Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Chiarini Giulia - 2014-12-12

TENTATO OMICIDIO: ANALISI DI UN CASO FAMILIARE Cass.Pen. 50903/14- G. CHIARINI

- Idoneità ed univocità della condotta

- Stato d"ira determinato da fatto ingiusto altrui

- Minorata difesa

La pronuncia in esame si riferisce ad un caso di tentato omicidio verificatosi in un contesto familiare. Gli imputati, suoceri della persona offesa, venivano tratti a giudizio perché accusati di aver accoltellato la stessa all"interno della casa dove vivevano tutti insieme benché in disaccordo.

La Corte territoriale ricordava nella ricostruzione dei fatti che, a seguito della morte del figlio degli imputati, marito della persona offesa, si era progressivamente sviluppata una forte acredine tra le parti per motivi soprattutto economici. La sentenza di secondo grado ( che riformava solo parzialmente quella di primo grado escludendo l"aggravante della premeditazione) affermava la colpevolezza di entrambi i suoceri, i quali, mossi da comune intenzione vendicativa nei confronti della nuora (accusata dagli stessi di volersi appropriare della casa di famiglia e di non aver accudito con amorevolezza il marito durante la malattia che lo aveva portato alla morte) avevano agito in concorso integrando la condotta di tentato omicidio. Tale pronuncia si basava anche, ma non solo, sulle dichiarazioni rese dal nipote degli imputati in quanto ritenute attendibili benché parzialmente diverse da quelle rese in sede di sommarie informazioni. Il ragazzo infatti, a ridosso del fatto, aveva dichiarato di aver visto il nonno attendere la persona offesa all"interno del garage e con in mano un coltello e solo successivamente aveva specificato che nel luogo del crimine era presente anche la nonna.

A parer della Corte territoriale la testimonianza del giovane era attendibile in quanto il ricordo tardivo della presenza della nonna nel momento del fatto era riconducibile allo stupore causato dalla vista di un arma impugnata dal nonno. La Corte d"Appello riteneva integrata la condotta di tentato omicidio in considerazione del tipo di arma usata (coltello di cm 16,5 di sola lama), in considerazione della zona oggetto dell"offesa ( regione dorsale emitoracica sinistra) ed in considerazione della distanza ravvicinata da cui la donna venne colpita.

La Corte territoriale riteneva tali elementi rappresentativi della univocità dell"azione e della sua idoneità a cagionare la morte.

La volontà omicida degli imputati veniva rinvenuta nel fatto che gli stessi non erano riusciti nell"intento da loro perseguito, non perché avevano desistito dopo aver sferrato il primo colpo, ma solo ed esclusivamente perchè, essendo caduta a terra l"arma, si erano trovati nell"impossibilità materiale di continuare.

La Corte d"Appello inoltre precisava che dovesse ritenersi sussistente l"aggravante dell"aver approfittato delle circostanze che limitavano la difesa in quanto gli anziani avevano aspettato la donna al buio ed il suocero l"aveva colpita alle spalle nel momento in cui la stessa era chinata intenta nel appoggiare a terra un contenitore di verdura ed era trattenuta dalla

suocera.

Avverso questa pronuncia ricorrevano in Cassazione i due imputati denunciando la violazione dell"art. 56-575 c.p. perché, essendo stato inferto un solo colpo, a parer dei ricorrenti non era integrato il tentato omicidio in quanto non vi era stato pericolo di vita per la persona offesa.

A detta della difesa inoltre, era possibile scorgere all"interno della dinamica familiare una provocazione posta in essere dalla nuora nei confronti dei suoceri tale da provocare negli stessi uno stato d"ira non valutato dal tribunale di secondo grado.

Il ricorso è infondato e pertanto rigettato.

A fondamento della decisione in esame vi è l"inquadramento della fattispecie in termini di tentato omicidio, in quanto, ricordando la sua stessa giurisprudenza, la Cassazione afferma che il tentativo è costituito da due elementi: l"idoneità della condotta (capacità causale di produrre il risultato del perfezionamento del delitto) e l"univocità della condotta (grado di sviluppo tale della stessa da renderla sufficientemente prossima al momento consumativo).

Il supremo consesso inoltre specifica che il tentativo non è valutabile in relazione agli effetti realmente raggiunti ma è sufficiente che la condotta tenuta sia caratterizzata dalla probabilità di cagionare la morte e tale probabilità sia accettata da colui che agisce.

L"iniziativa è da ritenersi comune ad entrambi i coniugi in quanto dalla ricostruzione dei fatti effettuata dalla Corte d"Appello sulla base dell"accertamento psichiatrico è risultato assodato che il suocero avesse un carattere debole e fosse succube della moglie tanto che lo stesso, per eccessiva venerazione nei confronti della coimputata aveva sminuito il ruolo da essa ricoperto durante l"aggressione.

La Cassazione escludendo la circostanza attenuante dello "stato d"ira" ricorda che per configurare tale attenuate è necessario che l"alterazione emotiva sia determinata dal fatto ingiusto altrui e che tale fatto ingiusto altrui sia connotato dall"elemento dell"ingiustizia obiettiva e cioè contrarietà alle regole giuridiche, morali e sociali. Nel caso di specie non è possibile rinvenire l"ingiustizia del fatto altrui in quanto la nuora, nel pieno esercizio dei suoi diritti, si era recata da un avvocato al fine di esporre le sue pretese patrimoniali sull"abitazione nella quale viveva con gli imputati.

Tra l"offesa e la reazione inoltre, ricorda la Cassazione , deve intercorrere un rapporto di causalitàpsicologica e non di mera occasionalità e soprattutto rileva che tra la presunta offesa (posta in essere dalla nuora mettendosi in contatto con un legale al fine di regolare la sua posizione patrimoniale) e la reazione dei suoceri (stato d"ira che ha condotto gli stessi ad accoltellarla) è trascorso un considerevole periodo di tempo tale da escludere l"applicazione della attenuante, ad ogni modo esclusa dalla Cassazione per i motivi precedentemente esplicati.

Infine la Suprema Corte ritiene corretta la configurazione dell"aggravante di cui all"art. 61 n. 5 c.p. in quanto l"aggressore aveva sfruttato il momento in cui la persona offesa era impegnata nel sollevare una cesta di ortaggi ed era di schiena infatti, secondo costante giurisprudenza, tale aggravante va riconosciuta caso per caso, valutando le situazioni che abbiano ridotto o comunque ostacolato la difesa del soggetto passivo , non rendendola del tutto impossibile ma rendendola più difficile. L"aggravante dell"art. 61 n.5 c.p. si ritiene infatti integrata per il solo fatto oggettivo della sussistenza di condizioni utili a facilitare il compimento dell"azione criminosa.



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