Articoli, saggi, Opinioni, ricerche -  Unnia Federico - 2014-09-18

TALK SHOW: SEGUITE FLORIS MA ATTENZIONE A VESPA - Federico UNNIA

TALK SHOW: SEGUITE FLORIS MA ATTENZIONE A VESPA

di Federico Unnia

Quali talk show avranno più successo? "È una domanda particolarmente difficile in questa stagione. Penso che i talk più tradizionali, come Porta a Porta, terranno, rimarranno dei punti di riferimento per un pubblico della telepolitica che è in calo ma non in estinzione. L"avventura di Floris sarà molto interessante da seguire: personalmente penso che il suo pubblico lo seguirà. Il fatto che la striscia quotidiana che è già partita non abbia ottenuto risultati esaltanti non significa molto: è un formato molto difficile da gestire, ci riusciva benissimo Enzo Biagi, ma era Enzo Biagi. Una volta che Floris tornerà nella piazza che gli è più congeniale potrà, secondo me, ritrovare il suo carisma e il suo pubblico. Se così non sarà, dovrà mettersi a studiare la "strategia Santoro", e capire come fare a diventare un brand al punto da calamitare il suo pubblico in Rai, in Mediaset, su La7 e perfino, anche se in misura minore, sui canali tematici".

Chi parla, Christrian Ruggiero, Ricercatore in Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi presso l"Università La Sapienza di Roma si occupa di comunicazione politica e sociologia del giornalismo. Ha appena pubblicato un interessante studio sul futuro del talk show in Italia. Tema quanto mai d"attualità.

"Il talk rimane l"unico luogo in cui il politico può davvero mettere in scena una performance davanti a un pubblico di massa. Se mando un tweet importante, si solleva un dibattito che necessariamente rimbalza sugli altri media, sui giornali, in radio, in TV. Ma l"interpretazione delle mie parole sta agli altri. Posso ribattere, posso essere chiamato a spiegare, ma intanto ho lanciato un sasso in uno stagno e non posso controllare le onde che ho generato. L"interazione faccia a faccia con un giornalista che, almeno in teoria, rappresenta l"interesse pubblico, mi incalza, in qualche modo gioca con me, e con un pubblico in studio e in collegamento che è il simulacro di tutto un Paese che guarda, annuisce, applaude, mugugna, fischia, è insostituibile" spiega Ruggiero.

D. Lei parla della concorrenza della politica digitale: ci sarà un affermarsi dell'agone virtuale o rimarremo comunque legati al salotto?

R. Le due piattaforme si parleranno. Magari non si capiranno mai fino in fondo, ma saranno costrette a parlarsi e a interagire. Ora i talk utilizzano Twitter come un tempo si usavano le telefonate da casa. I tweet come le telefonate sono filtrati, è ovvio, e questo rappresenta la nemesi per una piattaforma che gioca sul flusso ininterrotto di brevi messaggi di testo, ma anche se la "vecchia signora" TV si rifiuta di lavorare nelle logiche della rete, i cercatori di informazione, che purtroppo non sono moltissimi, e che certamente sono giovani, si stanno adattando, semplicemente procurandosi un doppio schermo per avere una visione più completa del processo informativo.

D. La fortuna del talk show politici è direttamente proporzionale alla qualità dell'offerta politica di un paese?

R. Non necessariamente. Il talk show è spettacolo, e questo significa che una proposta politica concreta e intelligente, se proposta da personaggi poco "pop", può perdere drammaticamente appeal, e viceversa una proposta politica effimera, in bocca a un "mago della comunicazione", può essere vincente. Attenzione, questo non significa che la politica in televisione è solo maquillage, ma solo che, nella società della iper-comunicazione tutte le istituzioni devono fare i conti con una comunicazione debordante, una vera e propria onda sulla quale mantenere l"equilibrio come un surfista, o almeno cadere bene.

D. Ha ragione Grillo nel non andare oppure Renzi nel non farsi scappare un'occasione?

R. Sono strategie opposte e complementari. Uno dei motivi per cui Renzi è vincente è la sua capacità di gestire la comunicazione a tutto tondo, sui media mainstream come la televisione e sui social. Grillo gioca a combattere il mainstream, ma allo stesso tempo lo corteggia: il leader del MoVimento 5 Stelle non è andato in televisione solo durante la campagna per le Europee, da Mentana e poi da Vespa. C"è andato anche durante le elezioni politiche, quando i talk show avevano il dovere e il piacere di mandare in onda spezzoni dei suoi interventi sul palco e farli commentare da politici e giornalisti. Non c"è una strategia vincente per principio, e bisogna guardarsi bene dal decretare con troppa fretta la vittoria dell"una o dell"altra strategia in base all"ultimo risultato elettorale.



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