Articoli, saggi, Procedura penale -  Giovanni Sollazzo - 2014-07-30

TERZO INTERESSATO DAL PROCEDIMENTO DI PREVENZIONE E PROCURA SPECIALE- Carol COMAND

La Corte di cassazione a sezioni unite è stata di recente investita di una questione relativa all'ammissibilità del ricorso in cassazione del terzo interessato dal procedimento di prevenzione nell'ipotesi in cui quest'ultimo non abbia previamente conferito procura speciale all'avvocato firmatario del ricorso.

Già nell'art. 2 ter della l. 31.5.1975, n. 575 si disponeva che nel corso del procedimento di prevenzione, il tribunale potesse disporre il sequestro dei beni di cui il prevenuto risultasse poter disporre, anche indirettamente, quando il loro valore fosse ritenuto sproporzionato, ovvero frutto di attività illecite. Ancor prima, nell'art. 2 bis si stabiliva che l'autorità competente potesse effettuare delle indagini anche nei confronti del coniuge, dei figli e di coloro che nell'ultimo quinquennio avessero convissuto con i possibili proposti.

La medesima materia, è attualmente regolata dal d.lgs 6.9.2011, n. 159, che contempla la possibilità di effettuare indagini patrimoniali nei confronti di familiari e conviventi all'art. 19 co. 3 e la possibilità di sequestro dei beni di valore ritenuto sproporzionato di cui il soggetto può disporre all'art. 20.

Per quanto concerne i terzi interessati, nell'art. 2 ter co. 5 l. n. 575 si disponeva che, qualora i beni sequestrati fossero appartenuti a terzi, questi dovessero essere chiamati ad intervenire nel procedimento ed eventualmente svolgere deduzioni e chiedere l'acquisizione di elementi utili attraverso l'ausilio di un difensore.

Parimenti, con l'art. 23 co. 3 del d.lgs n. 159 si dispone che gli interessati possano svolgere le loro deduzioni o chiedere l'acquisizione di elementi utili alla decisione, con l'assistenza di un difensore.

L'eventuale sequestro, superate le presunzioni ricavabili dall'art. 26 d.lgs,  è infatti revocato ai sensi dell' ex-art. 2 ter co. 4 l. n. 575, art. 20 co. 2 d.lgs n. 159, oltre a quando è respinta la proposta di applicazione della misura di prevenzione, anche quando risulta che abbia per oggetto beni di legittima provenienza ovvero dei quali l'indiziato non poteva disporre direttamente.

Per quanto di rilievo, inoltre, nell'art. 10 d.lgs si dispone che avverso il decreto della corte di appello, è ammesso il ricorso in cassazione per violazione di legge, sia da parte del pubblico ministero che da parte dell'interessato.

Se questa pare la normativa che consente al terzo interessato di proporre autonomo ricorso in cassazione, pare ulteriormente che, si debba invece ad alcune pronunce giurisprudenziali l'equiparazione della sua posizione a quella della parte civile, della quale pertanto, compatibilmente, si applica la disciplina.

Parrebbe deporre in questo senso quanto affermato in Cass. Pen. Sez. VI, 31.1-31.1.2014, n. 5085 circa l'inapplicabilità ai terzi intestatari dei beni di provenienza ingiustificata da sottoporre a confisca la disposizione dettata dall'art. 571 co. 3 c.p.p. per l'imputato, rimanendo ferma per essi l'operatività analogica della disposizione fissata dall'art. 100 c.p.p. secondo la quale la parte civile sta in giudizio col ministero di un difensore munito di procura speciale.

Concorde, sul medesimo punto, anche la pronuncia della Corte di cassazione depositata il 12.3.2014 n. 11933 che si sofferma peculiarmente sul potere della parte privata legittimata processualmente, esercitabile anche nel processo penale solo a mezzo di difensore munito di apposita procura.

Nella menzionata pronuncia, nella quale parrebbe porsi l'accento sulle forme attraverso le quali il legislatore si sarebbe peraltro conformato ad istanze volte all'instaurazione di un giudizio che garantisca una via di ricorso effettivo e concreto per la rivendicazione dei diritti civili, e quindi richiamando in motivazione l'art. 182 c.p.c.come modificato dalla legge 18.6.2009, n. 69, considerata altresì l'affinità della posizione del titolare di un diritto reale inciso, come nell'ipotesi dell'allora ricorrente, a quella dell'imputato, la Corte ha assegnato un termine perentorio per la regolarizzazione della procura ai difensori.

Diverso orientamento parrebbe d'altra parte seguito dalla pronuncia della Corte di cassazione di data 21.2.-29.4.2014, n, 17938, in cui il ricorso, articolato esclusivamente dal difensore nell'interesse dei terzi interessati in capo ai quali beni erano formalmente intestati, è stato dichiarato inammissibile.

Fra le considerazioni ivi svolte, si ribadisce fra l'altro che la trattazione di questioni di natura civilistica, anche se veicolate nel processo penale, impone la sussistenza di un adeguato patrocinio.

Ciò premesso, come anticipato, alle Sezioni Unite della Corte è stata posta la questione relativa alla possibilità di assegnazione di un termine sanante all'impugnazione proposta dal difensore dell'interessato non munito di procura speciale, avverso la misura preventiva avente ad oggetto beni il cui acquisto è stato ritenuto riconducibile al reimpiego dei proventi dell'attività illecita ed intestati fittiziamente alla moglie.

Nell'ordinanza di rimessione si ripercorrono gli opposti orientamenti attraverso diverse pronunce attinenti al difetto di procura, non solo nella fase di legittimità, ponendo in evidenza un perdurante contrasto.

In attesa della soluzione della Corte, della quale si cercherà di dare conto, non resta che qualche considerazione circa il penetrante ruolo del terzo interessato alle restituzioni, affermato in alcune pronunce del giudice di legittimità. (c.c.)



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