Legislazione e Giurisprudenza, Successioni, donazioni -  Tarantino Gianluca - 2015-07-04

TESTAMENTO OLOGRAFO CONTESTATO: DISCONOSCIMENTO O QUERELA DI FALSO? Cass. SS.UU. 12307/2015 - G. TARANTINO

Le Sezioni Unite della Cassazione, con la pronuncia del 15 giugno 2015, n. 12307 (Pres. Rovelli, Rel. Travaglino), compongono il contrasto giurisprudenziale in ordine alle modalità con le quali è possibile contestare l'autenticità del testamento olografo, nel senso che, qualora una parte contesti l'autencità del testamento olografo, la stessa parte è tenuta a proporre domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura e, quindi, secondo i principi generali dettati in tema di accertamento negativo, su di essa grave l'onere della prova relativa.

Nel caso di contestazioni sulla autenticità di un testamento olografo, erano infatti presenti in giurisprudenza due diversi e contrapposti orientamenti, diffusamente approfonditi nelle 32 (pregiate) pagine che compongono la sentenza in commmento. Da un lato,in particolare, collocando il testamento olografo nell'ambito delle scritture private, si ritiene sufficiente che colui contro il quale sia prodotto il testamento, disconosca (o meglio, non riconosca) la scrittura, da ciò derivando l'onere della controparte, che alla efficacia di quella scheda abbia interesse (perchè, in particolare, fonte della delazione ereditaria), di dimostrare la sua provenienza dall'autore apparente; un altro orientamento, invece, pur senza iscrivere il testamento olografo nella categoria degli atti pubblici, ne evidenzia tuttativa la rilevanza sostanziale e processuale, di talchè la contestastazione della sua autenticità si risolve in un'eccezione di falso, e deve essere sollevata soltanto nei modi e con le forme di cui all'art. 221 e ss c.p.c., con il conseguente onere probatorio a carico della parte che contesti la genuinità della scheda testamentaria.

La Cassazione giunge quindi alla soluzione sopra evidenziata sulla base di una serie di (condivisibili) considerazioni, tra le quali, in particolare, l'esigenza di collocare il testamento olografo nell'ambito delle scritture private e, sul piano processuale, di evitare che il semplice disconoscimento di un atto caratterizzato da tale peculiarità ed efficacia dimostrativa renda troppo gravosa la posizione processuale dell'attore che si professa erede, riversando su di lui l'intero onere probatorio del processo in relazione ad un atto che - rammento il S.C. - "è innegabilmente caratterizzato da una sua intrinserca forza dimostrativa"



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