Legislazione e Giurisprudenza, Reo, vittima -  Caporale Sabrina - 2014-02-19

TRAFFICO DI STUPEFACENTI: QUANDO E ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE – Cass. n.6990/2014 – Sabrina CAPORALE.

L'associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti sussiste non solo nel caso di condotte parallele poste in essere da persone accomunate dall'identico interesse di realizzazione del profitto mediante il commercio di droga, ma anche nell'ipotesi di un vincolo durevole che accomuna il fornitore di droga agli acquirenti, che in via continuativa la ricevono per immetterla nel mercato del consumo, non essendo di ostacolo alla costituzione del vincolo associativo e alla realizzazione del fine comune né la diversità di scopo personale, né la diversità dell'utile, ovvero il contrasto tra gli interessi economici che i singoli partecipi si propongono di ottenere dallo svolgimento dell'intera attività criminale".

A dirlo è la Cassazione con la sentenza n. 6990 del 13 febbraio 2014. Sentenza emessa all'esito di un procedimento avviato al fine di accertare la responsabilità di un uomo, già condannato in primo grado alla pena di anni otto, mesi dieci e giorni venti di reclusione, per il reato ivi ascritto, di partecipazione ad associazione volta al commercio internazionale di sostanze stupefacenti importate in Italia dalla Repubblica Dominicana e, dunque per la violazione degli artt. 110 c.p., nonché 73 e 74 del d.P.R., 9 ottobre 1990, n. 309.

In verità, l'uomo era stato dichiarato responsabile del reato de quo, poiché sulla base di intercettazioni telefoniche si era accertato che esso, in qualità di membro della predetta associazione, si fosse occupato personalmente e in concorso con altri imputati, di ricevere, custodire e trasportare la sostanza stupefacente.

Sennonché, proposto ricorso in appello, la Corte distrettuale territorialmente competente , seppure parzialmente confermando la prima sentenza, ne riduceva la pena, non ritenendo provata l'esistenza della responsabilità dell'imputato quantomeno in ordine al reato associativo.

Di qui la pronuncia della Cassazione.

Motivo principale di contestazione, l'errata applicazione della legge da parte dei giudici di merito, quanto alla violazione di cui all'art. 74 d.P.R. 309/1990, non potendosi ritenere sufficiente "che la mera condotta di acquisto di non modesti quantitativi di sostanza stupefacente potesse considerarsi sufficiente ad integrare il reato di partecipazione all'associazione criminosa che gestiva l'ingresso della sostanza in Italia"; dovendosi, piuttosto, richiamare il principio espresso dalla giurisprudenza della Suprema Corte Cassazione (Sez. 6, n. 23798 del 7/4/2003) la quale ha ben evidenziato "la differenza esistente fra le due ipotesi di reato di concorso nel commercio di sostanza e di adesione al sodalizio criminoso, chiarendo come le condotte e l'elemento soggettivo che connotano la seconda ipotesi debbano differenziarsi da quelle che integrano la prima ipotesi".

Così formulato il ricorso, la valutazione dei giudici ermellini si fondava essenzialmente sull'accertamento delle "modalità della condotta e dalle relazioni intrattenute dal ricorrente con i fornitori della sostanza". In altre parole, se tali rapporti potessero giustificare la qualificazione della condotta del ricorrente come "partecipazione ad associazione finalizzata a delinquere.

Tale giudizio –afferma la Corte – va condotto alla luce del principio già espresso nella sentenza n. 3509 del 10/01/2012 di questa Corte, per cui "l'associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti sussiste non solo nel caso di condotte parallele poste in essere da persone accomunate dall'identico interesse di realizzazione del profitto mediante il commercio di droga, ma anche nell'ipotesi di un vincolo durevole che accomuna il fornitore di droga agli acquirenti, che in via continuativa la ricevono per immetterla nel mercato del consumo, non essendo di ostacolo alla costituzione del vincolo associativo e alla realizzazione del fine comune né la diversità di scopo personale, né la diversità dell'utile, ovvero il contrasto tra gli interessi economici che i singoli partecipi si propongono di ottenere dallo svolgimento dell'intera attività criminale".

Non solo. A questo va altresì aggiunto che, "agli effetti della configurabilità del sodalizio D.P.R. n. 309 del 1990, ex art. 74 non è richiesto un patto espresso fra gli associati, ben potendosi desumere la prova del vincolo dalle modalità esecutive dei reati-fine e dalla loro ripetizione, dai rapporti tra gli autori, dalla ripartizione dei ruoli fra i vari soggetti in vista del raggiungimento di un comune obiettivo e dall'esistenza di una struttura organizzativa, sia pure non particolarmente complessa e sofisticata, indicativa della continuità temporale del vincolo criminale" (sentenza n. 40505/2009).

"Riassumendo in punto di diritto: l'associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti si concretizza ogniqualvolta tra tre o più persone si formi, anche di fatto, cioè senza un preventivo accordo formale (Cass. pen. sez. 1, 23424/02; Cass. pen. sez. 1, 3133/1998), un patto, che ha in sé la cosiddetta affectio societatis, in forza del quale tutti gli aderenti sono portati ad operare nel settore del traffico della droga, nella consapevolezza che le attività proprie ed altrui ricevano vicendevole ausilio e tutte insieme contribuiscano all'attuazione del programma criminale. (...) Pertanto, ciò che rileva non è un accordo consacrato in atti di costituzione, statuto, regolamento, iniziazione o in altre manifestazioni di formale adesione, e neppure una cassa comune ma l'esistenza, di fatto, della struttura prevista dalla legge, in cui si innesta il contributo apportato dal singolo nella prospettiva del perseguimento dello scopo comune (Cass. pen. sez. 6, 3846/2000) che finisce col dare corpo e sostanza all'affectio societatis stessa".

"La diversità di scopo personale infatti non è per nulla ostativa alla realizzazione del fine comune, che è quello di sviluppare il commercio degli stupefacenti per conseguire sempre maggiori profitti. Né l'associazione criminosa può essere impedita dalla diversità dell'utile che i singoli partecipi si propongono di ricavare, oppure da un contrasto degli interessi economici di essi, posto che né l'una, né l'altro sono di ostacolo alla costituzione ed alla persistenza del vincolo associativo. Importante è infatti, come si è verificato nella specie, che colui che opera come acquirente sia stabilmente disponibile a ricevere le sostanze, assumendo, così, una funzione continuativa, che trascende il significato negoziale delle singole operazioni, per costituire un elemento della complessa struttura che facilita lo svolgimento dell'intera attività criminale (Cass. pen. sez. 5, 10077/1997)".



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati