Changing Society, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2016-03-12

THANATOS/ATHANATOS – Giuseppe FEDELI

"in orto et morte vitae coniuncuntur"

"Si nasce e si muore soli", recita un antico adagio. Già la nascita, teorizzava Freud, è un trauma, il primo grande trauma della vita. Il distacco dall'alvo materno genera sofferenza, pianto: "che del suo manto ci copri materno/ per risvegliarci soli in questo inferno", dice il poeta. Ma pure la morte ci coglie soli, oggi più che mai, confinati in un'asettica stanza d'ospedale, privati degli affetti che hanno riscaldato la vita. E se anche si è in presenza degli affetti, varcato il fatidico passaggio mors omnia solvit, non c'è più nulla, a meno di non credere nella Misericordia Divina, nel cui Regno tutti i giusti si ritroveranno. Dopo pompe e clamori che -in nome di un modernismo che fieramente disapprovo, dacché ha spodestato la liturgia sotto i riflettori della spettacolarizzazione becera e ossequente a "Mammona"-accompagnano esequie kitsch, anche i più grandi nomi restano sepolti sotto la polvere del tempo, sigillati dalla nuda terra. I re, gli imperatori, chi detiene le leve del potere, i famosi in ogni arte e mestiere. Tanto parlare e lodare, e poi si spengono le luci, sbiadiscono le orme. Si muore soli, è la triste realtà: gli imperi si sgretolano, l'eco delle gesta si perde: "Or dov'è il suono/Di que' popoli antichi? or dov'è il grido/De' nostri avi famosi, e il grande impero/Di quella Roma, e l'armi, e il fragorio/Che n'andò per la terra e l'oceano?/Tutto è pace e silenzio, e tutto posa/Il mondo, e più di lor non si ragiona" (Leopardi, La sera del dì di festa). Le opere, il seme gettato a fruttificare, la figliolanza (le "illusioni" foscoliane), preservano dall'oblio, eternando un ricordo. Ma non il Nome, attributo della Fantasia cui non manca "possa".



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