Changing Society, Intersezioni -  Pant√® Maria Rosa - 2017-02-20

Tre felicità – Maria Rosa Panté

I

Perché alla fine io penso

che vuoto sia l"inferno

e per tutti ci sia misericordia.

Privilegio di Dio.

E questo ho imparato: quando desidero

che un altro essere soffra,

per quanto la sua vita sia crudele,

perdo un pezzo di mia felicità.

II

Sentirsi buoni nell"aria assolata

del mezzogiorno, quando

s"è salutato il cane e

udito lo stormire delle foglie.

Sentirsi buoni e avere la paura,

panica, di tanta approssimazione

alla felicità. Sentirsi buoni

per poco per paura del mistero

del bene. Che impaura

perché mutevole. Solo a pensarlo

è già altra cosa. Fenomeno quantico

per eccellenza. Sentirsi buoni oggi

quando ieri si era meschini. È ben vero

per essere buoni

bisogna non saperlo.

III

Attendo la felicità selvaggia

Sto seduta sul masso nel canneto

fra arbusti spinosi e rami spezzati

Aspetto la felicità selvaggia:

è la gatta con la coda rigonfia

di paura e bellezza,

di libertà. Felicità selvaggia

la sua e la mia nell"attimo gaudioso

di lei che appena appena s"avvicina

per subito fuggire.

Ho imparato ad ascoltare il rumore

sottile della sua corsa. Felice.

19 febbraio 2017



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