) l'appropriazione, all'insaputa e contro la volontà del datore, di denaro di costui, per soddisfare una propria asserita pretesa (peraltro, nel caso di specie, anche rimasta priva di riscontri).

Non sussiste e non è invocabile alcuna causa di giustificazione, né tantomeno alcuna causa di non punibilità: il reato di appropriazione indebita è perfettamente integrato.

P.Q.M.

DICHIARA
inammissibile il ricorso e

CONDANNA
la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di € 1.000,00 in favore della Cassa delle Ammende, nonché alla rifusione delle spese sostenute, in questo grado, dalla parte civile Balilla Gianluca che liquida in € 3.500,00 oltre accessori di legge.



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