Articoli, saggi, Generalità, varie -  Gasparre Annalisa - 2014-07-17

TRASPARENZA DELLA P.A. E MOTIVAZIONE DEI PROVVEDIMENTI - Annalisa GASPARRE

Il principio di trasparenza non è altro che uno dei "precipitati" del principio - consacrato nella Carta costituzionale - dell'imparzialità e del buon andamento della P.A. (art. 97 Cost.).

Oggetto specifico di una recente normativa (d.lgs. 33/013), il principio in parola ha lo scopo dichiarato di favorire forme di controllo diffuso sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle pubbliche risorse. La norma di apertura del decreto, con una formula definitoria ed enfatica, si sofferma sul fondamento della disciplina e sugli scopi che essa si prefigge e afferma che la trasparenza concorre ad attuare il principio democratico e i principi costituzionali di uguaglianza (art. 3 Cost.), imparzialità, buon andamento, responsabilità, efficacia ed efficienza delle risorse nonché di integrità e lealtà nel servizio alla Nazione (artt. 97 e 98 Cost.) da parte dei pubblici impiegati.

La normativa di riferimento è articolata in una parte generale e in una parte più specifica che analiticamente si occupa di quali siano gli obblighi di pubblicazione, da parte della P.A., a seconda di quale sia l'oggetto (uso risorse pubbliche, prestazioni offerte e servizi erogati, organizzazione e attività della P.A., settori speciali, quale il servizio sanitario).

Nella parte "comune" si trovano importanti principi generali quale quello della pubblicità e della conoscibilità dei documenti, delle informazioni e dei dati oggetto di pubblicazione obbligatoria, principi che si concretizzano in obblighi di pubblicazione e, in caso di omissione in tal senso, della possibilità di procedere alla richiesta di accesso civico.

Per converso, sono previsti altresì limiti alla trasparenza (art. 4 d.lgs. cit.).

Il valore che si è inteso dare al principio di trasparenza supera la sfera programmatica pura per concretizzarsi in un importante obbligo di redigere, da parte della P.A., un programma triennale da aggiornare annualmente. Tale programma deve definire modi, misure e iniziative, anche di tipo organizzativo, per assicurare la regolarità e la tempestività dei flussi informativi (che costituiscono la premessa logica e cronologica indispensabile ad ogni tentativo di dare adeguata soddisfazione al principio di trasparenza) nonché i tempi di attuazione, le risorse e gli strumenti di verifica sull'efficacia del programma medesimo.

Inoltre, la trasparenza assume anche il ruolo di fondamentale canone per determinare standard di qualità dei servizi pubblici da adottare con le carte dei servizi.

A completare l'impianto normativo, infine, è prevista la figura del Responsabile per la trasparenza che è individuato nel soggetto che svolge la funzione di responsabile per la prevenzione della corruzione di cui alla legge 190/2012, deputato, perciò, a svolgere anche tale incarico.

A chiusura, la disciplina prevede le conseguenze sanzionatorie in caso di violazione degli obblighi di trasparenza stabilendo che dette violazioni sono fonte di responsabilità dirigenziale e sono valutate ai fini della corresponsione della retribuzione di risultato e del trattamento economico accessorie.

Il principio di trasparenza è anche presupposto alla disciplina sull'accesso ai documenti amministrativi (L. 241/90), attività definita dall'art. 22 l. cit. quale principio generale dell'attività amministrativa finalizzato a favorire la partecipazione e ad assicurare l'imparzialità e la trasparenza, nonché aventi rilevanti finalità di interesse pubblico (che, poi, sono quelle esplicitate nel d.lgs. 33/2013). Incidentalmente, si noti che la disciplina in tema di pubblicazione ivi contenuta è stata abrogata per effetto del d.lgs. 33/2013 e qui trasfusa.

A riprova del collegamento accennato, è da rilevare che un ulteriore presidio al rispetto del principio di trasparenza cui deve uniformarsi la P.A. è dato dall'obbligo di motivazione del provvedimento emanato dalla P.A., obbligo esplicitato dall'art. 3 L. 241/90 e relativo ad uno dei passaggi obbligati del procedimento amministrativo. E' infatti previsto che tutti i provvedimenti, ad esclusione di quelli normativi e a quelli a contenuto generale, devono essere motivati. L'obbligo di motivazione consente di controllare l'iter e la decisione assunta e cristallizzata nel provvedimento, di talché, per non essere generica, apparente o comunque insufficiente, la motivazione deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche sottese alla decisione della P.A., tale da evidenziare anche il contenuto degli atti istruttori (e così verificare anche l'attività procedimentale svolta dal responsabile del procedimento).

Uno dei terreni elettivi delle disquisizioni in tema di sufficienza della motivazione è l'ambito concorsuale, specie per l'accesso a determinate professioni. In giurisprudenza, pi volte si è affermato, ad esempio, che la votazione solo numerica sia sufficiente a motivare nel merito il passaggio o meno ad ulteriore fase di valutazione perché comunque idonea ad esprimere il gradimento dei commissari circa lo svolgimento della prova in termini di sufficienza/insufficienza con un graduato apprezzamento in termini numerici.

In sede di verifica di legittimità l'obbligo di motivazione rileva perché le censure che riguardano la motivazione sono proponibili attraverso la contestazione del vizio di eccesso di potere (di cui rappresentano una figura sintomatica) e di violazione e falsa applicazione di legge (cioè, dell'art. 3 L. 241/90). Se la motivazione è assente, insufficiente, carente eccetera, il provvedimento amministrativo può essere travolto dall'annullamento da parte del G.A.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati