Legislazione e Giurisprudenza, Impresa, società, fallimento -  Tarantino Gianluca - 2014-10-18

TRASFERIMENTO DI AZIENDA ED OPPONIBILITA' AI TERZI - Trib. Roma, 15.5.2014 - Gianluca TARANTINO

Ai sensi dell'art. 2556 c.c. i contratti che hanno ad oggetto il trasferimento ovvero il godimento dell'azienda debbono depositati per l'iscrizione nel registro delle imprese e ciò per renderli conoscibili ai terzi ed in particolare ai creditori della medesima.

Con la pronuncia in commento, il Tribunale di Roma precisa le formalità necessarie per l'opponibilità ai terzi del contratto di trasferimento di azienda, ritenendo necessario, in merito al profilo de quo, che tale contratto debba essere iscritto nel registro delle imprese.

Analogamente, in precedenza, la Cassazione si era espressa nel senso che:

"In ipotesi di trasferimento della proprietà o del godimento dell'azienda non accompagnato da pubblicità formale (nel caso in cui essa sia legislativamente imposta) o comunque «di fatto», idonea a rendere noto al pubblico l'avvenuto trasferimento, l'imprenditore cedente è, in forza del principio dell'apparenza del diritto, responsabile per le obbligazioni assunte dal cessionario ed è, quindi, passivamente legittimato nella controversia promossa, in relazione a quelle obbligazioni, dal terzo in buona fede, il quale, ignaro della cessione, abbia ragionevolmente ritenuto di aver trattato con il cedente stesso o con persona munita del potere di rappresentarlo; la ricorrenza in concreto dei presupposti per l'applicazione del suddetto principio dell'apparenza del diritto (uno stato di fatto non corrispondente allo stato di diritto; il convincimento dei terzi - derivante da errore scusabile e, come tale, immune da colpa - che lo stato di fatto rispecchi la realtà giuridica sì da indurli a regolare la loro condotta nella sfera del diritto, facendo affidamento su una situazione giuridica non vera ma apparente) costituisce valutazione di merito, incensurabile in cassazione se immune da vizi logici e giuridici". (Cass. civ., sez. III, 11-02-2005, n. 2838)

Sul punto, è opportuno precisare che il dato normativo distingue nettamente tra la forma necessaria per la validità del trasferimento e la forma richiesta ai fini probatori e per la conseguente opponibilità. In merito al primo punto, i contratti che hanno per oggetto il trasferimento della proprietà sono validi solo se stipulati con l'osservanza "delle forme stabilite dalla legge per il trasferimento dei singoli beni che compongono l'azienda o per la particolare natura del contratto". Mancando, quindi una autonomina disciplina per la circolazione dell'azienda, il trasferimento di ciascun bene segue il regime dettato in via generale.

Tale forma non è richiesta per le piccole imprese, in quanto

"Per il combinato disposto degli art. 2556, 2202, 2083 c.c., non è necessaria la prova scritta dei contratti aventi ad oggetto il trasferimento della proprietà o del godimento di una azienda di piccolo commercio, non essendo la stessa soggetta a registrazione" (Cass. civ., sez. II, 26-11-1997, n. 11851)

Quanto al secondo punto, è poi previsto che gli atti di trasferimento dell'azienda debbano essere provati per iscritto; il che non incide sulla validità inter partes del negozio traslativo ma impedisce, ad esempio, in caso di controversia giudiziaria, alle parti (ma non ai terzi), ai sensi dell'art. 2725 c.c., di avvalersi della prova testimoniale per prova tale contratto.

Tale limitazione presenta, comunque, aspetti alquanto peculiari, visto che:

"In tema di promessa di pagamento, i limiti alla prova testimoniale, desumibili dall'art. 2556, 1º comma, c.c. (in forza del quale i contratti aventi ad oggetto il trasferimento della proprietà o del godimento di un'azienda debbono essere provati per iscritto), operano solo quando sia dedotto, come fonte di obblighi, direttamente e specificamente il contratto e la parte chieda in giudizio l'accertamento o l'adempimento del suo credito; quando, però, la pretesa creditoria si fondi su una promessa di pagamento o su una dichiarazione ricognitiva di debito, in cui la causa non venga neppure enunciata, come il promittente, allo scopo di superare la presunzione di esistenza del rapporto sottostante (art. 1988 c.c.), non incontra alcun limite probatorio, e può provare con testimoni l'inesistenza o l'estinzione del rapporto giuridico assunto a causa della promessa, così il destinatario della promessa medesima può contrastare con qualsiasi mezzo istruttorio i risultati della prova prevista dalla controparte, e, quindi, far ricorso alla prova per testimoni contraria, anche se essa abbia ad oggetto un contratto per cui sia richiesta la forma scritta ad probationem (nella specie, trasferimento di azienda), quale fonte dell'obbligazione cui la deliberazione si riferisce, tenuto conto che, in questa situazione, il contratto stesso viene dedotto solo per esigenze difensive, quale mezzo al fine di consentire alla promessa di pagamento di spiegare i suoi effetti" (Cass. civ., sez. I, 22-03-2005, n. 6191)



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