Changing Society, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2014-12-17

TU CHE VIENI - Giuseppe FEDELI

Tu che vieni

"Io ho un solo confidente, è il silenzio della notte. E perché è mio confidente? Perché il silenzio tace"(S. Kierkegaard, Diapsalmata).

Adesso che viene Natale, mettiamo al bando gli eccessi. Se eccedenza dev'esserci, è l'eccedenza di Senso, che fa tornare la parola alla sua scaturigine prima, il Silenzio: quel silenzio che, profetava Mario Luzi, è il linguaggio del creato in speculo, in aenigmate. A ciò, anche se not politically correct, si accompagna la disciplina delle pulsioni, dell'appetito di avere, dello stordimento di fronte al luccichio del similoro, degli addobbi strabordanti, dei regali fastosi. Siano parche le mense, a gettare una briciola di Carità a chi è stato messo all'angolo dalla Storia, o dal destino. Cogliamo l'occasione per cambiare d'habitus, sì che le stelle abbiano ancora un senso, quello di schiarire il sentiero che battiamo da sempre, attimo dopo attimo, giorno dopo giorno, attraverso il viluppo di strade che urgono dai recessi dell'anima. Silenti, dilaghino la gioia e la speranza. Silenzio, e nessuna concessione alla pastorellerie e alla retorica, e tanto meno al buonismo. Interessiamoci almeno una volta alla sorte degli ultimi, dei diseredati, a chi non ha un tetto sotto cui trovare rifugio, a chi non riesce a trovare un senso all'esistenza, ai sofferenti; limitiamoci a "sfiorare" la gente "per bene", gli omologati del sistema, rifuggendo dai loro sorrisi di circostanza bugiardi e ipocriti. Prendiamo fiera posizione contro la cultura dello scarto e dello spreco, digiunando dagli inganni che ammiccano dai padiglioni sfavillanti di niente. Aspettiamo la Venuta. In silenzio. Davanti al presepe. "Qualcuno sulla pagina del mare/traccia un segno di vita, figge un punto" (Luzi). Se manca la coreografia naïve, saranno le emozioni, i pensieri umbratili pudichi, che viaggiano lungo le traiettorie del tempo, a supplirvi. Finestre dell'anima su un orizzonte che non ha fine. Muraglie infrante. Perché è nella desertitudine dell'anima che si coglie lo splendore, il lampo della Nominazione Ultima, quella che non ha nome perché non è dicibile: "Non nel tacere Dio parla/ma nel silenzio del silenzio, quando/non sbatte l"ali l"anima ma plana/abbandonata nel suo indicibile spazio./Ogni luce raccogli alla sua ombra,/fatti attesa continua finché un passo/giunga dal vuoto dell"inevidenza"(R. Barsacchi). Ma Gesù viene in mezzo a noi, è con noi, e possiamo chiamarlo per nome:

Lo trovi nelle mense dei senzatetto,

nel fiato di un bambino che guarda rapito

di là dei vetri appannati

la neve che cade;

Lo trovi nella carezza di dita scarne e rugose,

in quegli occhi acquosi

che sanno di primavere e dolori,

del passato e del presente,

e talvolta di quel che verrà.

Natale non alberga nei padiglioni dorati

nelle interfacce virtuali

e nei clic compulsivi,

ma in uno sguardo di condivisione,

nelle lacrime mute senza speranza,

nella speranza che si accende in un sorriso terso

Giuseppe Fedeli



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