Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Gasparre Annalisa - 2015-02-14

TI HO FATTO RIAVERE IL CANE ADESSO DAMMI I SOLDI: ESTORSIONE - App. Campobasso, 28.10.14 - Annalisa GASPARRE

- estorsione con minacce rivolte alla persona offesa e anche al cane di questa

- un cane si perde, chi lo ho smarrito cerca aiuti in cambio di soldi, ma viene ingiustamente minacciato per ottenere una ricompensa non dovuta

Quando si è preoccupati o disperati si è portati a fare promesse, a chiedere aiuto a chiunque, a credere a qualsiasi cosa. Inutile negarlo, si perde la lucidità e finendo spesso in situazioni pericolose.

Una brutta avventura generata dalla perdita del cane è quella che ha interessato la persona offesa che, insieme ad altri, avevano coinvolto anche alcuni rom nella ricerca dell'animale smarrito.

Il cane poi era rinvenuto ma l'imputata - una rom coinvolta nelle ricerche - pretendeva una ricompensa che non le era dovuta perché il ritrovamento dell'animale non era avvenuto per merito suo. Oltre alla pretesa, quel che rileva, è che la donna minacciava la persona offesa, anche facendo riferimento a danni che avrebbe potuto arrecare al cane, sulla scorta evidente del fatto che si trattava di un profilo di vulnerabilità parecchio delicato per la persona offesa.

Confermata la condanna per estorsione.

Sulla configurabilità del reato di minaccia, di cui rimane persona offesa l'essere umano, ma rivolta indirettamente nei confronti di un animale, si veda, su questa Rivista, "PISTOLA FINTA, MINACCIA VERA... VERSO UN CANE", 4.6.2013.

App. Campobasso, Sent., 28-10-2014

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

La Corte di Appello di Campobasso, in persona dei magistrati

- Dott. VINCENZO PUPILELLA - Presidente REL.

- Dott.ssa GIUSEPPINA PAOLITTO - Consigliere

- Dott. GIOVANNI FIORILLI - Consigliere

ha pronunciato la seguente

SENTENZA IN CAMERA DI CONSIGLIO

nella causa penale contro:

B.M., nata il (...) a G., residente in C., elettivamente domiciliata c/o Avv. Nicolino Cristofaro via Mazzini Campobasso. Arrestata il 6/11/2006; convalidato l'arresto ed applicata la misura della custodia cautelare in carcere; il 21/12/2006; sostituita la misura cautelare in carcere con la misura degli arresti domiciliari; l'8/3/2007 rimessa in libertà.

CONTUMACE

IMPUTATA

(Come da foglio allegato)

Del reato p. e p. dall'art. 629 c.p. perché, mediante gravi minacce rivolte a S.G. ed alla sua incolumità fisica "Mi devi dare trecento Euro entro le 5 di oggi pomeriggio .. Io ti ho fatto riavere il cane però voglio questi soldi ... se non me li dai vedi ... o tocchiamo te o il cane .. è più probabile che tocchiamo te, che ti spezziamo le gambe e non arrivi stasera " minacce pronunciate nella consapevolezza che quanto richiesto non le era assolutamente dovuto, e pronunciate facendo leva sul grave timore e turbamento che veniva ad essere determinato dall'asserito collegamento con terze persone (vedasi l'uso del plurale: tocchiamo te o il cane .. è più probabile che tocchiamo te, che ti spezziamo le gambe) costringeva la predetta a corrisponderle somme di denaro pari ad Euro 200 (frutto di una trattativa sull'originaria pretesa) così procurandosi un ingiusto profitto con pari danno per la persona offesa.

In Campobasso il 6.11.06

Nelle condizioni per l'applicazione della recidiva reiterata infraquinquennale -99 comma 4 c.p.

APPELLANTE

Avverso la sentenza del G.U.P. del Tribunale di Campobasso in data 7/6/2011, con la quale B.M. dichiarata responsabile del reato ascrittole e Riconosciuta l'attenuante di cui all'art. 62 n. 4 c.p. considerata equivalente alla contestata recidiva nonché l'attenuante di cui all'art. 62 n. 6 c.p., veniva condannata tenuto conto della riduzione per il rito attivato alla pena di anni 2 e mesi 6 di reclusione ed Euro 200 di multa, oltre al pagamento delle spese processuali.

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

All'esito del chiesto giudizio abbreviato il g.u.p. presso il Tribunale di Campobasso, con sentenza del 7/6/2011 , ha condannato B.M. alla pena di a.2 e m.6 di reclusione ed Euro 200,00 di multa per l'ascrittole reato di estorsione in danno di S.G., e con concessione di attenuanti ex art. 62, n.4 (equivalente alla contestata recidiva) e art.62, n.6, c.p. e con la prevista diminuente per il rito attivato.

Interpone appello avverso detta sentenza la imputata, che deduce, in sintesi, l'essere stata non correttamente valutata la testimonianza di N.S. , che all'epoca dell'episodio illecito era il fidanzato della p.o., perché insignificanti gli aspetti su cui si è soffermato il primo giudice per svalutare la testimonianza medesima ed è comprensibile il mancato ricordo di nome del cane a distanza di 5 anni dalla vicenda.

Aggiunge l'appellante imputato che non è stata esaminata la ricorrenza dell'elemento soggettivo del reato; inoltre, vi è contraddittorietà tra le dichiarazioni della p.o. in sede di querela e quelle in sede di dibattimento (aveva detto che il fatto era avvenuto quando essa scendeva dall'auto, e poi quando saliva in autovettura, e col raccontare tutto al fidanzato). Secondo detto ex fidanzato , poi, era stata la p.o. a fermarsi in strada per parlare con la imputata, e indi la stessa p.o. aveva riferito di averle detto di ritrovarle il cane smarrito e di ricompensarla.

Neppure pare possibile che l'imputata chiedesse soldi pur sapendo che vicino alla p.o. vi erano altre persone, oppure che una condotta di estorsione durasse quindici minuti.

Ancora, non è riscontrato dalle dichiarazioni dell'ex fidanzato che la p.o. venne allora allontanata dalla imputata.

Vero è che il forte legame tra p.o. ed il proprio cane aveva comportato che si coinvolgessero anche i rom nella ricerca dell'animale smarrito.

Il N.S. nulla ha detto di minaccia dell'imputata nei confronti della p.o., e la imputata pensava che vi fosse stato accordo con la p.o. che sarebbe stata pagata comunque, e quindi pensava di avere diritto al compenso.

Nella specie -sempre secondo la appellante- difetta l'ingiusto profitto.

L'intenzione dell'agente è l'elemento differenziale tra estorsione e esercizio arbitrario delle proprie ragioni, reato quest'ultimo che va eventualmente qui ritenuto.

La appellante chiede poi che la attenuante ex art. 62 n.4 c.p. sia riconosciuta quale prevalente sulla recidiva, anche perché sono risalenti i precedenti, e che e siano concesse le attenuanti generiche , avendo 7 figli e marito incensurato.

Conclude l'a appellante perché , previa rinnovazione della istruzione, sia assolta per insussistenza del fatto ovvero perché il fatto non costituisce reato, o con altra formula; subordinatamente ritenersi l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni con minimo della pena , con prevalenza delle attenuanti e con la concessione delle attenuanti generiche, e comunque ridurre la pena.

Alla odierna udienza, svoltasi in contumacia dell'imputata, il P.G. ed il difensore dell'imputata hanno concluso come riportato in verbale.

Ritiene la Corte che l'appello è solo parzialmente fondato.

In effetti, richiamate le diffuse argomentazioni svolte dal primo giudice e che trovano adeguato supporto negli atti (in primis quelli di indagine) acquisiti ed utilizzabili -stante il rito alternativo prescelto dalla imputata-, vi è che le pure acquisite dichiarazioni del N.S., all'epoca fidanzato della p.o. S.G., non si appalesano, a ben vedere, incompatibili con la ricostruzione della vicenda che è stata fatta dalla p.o. medesima -persona nemmeno costituitasi parte civile-, quanto all'aspetto fattuale della richiesta dalla prevenuta di ottenere, con minaccia, una somma di denaro per (asserita) attività di ricerca del cane smarrito dalla p.o. (cane poi rinvenuto, ma non ad opera della prevenuta stessa).

II mancato accordo su una retribuzione dell'imputata per siffatta attività (peraltro la cui reale effettuazione neanche è comprovata in atti) del tutto indipendentemente dal ritrovamento del cane emerge con univocità dalle dichiarazioni della p.o. stessa, e non pure da quelle del N.S. (che comunque lo avrebbe appreso de relato dalla ex fidanzata) , ed invero ciò trova sufficiente riscontro altresì nelle globali dichiarazioni della imputata rese proprio in sede di suo interrogatorio di garanzia -laddove ad un patto di tal genere, comunque nemmeno logico e verosimile, non vi è alcun richiamo-.

Da quanto sopra discende la consapevole ingiustificatezza della pretesa di ottenere denaro operata, con chiare modalità minacciose ( e peraltro minaccia neanche lieve, e mai indicata espressamente essere avvenuta con possibilità di effettivo ascolto da terzi ), da parte della imputata odierna appellante in danno della p.o. S.G. - persona, quest'ultima, della quale nemmeno consta comprovatamente un intento calunnioso o ritorsivo verso la prevenuta - : quindi, correttamente , nella specie, è stato ascritto, e ritenuto sussistente dal primo giudice, il delitto di estorsione.

Può , comunque, riconsiderarsi in melius il bilanciamento delle riconosciute attenuanti -di cui ai nn.4 e 6 dell'art. 62 c.p.- in favore della imputata rispetto alla contestata recidiva qualificata, onde meglio adattare la sanzione al caso concreto (apparendo invero l'episodio piuttosto il frutto di dolo d' impeto, e essendo non molto recenti i precedenti penali della prevenuta), e quindi assegnando prevalenza alle stesse attenuanti.

Pertanto, la pena comminata dal primo giudice è da rideterminare, in riduzione, in quella di anni uno e mesi sei di reclusione ed Euro 140 di multa (p.base a.5 e Euro 450 di multa, ridotta dapprima a anni tre e mesi quattro di reclusione ed Euro 300 di multa per l'attenuante ex art. 62 n.4 c.p., e poi ridotta anni due e mesi tre di reclusione ed Euro 210 di multa per l'attenuante ex art. 62 n.6 c.p., ed infine diminuita di un terzo quest'ultima sanzione per il disposto di cui all'art. 442 c.p.p. stante il rito alternativo prescelto).

Nel resto la impugnata sentenza rimane confermata.

P.Q.M.

Visto l'art. 599 c.p.p.,

in riforma della sentenza emessa dal giudice per l'udienza preliminare presso il Tribunale di Campobasso in data 7/6/2011 nei confronti di B.M. ed appellata da quest'ultima, ribadita la penale responsabilità della B.M. in ordine al reato ascrittole e ritenuta la prevalenza delle attenuanti ex artt. 62 n.4 e n.6 c.p. già riconosciute dal primo giudice, nonché con la diminuente per il rito,

riduce e ridetermina

in anni uno e mesi sei di reclusione ed Euro 140,00 di multa la pena inflitta dal primo giudice alla B.M.;

conferma nel resto la impugnata sentenza.

Così deciso in Campobasso, il 13 ottobre 2014.

Depositata in Cancelleria il 28 ottobre 2014.



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