Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Bernicchi Francesco Maria - 2014-03-20

SUSSISTE DIFFAMAZIONE SE IL DESTINATARIO E' DETERMINATO, MA NON E' NOMINATO - Cass. Pen. 12428/14 - F.M. BERNICCHI

Si prende in esame una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 12428 depositata in data 17 Marzo 2014 dalla V sezione Penale) in tema di diffamazione ed elementi essenziali del reato.

Il fatto, in breve: con sentenza del Febbraio 2012, la corte di appello di Ancona, riformando la precedente sentenza del Maggio 09 del tribunale di Macerata,  assolveva F.F. dal reato di diffamazione, che gli era stato contestato per avere, "quale dirigente dell'Istituto X di YY, offeso la reputazione tra gli altri, di M.M. e N.S., inviando ai genitori degli alunni delle classi quinte elementari del suddetto istituto una missiva, datata 24.1.02, contenente le seguenti espressioni "agire subdolamente allo scopo di denigrare l'istituzione....persone pedagogicamente incompetenti" nonché attribuendo, con tecnica retorica ai destinatari, che avevano deciso di iscrivere in altro istituto i propri figli per la scuola media, la mancanza di oculatezza ed intelligenza (Genitori oculati ed intelligenti scelgono la scuola migliore del territorio)."
Per la corte territoriale di seconde cure, la missiva - di risposta a precedenti affermazioni - era priva di contenuto offensivo, in quanto le espressioni erano contenute in una prudente cautela e quindi nella correttezza, anche perché indirizzate in modo generico e collettivo a destinatari (i genitori degli alunni delle quinte elementari), di cui erano state omesse oculatamente le generalità, anche se identificabili.

Di qui la non configurabilità dell'elemento psicologico della diffamazione e l'assoluzione perché il fatto non costituisce reato.

Il difensore della parte civile M.M. presentava ricorso asserendo che il contenuto della missiva era, invece, pacificamente offensivo sotto il profilo del reato di ingiuria e di diffamazione; infatti, "pur in assenza dell'esplicita indicazione del nome del querelante, risulta che le parole offensive riguardano la sua reputazione, essendo facilmente individuabile la sua persona nel ristretto numero dei genitori che avevano preso la decisione di iscrivere il proprio figlio in altra scuola, decisione che avevano esposto nel corso della riunione tenutasi in parrocchia il 17.1.02".

Per i giudici della Corte di Cassazione il ricorso merita accoglimento
Non può avere alcun rilievo favorevole al F., la circostanza  - rilevata dalla sentenza impugnata - del mancato riferimento alle precise generalità delle persone, che sono state indicate come "incompetenti nelle opzioni educative della prole e prive di oculatezza e di intelligenza nella scelta dell'istituto scolastico".

Per la sussistenza del delitto di ogni forma di diffamazione, infatti, la persona cui sia diretta l'offesa deve essere determinata, mentre non è necessario che sia indicata nominativamente, essendo sufficiente che sia indicata in modo tale da poter essere agevolmente e con certezza individuata. La diffamazione, infatti, postula la propalazione o la diffusione di notizie lesive della reputazione di un soggetto determinato o almeno sicuramente e inequivocabilmente identificabile.

E' condivisibile inoltre l'argomentazione del ricorrente, secondo cui è del tutto assente nella motivazione della sentenza impugnata l'indicazione di una condotta rilevante ai fini del riconoscimento dell'esimente ex art. 599 cpv c.p., cioè di un qualsiasi comportamento del M. che, "ictu oculi", non possa, neppure astrattamente, trovare giustificazione in alcuna disposizione normativa ovvero nelle regole comunemente accettate della civile convivenza (sez. 5 n. 13.570 del 13.3.08, n. 239830). Non è sicuramente qualificabile come lesivo di norma giuridica o di regola comunemente accettata dalla civile convivenza, la manifestazione del dissenso di un cittadino nei confronti del livello organizzativo e culturale di un istituto scolastico nonché la manifestazione della sua volontà di scegliere un altro istituto, per l'educazione e per lo sviluppo del sapere del proprio figlio.
A fronte della errata esclusione del contenuto diffamatorio della missiva per "genericità" dei destinatari delle espressioni offensive e dell'errato riconoscimento dell'esimente ex art. 599 cpv c.p., la sentenza va annullata limitatamente agli effetti civili , con rinvio al giudice civile competente per valore in grado di appello.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata agli effetti civili con rinvio al giudice civile competente per materia in grado di appello.



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