Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Chiarini Giulia - 2014-12-10

TENTATO OMICIDIO: ANALISI DI UN CASO FAMILIARE

"TENTATO OMICIDIO: ANALISI DI UN CASO FAMILIARE"Cass.Pen. 50903/14- Giulia CHIARINI- Idoneità ed univocità della condotta- Stato d"ira determinato da fatto ingiusto altrui- Minorata difesaLa pronuncia in esame si riferisce ad un caso di tentato omicidio verificatosi in un contestofamiliare. Gli imputati, suoceri della persona offesa, venivano tratti a giudizio perché accusati diaver accoltellato la stessa all"interno della casa dove vivevano tutti insieme benché in disaccordo.La Corte territoriale ricordava nella ricostruzione dei fatti che, a seguito della morte del figlio degliimputati, marito della persona offesa, si era progressivamente sviluppata una forte acredine tra leparti per motivi soprattutto economici. La sentenza di secondo grado ( che riformava soloparzialmente quella di primo grado escludendo l"aggravante della premeditazione) affermava lacolpevolezza di entrambi i suoceri, i quali, mossi da comune intenzione vendicativa nei confrontidella nuora (accusata dagli stessi di volersi appropriare della casa di famiglia e di non aver accuditocon amorevolezza il marito durante la malattia che lo aveva portato alla morte) avevano agito inconcorso integrando la condotta di tentato omicidio. Tale pronuncia si basava anche, ma non solo,sulle dichiarazioni rese dal nipote degli imputati in quanto ritenute attendibili benché parzialmentediverse da quelle rese in sede di sommarie informazioni. Il ragazzo infatti, a ridosso del fatto, avevadichiarato di aver visto il nonno attendere la persona offesa all"interno del garage e con in mano uncoltello e solo successivamente aveva specificato che nel luogo del crimine era presente anche lanonna. A parer della Corte territoriale la testimonianza del giovane era attendibile in quanto ilricordo tardivo della presenza della nonna nel momento del fatto era riconducibile allo stuporecausato dalla vista di un arma impugnata dal nonno. La Corte d"Appello riteneva integrata lacondotta di tentato omicidio in considerazione del tipo di arma usata (coltello di cm 16,5 di solalama), in considerazione della zona oggetto dell"offesa ( regione dorsale emitoracica sinistra) ed inconsiderazione della distanza ravvicinata da cui la donna venne colpita. La Corte territorialeriteneva tali elementi rappresentativi della univocità dell"azione e della sua idoneità a cagionare lamorte. La volontà omicida degli imputati veniva rinvenuta nel fatto che gli stessi non erano riuscitinell"intento da loro perseguito, non perché avevano desistito dopo aver sferrato il primo colpo, masolo ed esclusivamente perchè, essendo caduta a terra l"arma, si erano trovati nell"impossibilitàmateriale di continuare. La Corte d"Appello inoltre precisava che dovesse ritenersi sussistentel"aggravante dell"aver approfittato delle circostanze che limitavano la difesa in quanto gli anzianiavevano aspettato la donna al buio ed il suocero l"aveva colpita alle spalle nel momento in cui lastessa era chinata intenta nel appoggiare a terra un contenitore di verdura ed era trattenuta dallasuocera.Avverso questa pronuncia ricorrevano in Cassazione i due imputati denunciando la violazionedell"art. 56-575 c.p. perché, essendo stato inferto un solo colpo, a parer dei ricorrenti non eraintegrato il tentato omicidio in quanto non vi era stato pericolo di vita per la persona offesa.A detta della difesa inoltre, era possibile scorgere all"interno della dinamica familiare unaprovocazione posta in essere dalla nuora nei confronti dei suoceri tale da provocare negli stessi unostato d"ira non valutato dal tribunale di secondo grado.Il ricorso è infondato e pertanto rigettato.A fondamento della decisione in esame vi è l"inquadramento della fattispecie in termini di tentatoomicidio, in quanto, ricordando la sua stessa giurisprudenza, la Cassazione afferma che il tentativoè costituito da due elementi: l"idoneità della condotta (capacità causale di produrre il risultato delperfezionamento del delitto) e l"univocità della condotta (grado di sviluppo tale della stessa darenderla sufficientemente prossima al momento consumativo).Il supremo consesso inoltre specifica che il tentativo non è valutabile in relazione agli effettirealmente raggiunti ma è sufficiente che la condotta tenuta sia caratterizzata dalla probabilità dicagionare la morte e tale probabilità sia accettata da colui che agisce.L"iniziativa è da ritenersi comune ad entrambi i coniugi in quanto dalla ricostruzione dei fattieffettuata dalla Corte d"Appello sulla base dell"accertamento psichiatrico è risultato assodato che ilsuocero avesse un carattere debole e fosse succube della moglie tanto che lo stesso, per eccessivavenerazione nei confronti della coimputata aveva sminuito il ruolo da essa ricoperto durantel"aggressione.La Cassazione escludendo la circostanza attenuante dello "stato d"ira" ricorda che per configuraretale attenuate è necessario che l"alterazione emotiva sia determinata dal fatto ingiusto altrui e chetale fatto ingiusto altrui sia connotato dall"elemento dell"ingiustizia obiettiva e cioè contrarietà alleregole giuridiche, morali e sociali. Nel caso di specie non è possibile rinvenire l"ingiustizia del fattoaltrui in quanto la nuora, nel pieno esercizio dei suoi diritti, si era recata da un avvocato al fine diesporre le sue pretese patrimoniali sull"abitazione nella quale viveva con gli imputati.Tra l"offesa e la reazione inoltre, ricorda la Cassazione , deve intercorrere un rapporto di causalitàpsicologica e non di mera occasionalità e soprattutto rileva che tra la presunta offesa (posta in esseredalla nuora mettendosi in contatto con un legale al fine di regolare la sua posizione patrimoniale) ela reazione dei suoceri ( stato d"ira che ha condotto gli stessi ad accoltellarla) è trascorso unconsiderevole periodo di tempo tale da escludere l"applicazione della attenuante, ad ogni modoesclusa dalla Cassazione per i motivi precedentemente esplicati.Infine la Suprema Corte ritiene corretta la configurazione dell"aggravante di cui all"art. 61 n. 5 c.p.in quanto l"aggressore aveva sfruttato il momento in cui la persona offesa era impegnata nelsollevare una cesta di ortaggi ed era di schiena infatti, secondo costante giurisprudenza, taleaggravante va riconosciuta caso per caso, valutando le situazioni che abbiano ridotto o comunqueostacolato la difesa del soggetto passivo , non rendendola del tutto impossibile ma rendendola piùdifficile. L"aggravante dell"art. 61 n.5 c.p. si ritiene infatti integrata per il solo fatto oggettivo dellasussistenza di condizioni utili a facilitare il compimento dell"azione criminosa.



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