Legislazione e Giurisprudenza, Separazione, divorzio -  Redazione P&D - 2014-01-10

TRATTI DI PERSONALITA' E SEPARAZIONE GIUDIZIALE- Trib. Milano, sez. IX, 17.7.2013

Fondare una domanda di addebito in caso di separazione giudiziale appellandosi ai c.d. "tratti di personalità" del coniuge non è ammissibile. Lo ha statuito a chiare lettere il Tribunale di Milano nella sua sez. IX con sentenza del 17 luglio 2013, precisando che per «tratti di personalità» si intedono quegli atteggiamento del coniuge che sono quei modi di pensare, agire, conoscere, rapportarsi con il mondo esterno, caratterizzati da una  permanente stabilità. Essi sono sostanzialmente presenti in (quasi) tutte le fasi della vita di una persona, caratterizzandone, appunto, il suo modo di essere (descritti, ad esempio, in termini di: autoritarismo, carenza empatica nei confronti dei figli e della moglie, tendenza al controllo, ambiguità comunicativa, oscillazioni di umore). Tali tratti non solo sono costanti ma, proprio  in quanto tali, sono da subito manifesti, palesi, sì che la scelta di vivere con una persona è la scelta di vivere con i suoi tratti di personalità salvo, ovviamente, che essi si modifichino sensibilmente diventando, eccessivamente, rigidi e non più flessibili (sia pure non necessariamente virando in disturbi di personalità ovvero in stati psicotici) finendo per incidere negativamente sulla qualità della vita di coppia rendendola intollerabile. I tratti di personalità, poiché conosciuti dal coniuge prima del matrimonio, non possono, quindi, essere invocati per la domanda di addebito nellaseparazione giudiziale.

In allegato il testo della sentenza del Tribunale di Milano, sez. IX, 17 luglio 2013.



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