Changing Society, Intersezioni -  Pant√® Maria Rosa - 2013-11-10

TEST – Maria Rosa PANTÉ

Un testo semiserio.

Dato un parcheggio, si richiede di individuare fra quelli proposti la propria scelta:

1. Parcheggiare nelle righe: sempre e comunque.

2. Se non ci sono righe in quel luogo, parcheggiare nel più vicino parcheggio fornito di righe occupabili.

3. Parcheggiare fuori delle righe, ma vicino a una qualsiasi riga disponibile e stare tutto il tempo col cuore in gola per l'infrazione commessa.

4. Parcheggiare fuori delle righe, ma solo in attesa che si liberi una riga ove porre la propria auto.

5. Parcheggiare casualmente nelle righe, senza accorgersi che lì le righe ci sono.

6. Parcheggiare fuori delle righe senza rimorso alcuno, perché tutto il resto è occupato.

7. Parcheggiare fuori delle righe per partito preso, perché un senso di soffocamento aleggia nei parcheggi fra le righe.

8. Parcheggiare nei luoghi più impossibili, secondo gli urbanisti, ma più comodi secondo le proprie esigenze.

9. Parcheggio libero ma non selvaggio: la mia libertà si ferma davanti alla libertà altrui

10. Parchegio libero e selvaggio tanto qualcuno mi toglierà la muta, tanto non mi interessa pagare la, multa, tanto...

Profili psicologici:

1. preciso affidabile noioso!

2. preciso affidabile atletico

3. ansioso e ansiogeno, ma onesto

4. onesto, ma sempre in ritardo (attende che si liberino i parcheggi)

5. parcheggiatore casuale

6. tendenzialmente onesto e affidabile, ma pigro

7. fobico, pigro, incontrollabile

8. viziato e un po' vizioso

9. anarchico, ma gentile

10. toglietegli la patente

Piaciuto il test di mia invenzione? Magari però ce n'è davvero uno per definire i profili psicologici. Il parcheggio come metafora della vita, come fenomenologia del comportamento umano.

Ma non solo, direi comportamento biologico. Per la sopravvivenza delle specie ci vogliono tutti e dieci i profili: l'eroe che supera le righe per sete di conoscenza; il viziato che le supera e se ne frega degli altri, ma si ritaglia uno spazio più comodo che poi diverrà patrimonio comune; l'onesto e preciso che rispetta le regole e da un ordine al caos dell'esistenza.

Non ho messo il tipo più diffuso, quello che parcheggia nelle righe solo perché costretto, perché così fan tutti, perché ha paura delle multe.

È la massa silenziosa, che non piace a nessuno, ma c'è e alla fin fine è alla base di ogni forma sociale. Pochi corrono avanti, e pochi devono essere; gli altri sono zavorra, ma anche necessaria, inevitabile conservazione: la base da cui volare alto.

Anni fa conobbi un ex deportato, parcheggiava fuori delle righe, mi disse perché dopo l'esperienza del campo non sopportava l'idea di chiusura, recinto. Forse nel campo ha resistito proprio per questa sua capacità.

Per quanto mi riguarda io non parcheggio, di solito abbandono l'auto in modo causale, cercando di non disturbare nessuno. Vi prego non ditemi a che profilo psicologico appartengo!



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