Changing Society, Intersezioni -  Peron Sabrina - 2014-12-12

THE SWIMLOSOPHY (THE SWIMMERS PHILOSOPHERS) - Sabrina PERON

«L'uomo è un essere terrestre, un essere che calca. Egli sta, cammina e si muove sulla solida terra» (C. Schmitt). Purtroppo. Il "purtroppo" sta per il rammarico e l"amarezza che ogni nuotatore prova per la sua - prima o poi ineluttabile - collocazione sulla solida terra. Sta per il riconoscimento della sua finitudine, quale essere terrestre (D. Young) contrapposto all'ápeiron che ritrova nell"acqua, inteso come principio che annulla ogni ordine terrestre (G. Colli). Il "purtroppo" sta anche per il rimpianto che il nuotatore patisce non appena esce dall"acqua. Perché il nuotatore non sta nell"acqua, egli sente l"acqua e la sente come il suo elemento primario (C. Sprawson).

Ma non lo è, anche se ciò viene ammesso dal nuotatore con qualche riserva (ed con un fondo di incredulità): «ho sempre creduto alla teoria dell'evoluzione acquatica dell'uomo», scrive Deakin nel suo Diario d"acqua (R. Deakin).

Il nuotatore, dunque, sa che «l'esistenza umana e l'essere umano sono, nella loro essenza, puramente terrestri, e hanno solo la terra come riferimento» (C. Schmitt e D. Young), ma ciononostante egli si ritiene un"eccezione (R. Deakin).

Per lui, l"archè, il principio, è l"acqua. L"acqua così determina il suo punto di vista, le sue impressioni (R. Deakin) ed il suo modo di collocarsi nel mondo, inteso non come globo terreste ma come globo terracqueo (C. Schmitt). Ogni nuotatore vive così nella condizione di Melusine: sente bisogno di nuotare per riattingere periodicamente le energie necessarie alla sua esistenza terrena (B. Reale).

E se come riteneva Talete l"acqua, è l"elemento atto a tenere connesse tutte le cose, per il nuotatore ciò ancora più vero, dato che per egli l"acqua è l"elemento che lo tiene connesso al mondo ed alle fatiche della vita quotidiana. Con l"acqua (elemento primario della vita), dunque, il nuotatore sente una particolare affinità fino a condividerne in qualche misura il mistero: «l"acqua è H2O, due parti di idrogeno, una di ossigeno, ma c"è anche un terzo elemento che la rende acqua e nessuno sa cosa sia» (D.H. Lawrence).

La domanda se sia possibile un'esistenza umana diversa, non determinata in modo puramente terrestre, nel nuotatore trova una (scontata) risposta affermativa e se nelle «reminiscenze remote, spesso inconsce degli uomini, l'acqua ed il mare rappresentano il misterioso fondamento originario di ogni vita» (C. Schmitt), nel nuotatore esse rappresentano non solo il fondamento originario, ma anche l"essenza quotidiana della sua esistenza. Perché ad egli gli si aperto dinanzi un mondo diverso da quello della terraferma. Alla domanda cruciale qual è "dunque il nostro elemento?", il nuotatore risponde, senza esitazione: l"acqua (perché in cuor suo considera la terra come un mero luogo d"esilio). E come per Talete, l"acqua gli si «presenta come una metafora che non riesce a sopportare il peso di ciò che con essa intende esprimere» (E. Severino).

Per i nuotatori di acque libere (o marathon swimmers), poi, la prospettiva si amplia ulteriormente. Lo spazio sempre sfuggente del mare, per essi si apre verso un altrove che lusinga con promesse di rigenerazione e di vita nova. Una continua affermazione di volontà che sceglie il mare come oggetto di sfida che riempie la vita. Per loro il corpo, chiamato direttamente a sfidare il mare senza intermediazioni date da altri mezzi che non siano la forza delle braccia e la spinta delle gambe, diventa l"oggettivazione della loro volontà, la volontà dunque «come parafrasi del corpo, che ne spiega il senso dell'insieme e delle sue parti» (A. Schopenhauer).

Del resto, se la prima e più semplice affermazione della volontà, è «l'affermazione del proprio corpo», e se questo «con la sua forma e con la sua organizzazione teleologica, rappresenta lo spazio della volontà» (A. Schopenhauer), per il nuotatore lo spazio in cui questa volontà si esprime alla massima potenza è l'acqua. Nel gurgite vasto (Virgilio), il nuotatore sa che la sola cosa che dipende da lui è unicamente la sua volontà (P. Munatones), mentre, per tutto il resto, egli è in balia delle onde, delle correnti, dei venti e, last but not least, della vita marina che lo popola. Alla volontà si affianca poi la (forte) motivazione, intesa come legame che connette tra loro i molteplici atti di cui è composta la traversata in acque libere. Non si tratta difatti della semplice unione di movimenti nell'acqua (presa, trazione, bracciata, respirazione, gambata, presa, trazione, bracciata, lungo più lungo), trattandosi piuttosto di un ampio campo di vissuti che si susseguono, che provengono l'uno dall'altro, che si compiono sulla base e per il volere dell'altro che li ha preceduti e che tendono tutti verso qualcosa di oggettivo (E. Stein): la meta d'arrivo, ma anche la sfida disputata tra una geografia della mente ed una geografia una reale (R. Deakin) e che quando viene raggiunta, compie una metamorfosi che trasforma il nuotatore in una persona diversa da quella che é entrata in acqua (J.C. Oates).

Nel mare - regione ingovernabile e dominio dell"insocievole (C. Guerard, J. Conrad) - il nuotatore vive nel pozzo dell"eternità, in una sorta di sospensione dalla vita. Ma dalle sue profondità affiorano, cariche di energia che riempiono (illusoriamente) il vuoto che il nuotatore si è lasciato intorno e proprio allora, isolamento e vuoto si dilatano e l"inghiottono: non c"è più passato, non c"è futuro ed il presente è tutto in aspettative di approdi (quasi) impossibili (B. Reale). Del resto il mare non è mai stato amico dell"uomo, ma, semmai, complice della sua irrequietezza, un pericoloso fiancheggiatore delle sue ambizioni: ma tutti i sogni di gloria, di dominio e di avventure, e lo sprezzo per il pericolo, sono svaniti come immagini riflesse nello specchio, senza lasciare alcuna traccia sul volto misterioso del mare (come scrive Rimbaud, l'eternità, con tutti gli umani sogni di gloria, é andata insieme al mare).

Questo un nuotatore di acque libere lo sa, ma sa anche che «il bello del nuoto, in sé e per sé, è che tutto si concentra nel "qui e ora": non una briciola della sua intensità ed essenza può fuggire nel passato o nel futuro» (R. Deakin).

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