Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Gasparre Annalisa - 2014-12-31

​TRUFFA (E NON SOLO) PER CUCCIOLO CONDANNATO A MORTE - Trib. Trento, 7.10.2014 - Giud. La Ganga - Annalisa GASPARRE

La sentenza che si segnala riguarda un caso di acquisti on line. Nello specifico, l'aspirante acquirente aveva cercato un annuncio di vendita di un cucciolo sulla rete, vendita che poi si era perfezionata con la consegna del cane in cambio di denaro.

Le peculiarità della cessione interessano il diritto penale perchè si accertava che: 1. l'aspirante venditore forniva generalità false al primo incontro; 2. non era un allevatore professionale (nonostante tale si dichiarasse) nè un commerciante di animali; 3. un controllo sulle vere generalità - anche su internet - rivelava che il soggetto era stato già segnalato per attività poco cristalline; 4. il cane presentava caratteristiche non solo diverse da quelle reali ma totalmente contraddittorie rispetto alle rassicurazioni e alle promesse fatte dal venditore, tanto che decedeva pochi giorni dopo la consegna per una malattia che covava da tempo e per la quale sarebbe bastato effettuare le vaccinazioni; 5. gli artifici e i raggiri proseguivano con la consegna di documentazione non corrispondente al vero e che doveva servire a rassicurare ulteriormente circa la veridicità dell'impianto mendace pianificato.

L'accusa è di truffa. In particolare il capo d'accusa addebitava all'imputato la condotta consistente in "artifici e raggiri consistiti nel porre in vendita un cucciolo di cane razza labrador sul sito subito.it, promettendo che il quadrupede era vaccinato a norma e debitamente dotato di microchip, ed iscritto all'Anagrafe Canina Nazionale, elementi successivamente risultati non corrispondenti alla verità; infatti, alcuni giorni dopo il cucciolo moriva come da referto veterinario e il motivo del decesso veniva attribuito alla mancata vaccinazione contro la Parvovirosi malattia altamente contagiosa e mortale per gli animali" così inducendo in errore la vittima che consegna una somma di denaro, e infine ottenendo l'evento tipico previsto dalla norma incriminatrice, ovvero l'ingiusto profitto con altrui danno.

La morte del povero cane avveniva per grave gastroenterite emorragica. Si accertava che lo stato della malattia era avanzato sicché il cane aveva le "ore contate" ipotizzando che non solo non fu effettuato il "richiamo" dovuto nel caso di cuccioli, ma che con buona probabilità neppure era stata fatta la prima vaccinazione: ciò affermava il veterinario sulla base dell'età del cane, della fallacità delle registrazioni vaccinali, dei sintomi e del rapido decorso della malattia fino all'exitus.

Dal punto di vista patrimoniale, pur consapevole delle proprie omissioni di "venditore", e anzi realizzando veri e propri artifici e raggiri, l'imputato otteneva il considerevole importo di Euro 800,00 nonostante fosse ben conscio che il "valore" del cane era destinato ad azzerarsi in breve tempo. Le omissioni rappresentavano una condanna a morte.

Il Giudice segnala che nei comportamenti descritti non può ravvisarsi il meno grave reato di frode in commercio che si realizza quando si vende qualcosa avente caratteristiche e qualità diverse da quelle effettive, atteso che nel caso di specie l'imputato aveva fatto ampio ricorso ad artifici e raggiri per rendere convincenti le proprie false asserzioni e rassicurazioni.

La condanna - non soggetta a sospensione condizionale - è di 1 anno di reclusione e 500 euro di multa, oltre al pagamento delle spese processuali.

Non è tutto.

Arrivando fino in fondo si scopre con piacere l'attenzione riguardo ad un interrogativo che mi ha accompagnato per tutta la lettura del provvedimento: e il cane? Nessuna tutela simbolica per lui? E' solo una questione patrimoniale?

Ignoro come siano andate le cose in dibattimento e da chi sia partita l'iniziativa ma apprendo - con infinita gratitudine - che il Giudice ha disposto la trasmissione degli atti alla Procura per le ipotesi di reati contro gli animali affermando un principio tanto importante quanto misconosciuto e poco applicato: i reati contro gli animali possono realizzarsi sia in condotte commissive, quali quelle tenute dall'imputato nei confronti del cucciolo, che in quelle omissive consistite nelle omesse vaccinazioni. Si rinvia alla sentenza Cass. pen. 32837/2013 sulla rilevanza delle omissioni eziologicamente ricollegabili alle lesioni o alla morte dell'animale. Volendo, può essere letta su Dirittoegiustizia.it con nota del 30 luglio 2013 della scrivente (La buona fede non basta ad escludere il maltrattamento di animali se le cattive condizioni di vita sono frutto di consapevolezza).

Una sentenza che merita di essere letta per esteso.

Un consiglio e una preghiera? I cani non si comprano. Si alimenta un commercio speculativo che prima o poi produce questi risultati (gli altri sono il commercio da paesi dove 'l'allevamento' costa meno oppure la 'selezione' che è fatta in taluni allevamenti - vedi recente caso segnalato da Striscia la notizia, allevamento di Vergato). Gli animali sentono, soffrono, muoiono. Non sono un'automobile o un gioiello per cui è sufficiente la 'garanzia' e il risarcimento.

Trib. Trento, Sent., 07-10-2014

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE DI TRENTO

Il Tribunale, in composizione monocratica, presieduto dal Giudice dr. MARCO LA GANGA alla pubblica udienza del 29.09.14 ha pronunciato e pubblicato mediante lettura del dispositivo la seguente

SENTENZA

nel procedimento penale

CONTRO

G.C. codice fiscale (...) nato a B. il (...), ivi residente in via M. n.  ed elettivamente domiciliato in Bolzano in ___________ presso lo studio dell'Avv. ___________- del Foro di Bolzano

difeso di fiducia dall'Avv. _______ - LIBERO ASSENTE

IMPUTATO

Del reato p. e p. dall'art. 640 c.p. perché con artifici e raggiri consistiti nel porre in vendita un cucciolo di cane razza labrador sul sito subito.it, promettendo che il quadrupede era vaccinato a norma e debitamente dotato di microchip, ed iscritto all'Anagrafe Canina Nazionale, elementi successivamente risultati non corrispondenti alla verità; infatti alcuni giorni dopo il cucciolo moriva come da referto veterinario e il motivo del decesso veniva attribuito alla mancata vaccinazione contro la "Par​vovirosi" malattia altamente contagiosa e mortale per gli animali; induceva in errore C.B., la quale gli dava 370,00 Euro come caparra e successivamente in concomitanza con la consegna del cane, ulteriori Euro 430,00 direttamente nelle mani dello stesso; ottenendo un ingiusto profitto con altrui danno.

in Mezzocorona (TN) luogo di consegna dell'animale il 21/01/2013

Fatto da cui risultano offesi interessi giuridicamente tutelati di:

- C.B. nata il (...) a B. e residente a E. (B.) in via L. C. B. nr. ;

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

A seguito di querela presentata il 26.1.2013 da C.B. e di citazione diretta da parte del PM, G.C. veniva tratto a giudizio davanti a questo Tribunale imputato come da epigrafe. Assunte le prove ammesse, in esito al giudizio, ritiene questo giudice provata la responsabilità dell'imputato in ordine al reato a lui ascritto. Emerge dalla querela e dalla istruttoria dibattimentale sia orale che documentale, che nel gennaio 2013 C.B. leggeva sul sito internet di annunci commerciali "subito.it" l'offerta in vendita di un cucciolo di cane razza labrador. Essendo intenzionata all'acquisto, la C. interpellava il venditore tramite il numero di telefono cellulare che compariva nell'annuncio e col medesimo concordava un incontro per il 21 gennaio 2013 presso il parcheggio antistante la Stazione ferroviaria di Mezzocorona. All'appuntamento il venditore si presentava con il cucciolo di cane e la querelante si convinceva al suo acquisto, versando un acconto di 370,00 Euro, con l'intesa che la consegna materiale del cane e il saldo sarebbero stati reciprocamente corrisposti nello stesso luogo il successivo 24 gennaio, per dar tempo al venditore di regolarizzare il cane sotto il profilo delle vaccinazioni e della microchip.

In occasione di quel primo appuntamento il venditore dava le generalità di C.B. e rilasciava alla C. una ricevuta (regolarmente versata in atti) in cui nuovamente si qualificava come C.B., attestava di ricevere un acconto di 370,00 Euro e si impegnava a consegnare successivamente il cane "con il microchip, vaccinato e sverminato".

Il successivo 24/01/2013 avveniva la consegna del cucciolo di labrador da parte dell'imputato il quale, presentandosi sempre come allevatore professionale di cani, questa volta dava le generalità di C.G.; al medesimo la C. consegnava il saldo di 430,00 Euro per un totale di 800,00 Euro.

In quella stessa occasione il G. assicurava che il cane era vaccinato, sverminato e provvisto di microchip e consegnava un contratto di vendita, riportante però l'anno 2012, e un libretto sanitario internazionale del cucciolo (anche questi prodotto in atti), nel quale un veterinario di Padova certificava che l'animale era stato vaccinato il 19/12/2012. La querelante, come dalla stessa riferito, per l'euforia del momento, non si avvedeva che il contratto riportava l'anno precedente, mentre notava che il cucciolo era molto meno vispo di quello visto tre giorni prima..

La sera stessa del 24 gennaio, portato il cucciolo a casa, la C. si accorgeva che lo stesso non stava bene, in quanto rifiutava il cibo; successivamente, nel corso della notte, il cane iniziava ad avere vomito e diarree misti a sangue. La C. la mattina successiva inseriva in internet il nome dell'imputato, riscontrando i molti casi segnalati di comportamenti illeciti del medesimo. A quel punto portava il cane dal veterinario il quale intuiva che poteva trattarsi di parvovirosi canina, per cui apprestava le necessarie cure all'animale trattenendolo presso il proprio centro clinico. Nonostante le cure, dopo qualche giorno il cane decedeva.

Nel certificato del veterinario si attesta che il cucciolo era deceduto per grave gastroenterite emorragica, che lo stesso era privo di microchip e che il libretto sanitario indicava l'effettuazione di una vaccinazione eptavalente eseguita il 19.12.2012 ma non il successivo richiamo da effettuarsi a distanza di 21 giorni e, quindi, entro il 9-10 di gennaio 2013.

Il maresciallo dei C.S.F. ha confermato i propri accertamenti sul caso, che collimano con quelli riportati dalla persona offesa. Il teste ha riferito che il G. è persona che non risulta avere un proprio allevamento e che ha numerosi precedenti di polizia per truffe dello stesso genere.

In esito all'istruttoria dibattimentale, appare accertata col dovuto grado di certezza la colpevolezza dell'imputato.

La condotta del medesimo risulta infatti improntata da vari artifici e raggiri idonei a trarre in inganno la persona offesa e a provocare un danno patrimoniale alla stessa con equivalente profitto per l'autore.

Tale condotta risulta caratterizzata sin dall'inizio da bugie e silenzi : G. si presenta come allevatore professionale, circostanza rivelatasi non vera, fornisce le false generalità di B.C., stratagemma questo avente il duplice effetto di impedire alla C. di verificare su internet le numerose denunce e lamentele nei suoi e di rendere più difficoltosa l'identificazione del responsabile.

La condotta fraudolenta è proseguita con il fornire all'acquirente un contratto di vendita riportante l'anno precedente (così da poter in futuro evitare contestazioni circa le vaccinazioni che si devono compiere nei primi mesi di vita dell'animale) e un libretto sanitario idoneo a trarre in inganno circa l'effettuazione delle prescritte vaccinazioni e richiami.

Infatti il libretto, nell'apposita pagina, reca l'indicazione di un vaccino polivalente somministrato il 19 dicembre 2012 e subito sotto la data del 9 gennaio 2013 con l'indicazione di vaccinazione prevista. Peraltro a fianco di ognuna delle suddette date compare una sigla apparentemente riferibile al veterinario il cui timbro risulta apposto stessa pagina. Anche gli adesivi riferiti ai vaccini somministrati coprono sia la casella della prima che quella della seconda vaccinazione.

Nell'ultima pagina del libretto vi è poi l'annotazione riportante la dicitura di cane "sverminato il 18.11.2012, il 18.12.2012 e il 10.1.2012", data quest'ultima evidentemente falsa perché il cane in allora non era ancora nato e che se invece -come si deve dedurre - riferita al 10.1.2013 induce chi legge a ritenere che in tale data fossero stati fatti tutti i necessari richiami, compreso quello contro la parvovirosi.

A togliere ogni dubbio al riguardo nella malcapitata acquirente vi sono state le ripetute attestazioni orali alla stessa fatte dal G. secondo cui il cucciolo era regolarmente vaccinato, sverminato e con microchip. Mentre quest'ultimo dato è emerso palesemente falso perché il cane è risultato all'esame del veterinario privo di microchip, l'affermare il 21 e 24 gennaio che il cucciolo era regolarmente sverminato e vaccinato significa convincere l'interlocutore che anche la vaccinazione prevista al 9 gennaio era stata fatta.

In effetti anche l'intervallo di tempo preso dall'imputato tra il primo incontro con l'acquirente e quello successivo previsto per la consegna del cane veniva giustificato dal G. per poter procedere alle dovute vaccinazioni.

In realtà da un lato il veterinario ha riferito a C.B. che a suo avviso neppure la prima vaccinazione era stata fatta, dall'altro emerge come G. abbia consegnato all'acquirente un cane in stato di malattia già molto avanzato, tanto da evidenziarne i sintomi a poche ore dalla consegna. L'assenza di microchip non consente neppure di accertare se il cane consegnato fosse lo stesso fatto vedere tre giorni prima e che, secondo la C., denotava ben altra vitalità.

Tale immediata manifestazione di grave malattia dimostra del resto che la vaccinazione del 9 gennaio, almeno quella, non era stata fatta e che il G. consegnava un animale che per tale omissione aveva le ore contate ma che il medesimo invece garantiva come sverminato e vaccinato regolarmente.

In tal modo G. otteneva la ragguardevole cifra di 800,00 Euro vendendo un cane che, per le sue omissioni, era privo di valore in quanto ormai destinato decedere in breve tempo.

G. si è poi ben guardato dal risarcire la vittima.

In tali comportamenti si configurano dunque tutti gli estremi del reato di truffa a carico dell'imputato. Costui non si è limitato a tenere comportamenti che integrano il reato di frode in commercio, vendendo alla persona offesa cane avente caratteristiche e qualità diverse da quelle effettive, ma, per rendere più efficaci e convincenti le proprie false attestazioni, ha fatto ampio ricorso ad artifici e raggiri.

Valutati i parametri soggettivi ed oggettivi posti dall'art. 133 c.p., in particolare l'intensità del dolo e i numerosi precedenti specifici, appare equa una pena di anni uno di reclusione ed Euro 500,00 di multa.

Va disposta la trasmissione degli atti al PM perché valuti se nella condotta dell'imputato si configurino reati contro animali, quali previsti dagli artt. 544 bis e ter o 727 c.p. potendosi ravvisare tali reati sia nelle condotte commissive tenute dal G. nei confronti del cucciolo di labrador che in quelle omissive consistite nelle omesse vaccinazioni (sulla rilevanza di omissioni eziologicamente ricollegabili alle lesioni o alla morte dell'animale vedi Cass. Sez. 3, Sentenza n. 32837 del 27/06/2013 Rv. 255910 e Sez. 3, Sentenza n. 29543 del 09/06/2011 Rv. 250659).

P.Q.M.

Visti gli artt. 533 - 535 c.p.p.,

Dichiara l'imputato colpevole del reato ascritto e lo condanna alla pena di anni uno di reclusione ed Euro 500,00 di multa, oltre al pagamento delle spese processuali.

Dispone trasmettersi copia degli atti al PM in sede per quanto di competenza in ordine ai reati contro gli animali ravvisabili nelle condotte dell'imputato

Motivazione riservata in gg. 60

Così deciso in Trento, il 19 settembre 2014.

Depositata in Cancelleria il 7 ottobre 2014.



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