Legislazione e Giurisprudenza, Separazione, divorzio -  Mazzotta Valeria - 2014-12-06

TRADIMENTO: VALE LA TESTIMONIANZA DE RELATO - CASS. 25663/2014 - Valeria MAZZOTTA

Separazione

Prova dell"addebito

Possono assurgere a valido elemento di prova le testimonianze de relato rese da parenti e amici del coniuge tradito

Per provare l"infedeltà del coniuge, ed addebitargli la separazione, possono essere utilizzate le dichiarazioni dei parenti del coniuge tradito.

Nel caso di specie, il Tribunale aveva dichiarato la separazione con addebito al marito dopo aver sentito, nel corso dell"istruttoria, alcuni parenti diretti della ex moglie, e, a parere del ricorrente, senza aver preso in considerazione la pregressa situazione di intolleranza della vita coniugale che lo aveva indotto ad allontanarsi dalla casa familiare.

Con la sentenza n. 25663/2014, la Prima Sezione della Cassazione Civile conferma l"addebito della separazione al marito fedifrago, dando rilevanza alla cd. Testimonianza de relato.

In linea di massima, la cd. Testimonianza de relato, ossia la deposizione di soggetti che hanno soltanto una conoscenza indiretta del fatto su cui verte la controversia, non ha rilevanza probatoria, poiché  la testimonianza può concernere solo fatti di cui il testimone abbia conoscenza diretta.

Secondo gli Ermellini, tuttavia, in materia di rapporti familiari, tale principio è suscettibile di deroghe.

La relazione extra coniugale, in pratica, può essere provata anche mediante le deposizioni rese dai parenti e amici del coniuge tradito, i quali abbiano avuto conoscenza dei fatti non direttamente bensì per il tramite della stessa parte in causa. Ribadiscono i Giudici l"irrilevanza probatoria di tali testimonianze, anche solo a livello indiziario, ma chiarendo a contempo che possono

"assurgere a valido elemento di prova quando sia suffragata da circostanze, oggettive e soggettive, a essa intrinseche o da altre prove acquisite al processo che concorrano a confortarne la credibilità".

D"altro canto, il tradimento è un fatto intimo, del quale può essere assai difficile fornire la prova in giudizio, se non per il tramite delle risultanze di attività investigative private, che in ogni caso in sé non valgono come prova diretta, dovendo essere poi confermate dal detective che le ha condotte in sede di prova testimoniale.

Al Giudice quindi è attribuito un compito non semplice: egli non può limitarsi ad escludere tout court la rilevanza della testimonianza del parente del coniuge tradito, ritenendo il familiare non obiettivo per il mero fatto della sussistenza di un legame affettivo con la parte, ma deve valutarla tenendo conto di quanto complessivamente è emerso dall"istruttoria, e quindi della verosimiglianza o meno delle circostanze affermate alla luce del quadro complessivamente emerso.



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