Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Bucci Elisa - 2014-01-09

TRASFUSIONI ALLESTERO, INDENNIZZO ITALIANO – Cass. 28435/2013 - Elisa BUCCI

Il Ministero della Salute veniva condannato al pagamento dell"indennizzo in conseguenza di malattia contratta a seguito di trasfusioni e somministrazioni di emoderivati effettuati nell"ambito di struttura sanitaria estera. Si trattava infatti, secondo i giudici di merito, di assistenza sanitaria indiretta autorizzata dal S.S.N. e la prestazione sanitaria all"estero era equivalente a quella eseguita in Italia.

Con la sentenza in esame, la Corte di Cassazione richiama la decisione della Corte Cost. n. 118/1996 che ha distinto tre tipologie di conseguenze derivanti dalla menomazione alla salute in seguito a trattamenti sanitari: 1) il diritto al risarcimento pieno del danno ex art. 2043 e ss c.c.; 2) il diritto ad un equo indennizzo ex art. 32 Cost. in collegamento con l"art. 2 Cost ove il danno sia derivato da adempimento di un obbligo legale; 3) il diritto a misure di sostegno assistenziale ex art. 38 e 2 Cost. disposte dal legislatore nell"ambito dell"esercizio, costituzionalmente legittimo, dei suoi poteri costituzionali.

Secondo la Corte il caso di specie rientra nella terza ipotesi.

La norma dell"art. 3 comma 6 Legge 210/1992 guarda alla condizione obiettiva del cittadino e non detta alcuna limitazione con riferimento al luogo dove sia eseguita la prestazione . L"indennizzo ha natura assistenziale e consiste in una misura economica di sostegno collegata ad una situazione di menomazione obiettiva della salute derivante da prestazione ospedaliera. Rileva unicamente il nesso eziologico tra somministrazione di sangue (ed emoderivato) ed il pregiudizio alla salute, prescindendosi da imputazione di responsabilità.

Ciò che interessa è la situazione patologica del beneficiario e la circostanza che il contagio sia avvenuto per trasfusione effettuata nel corso di intervento chirurgico in struttura sanitaria estera non assume significato scriminante rispetto al riconoscimento del beneficio.

Invero, in alcuni casi la legge italiana autorizza i cittadini a curarsi all"estero e in tali casi le limitazioni alla concessione del beneficio in funzione del luogo dell"intervento configurerebbero un vulnus nella sfera di protezione della salute del cittadino provocando da un lato la menomazione di un diritto costituzionalmente protetto anche nell"interesse della collettività e dall"altro la diminuzione delle tutele che la legge appresta.

La Corte, pertanto, respinge il ricorso.



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