Legislazione e Giurisprudenza, Separazione, divorzio -  Mazzotta Valeria - 2013-07-16

TENORE DI VITA MATRIMONIALE NON SEMPRE CONSERVABILE CON LA SEPARAZIONE - Cass. 17199/2013 - Valeria MAZZOTTA

La conservazione del tenore di vita nell'ambito del giudizio di separazione è un obiettivo solo tendenziale.

Il principio è ribadito dalla prima sezione della Corte di Cassazione, con sentenza depositata l"11 luglio 2013 n. 17199: è vero che la conservazione di un tenore di vita analogo a quello goduto nel corso della convivenza matrimoniale costituisce la finalità dell'assegno di separazione, come indicato all'art. 156 cod. civ., che indica quale presupposto del riconoscimento la circostanza che uno dei coniugi non disponga di redditi propri sufficienti a consentirgli il mantenimento del tenore di vita matrimoniale, oltre alla situazione di disparità economica rispetto all'altro coniuge.

Ma tale obiettivo è meramente tendenziale e non sempre realizzabile, se si tiene conto degli effetti economici negativi che la separazione inevitabilmente comporta. Con la divisione del nucleo familiare, infatti, vengono meno i vantaggi che derivano dalla convivenza, con inevitabili riflessi sulle disponibilità economiche del coniuge onerato dell"assegno.

Siffatti effetti sono stati presi in considerazione dall"art. 156 cod. civ., nel regolare l"assegno di mantenimento, ha espressamente imposto la valutazione non solo dei redditi dell'obbligato, ma anche di altre circostanze, non indicate specificamente né determinabili a priori, ma da individuarsi in tutti quegli elementi fattuali di ordine economico, o comunque apprezzabili in termini economici, diversi dal reddito dell'obbligato ed idonei ad incidere sulle condizioni economiche delle parti (sul punto la giurisprudenza è costante).

Non tutti i parametri devono necessariamente essere considerati dal Giudice, essendo piuttosto sufficiente che egli dia un'adeguata motivazione dell'esigenza di ristabilire l'equilibrio tra le posizioni economiche delle parti, sulla base di un esame comparativo dei loro redditi e delle loro sostanze, nonché del tenore di vita goduto dal nucleo familiare nel corso della convivenza.

Relativamente alla decorrenza dell"assegno, il cui importo sia stato modificato tra il giudizio di primo e secondo grado, la diversa quantificazione decorre dalla data della decisione di primo grado, in applicazione del principio per cui «un diritto non deve restare pregiudicato dal tempo necessario per farlo valere in giudizio».



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