Legislazione e Giurisprudenza, Separazione, divorzio -  Campagnoli Maria Cristina  - 2013-08-18

TENORE DI VITA ANTERIORE LA CRISI FAMILIARE E MANTENIMENTO DELLA PROLE - CASS. 17/5/2013 n. 12076 - Maria Cristina CAMPAGNOLI

Il fatto – Con rituale sentenza, il Tribunale di Parma dichiarava la separazione personale di due coniugi, respingendo le reciproche istanze di addebito, affidando la figlia minore ad entrambi i genitori con domicilio presso la madre, nonché disponendo, a carico del padre, la corresponsione di un contributo per il mantenimento tanto in favore della piccola, quanto a beneficio della consorte. Nulla, invece, veniva stabilito con riferimento alla casa coniugale, salvo prevedere il versamento di una somma – sempre a favore della moglie – affinché costei potesse onorare il canone di affitto di altro alloggio, essendo stato l"immobile coniugale concesso in comodato dalla suocera, effettiva proprietaria, peraltro intervenuta – a sua volta in giudizio – onde ottenere la revoca della pregressa "concessione comodataria". Avverso detto provvedimento giudiziale veniva, dapprima, proposto appello dal marito e, successivamente, ricorso per cassazione.

Il principio alla base della sentenza - Con una sorta di dejà vu, l"esimio Consesso – ancora una volta – garantisce alla prole – per quanto possibile – un tenore di vita analogo a quello goduto anteriormente lo sfaldamento familiare. Infatti, ai fini dell"emanazione dei provvedimenti afferenti il contributo per il mantenimento dei figli, i criteri ai quali la giurisprudenza – ormai consolidata – si attiene sono, sostanzialmente, quelli della a)proporzionalità; b)dell"adeguatezza e c)della modificabilità giacché soggetti alla cd. clausola rebus sic stantibus. Dunque e, in primo luogo, si ritiene che per la determinazione dell"assegno di mantenimento dovuto dai genitori in favore dei figli é necessaria – in via preliminare – la valutazione delle capacità economico-patrimoniali di ciascun genitore effettuata con riferimento a molteplici componenti, varianti dalla considerazione dei redditi da lavoro autonomo o subordinato, ad ogni altra forma di utilità patrimoniale (anche potenziale), quale il valore di beni mobili od immobili in proprietà oppure in godimento, oltre ad eventuali quote di partecipazione societaria. Tuttavia, poiché il parametro di riferimento é, pure, costituito dalla potenzialità economica, va da sé che opportuna considerazione deve essere – altresì - attribuita alle rispettive capacità di lavoro professionale o casalingo, sebbene non realizzate. Naturalmente, non può essere dimenticato che il tenore di vita precedentemente goduto non rappresenta un criterio assoluto, dovendo essere seguito - nei limiti di quanto é consentito - dal reddito dei genitori, atteso che la separazione della coppia conduce - di regola - ad un aumento di spesa per ciascuna parte in conseguenza della cessazione dell"organizzazione domestica comune (cd. "criterio dell"adeguatezza"). Coerentemente, é – perciò – da ritenersi logica ed ammissibile la conseguente modifica delle statuizioni de quibus giustificate, a seconda delle circostanze, sia dall"incremento sia dal decremento delle condizioni economiche dei genitori, quanto dal verificarsi di eventi straordinari quand"anche non prevedibili perlopiù scaturenti dalle esigenze di crescita dei figli (Cass. Civ., Sez. I, 22 novembre 2000, n. 15065; Cass. Civ., Sez. I, 22 agosto 2006, n. 18241; Cass. Civ. Sez. I, 24 luglio 2007, n. 9915; Cass. Civ. Sez. I, 03 agosto 2007, n. 17043).



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati