Articoli, saggi, Danno esistenziale -  Redazione P&D - 2015-10-11

TABELLE DEL DANNO: ONNICOMPRENSIVITA' O INTEGRALE RISARCIMENTO? - Natalino SAPONE

-       Tabelle del danno non patrimoniale

-       Sono onnicomprensive?

-       La risposta riflette la visione del rapporto tra diritto e realtà

Dopo la pronuncia (12408 del 2011) con cui la S.C. ha affermato la vocazione nazionale delle tabelle di Milano, ci si poteva attendere che le tabelle – anche quelle non normative – sarebbero diventate lo strumento normalmente esclusivo dell"operatore in caso di presenza del danno non patrimoniale a base biologica; ci si poteva attendere che le tabelle avrebbero fissato i confini invalicabili nella quantificazione del danno, vere e proprie colonne d"Ercole.

Ed invece si registra la presenza – e forse il consolidamento – di un orientamento che concepisce le tabelle solo come punto d"appoggio, quale parametro di riferimento iniziale, importante ma non esclusivo nella determinazione del danno non patrimoniale.

Le tabelle contano ma non sono l"unica cosa che conta. L"operatore deve porre attenzione a tutte le circostanze del caso concreto e verificare se sono risarciti tutti gli aspetti, compresi il danno morale e il danno esistenziale.

In questa prospettiva le altre voci (danno morale e danno esistenziale) non sono trattate come danni-satellite, destinati ad essere attratti nell"orbita del danno biologico e quindi sottoposti ai limiti di quantificazione del danno biologico e delle tabelle; ma sono suscettibili di essere valutate come poste distinte rispetto al danno biologico e, come tali, non sottoposte ai limiti tabellari.

Questo orientamento marca dunque una distinzione concettuale tra le tre voci. sono le voci/categorie ad avere l"ultima parola; queste – ecco la naturale conseguenza – possono prevalere sulle tabelle. Le circostanze del caso concreto contano più della predeterminazione tabellare. Sono loro l"antidoto contro – quella che la S.C. definisce – la tariffazione della persona.

L"uguaglianza sostanziale – ossia il trattare in modo diverso i danni diversi – non può essere sacrificata sull"altare della certezza; ecco l"insegnamento di questa e di altre pronunce di analogo tenore. Per sintetizzare questo insegnamento, si può ricorrere ad una formula nota in altri contesti: unità senza confusione, distinzione senza separazione. C"è un solo danno non patrimoniale, ma questo danno presenta più aspetti, che vanno tutti tenuti in considerazione.

Secondo un altro orientamento invece tutto è precontenuto nelle tabelle, tutto il danno è biologico e gli altri aspetti possono essere solo fattori di personalizzazione del danno medesimo, da risarcire solo entro i limiti fissati dalle tabelle.

È presto per dire se prevarrà questo orientamento o quello che predica l"onnicomprensività delle tabelle.

Comunque questa divergenza riflette una diversa concezione del rapporto tra diritto e realtà. L"orientamento che nega l"onnicomprensività delle tabelle ritiene che la realtà rappresenti un vincolo per il diritto, nel senso che il diritto deve rispettare – qualcuno direbbe – la natura della cosa da regolamentare. Le leggi, diceva Montesquieu, sono i rapporti necessari derivanti dalla natura delle cose (dérivent de la nature des choses). Significativa è l"espressione di Cass. 11851/15, che fa riferimento alla "semplice realtà naturalistica" da cui si evince la vera essenza del danno alla persona: "la sofferenza interiore, le dinamiche relazionali di una vita che cambia".

L"opposto orientamento – quello che sostiene l"onnicomprensività delle tabelle del danno biologico – sottende un"idea meramente convenzionale del diritto. Il diritto è una creazione artificiale contro cui la realtà non può opporre resistenza. Si pensi alle varie finzioni create dal legislatore o dall"interprete o a ciò che avviene con istituti aventi efficacia preclusiva, nel senso che precludono accertamenti ulteriori della realtà. In fondo cosa sono le tabelle – se concepite come onnicomprensive – se non dispositivi con efficacia preclusiva, nel senso che bloccano l"indagine, impedendo approfondimenti ulteriori?

Dunque il dibattito sull"onnicomprensività o meno delle tabelle riflette queste due diverse visioni del diritto, queste due diverse idee circa il livello di finzione che il diritto può (o, meglio, che i consociati possono) sopportare. Esprime due diverse idee sulla certezza del diritto – che è il valore per perseguire il quale si sacrifica l"accertamento completo della realtà.

Secondo una prospettiva, la certezza può essere astratta, nel senso che può fare astrazione dalla realtà concreta. È questa l"idea seguendo la quale si può giustificare l"onnicomprensività delle tabelle. In questa visione, se si vuole raggiungere la certezza, occorre rinunciare a qualcosa, occorre rinunciare a portare l"indagine fino in fondo.

Se è vero che negli esseri umani "vi è, sincronicamente, qualcosa di comune e qualcosa di differente" (Cotta, Il diritto come sistema di valori, 64), in questa prospettiva deve prevalere il comune sul differente. Il differente deve essere circoscritto entro rigidi limiti tracciati in anticipo.

E c"è poi un"idea di certezza concreta, ossia che non fa astrazione dalla realtà sottostante. E questa è l"idea che prende più sul serio il principio di integralità del risarcimento. Perché alla fine è questo il grande nodo: il principio di onnicomprensività tabellare è difficilmente conciliabile con il principio di integrale risarcimento. In questa concezione – della non onnicomprensività delle tabelle – si compie il tentativo di tenere insieme il comune e il differente.

A mio avviso il diritto presenta un"imprescindibile dimensione convenzionale, sottoposta al limite della ragionevolezza. Qui il pensiero va a Wittgenstein, secondo cui la "ragionevolezza" connota una misura convenzionalmente stabilita al fine di fondare una certezza altrimenti irraggiungibile. Le tabelle danno appunto questa misura convenzionalmente stabilita, indispensabile per evitare che la decisione sia ad esito imprevedibile. Le tabelle milanesi hanno superato il test di ragionevolezza, come ormai acquisito in giurisprudenza.

Ma il diritto deve avere anche la capacità di avvertire le linee di resistenza provenienti dalla realtà e deve avere l"umiltà di tener conto di esse.

In particolare, ragionando sulle Tabelle milanesi, esse ci danno la misura convenzionale del punto biologico; ma danno anche le proporzioni del possibile aumento di tale punto in ragione della sofferenza soggettiva, dei risvolti relazionali e della possibile personalizzazione. Ebbene, a mio avviso, il punto biologico non è suscettibile di essere modificato (salvo casi realmente eccezionali). È questa la base convenzionale – proprio per questo rigida – che garantisce l"uniformità pecuniaria di base. Ma dopo, quando si va a verificare la sofferenza soggettiva e i risvolti relazionali, le proporzioni fissate dalle tabelle non possono costituire un limite invalicabile per l"operatore. Costituiscono un riferimento imprescindibile ma non insuperabile. Così se la tabella prevede un aumento fino al 30%, se l"operatore accerta un maggior danno del 60%, dovrà liquidare un importo pari al doppio di quello previsto in tabella.

È chiaro poi che occorre sapere che cosa è risarcibile, ossia in che cosa consiste il valore-uomo. Occorre in primo luogo decidere se la sofferenza interiore (danno morale) è cosa diversa e ulteriore rispetto all"aspetto dinamico-relazionale del danno biologico e rispetto all"oggettiva alterazione della vita quotidiana (danno esistenziale). Occorre stabilire che valore dare a tali componenti, se ritenute sussistenti. Insomma occorre una riflessione sull"essenza del danno alla persona. Riflessione che nessuna tabella potrà  mai sostituire.

Dunque per determinare il danno alla persona sono necessarie tre cose: a) una misura convenzionale utilizzabile come punto di partenza e di riferimento (questo è dato dalla tabella); b) un"attenta osservazione di tutte le circostanze del caso concreto; c) un"adeguata riflessione sul valore-uomo.

Solo la loro combinazione consentirà di armonizzare il comune e il differente, la certezza e la giustizia.



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