Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2016-07-12

Tubi conduttori e distanze: lirrilevanza dell'esistenza o meno di un muro divisorio sul confine - Riccardo Mazzon

Chi vuole installare tubi conduttori comprese le grondaie, a prescindere da eventuali accorgimenti tecnici idonei ad impedire infiltrazioni, ovvero tubi conduttori di gas, et similia (e loro diramazioni), deve osservare la distanza di almeno un metro dal confine.

Precisato che

"la disciplina posta dal cpv. dell'art. 889 c.c. secondo cui per i tubi d'acqua pura e lurida e per quelli di gas, deve osservarsi la distanza di almeno un metro dal confine, è applicabile anche ai tubi di riscaldamento e circolazione d'acqua, esclusione fatta per i tubi di un edificio condominiale" Cass. 04.3.83, n. 1625, RGE, 1983, I, 752; DGA, 1984, 360 (si veda, amplius, il volume "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto)

con la conseguenza che

"quando si appongono i tubi di acque fognarie violando la distanza legale minima di un metro dal confine, prevista dall'art. 889 comma 2 c.c., si applica la "property rule" di cui all'art. 872 comma 2 c.c., in base alla quale il contravventore viene condannato ad eseguire la riduzione in pristino e, quindi, ad apporre i tubi alla distanza minima prevista dalla legge" Trib. Monza 15.12.04, ReGiu, 2005

nonché precisato altresì che

"l'obbligo di rispettare la distanza di un metro dalla proprietà altrui per colui che vuole mantenere un tubo, in cui corre una sostanza liquida o gassosa, installato sia in terra, sia sottoterra, sia su una parete perimetrale di un edificio, sussiste anche se il confine non è con un altro fondo privato, ma con una pubblica via" Cass. 26.9.00, n. 12738, GCM, 2000; GBLT, 2001, 154

la giurisprudenza è concorde nel ritenere che

"il principio della assoluta irrilevanza dell'esistenza o meno di un muro divisorio sul confine, ancorché letteralmente limitato alle distanze considerate per i pozzi, cisterne ecc., dal comma 1 dell'art. 889 c.c., riguarda anche le distanze considerate per i tubi di acqua, gas e simili dal comma 2 della stessa norma" Cass. 12.2.80, n. 1013, GCM, 1980, 2.

Infatti,

"l'art. 889 comma 2 c.c. - il quale stabilisce che i tubi di acqua pura o lurida, per quelli di gas " e simili " deve osservarsi la distanza di almeno un metro dal confine e, in quanto lex specialis rispetto alle norme regolanti l'uso delle cose comuni nella comunione in generale (art. 1102 c.c.), è applicabile pure nell'ipotesi di esistenza sul confine di un muro divisorio comune, salva la derogabilità negli edifici condominiali per incompatibilità dell'osservanza della suindicata distanza con la struttura stessa di tali edifici e con la particolare natura dei diritti e delle facoltà dei condomini - opera anche (eccettuata detta deroga) per i tubi dell'impianto di riscaldamento a circolazione d'acqua, poiché, data la dizione " e simili " (che non compare nel comma 1), riferibile non solo ai tubi di gas, bensì pure a quelli d'acqua, l'elencazione di cui alla norma in questione deve ritenersi esemplificativa" Cass. 4.3.83, n. 1625, GCM, 1983, 3; FI, 1983, I, 1926

in quanto

"lo scopo perseguito dall'art. 889 c.c. nel fissare la distanza minima per pozzi, cisterne, fosse e tubi è di evitare al vicino il danno potenziale, presunto in via assoluta, che da tali installazioni potrebbe derivare se fossero poste a distanza inferiore. È perciò indifferente, ai fini dell'osservanza della norma, che sul confine vi sia un muro divisorio di proprietà esclusiva di uno dei confinanti, o di proprietà comune. In tali ipotesi la distanza va misurata dal confine e non dal muro, sicché, ove lungo il confine vi sia, al momento dell'esecuzione delle opere, un muro di proprietà esclusiva di colui che fa le opere o installazioni, lo spessore del muro andrà compreso nella distanza voluta dalla legge e non potrà, successivamente, il vicino, acquistando, la comunione forzosa del muro, esigere la rimozione e il distanziamento delle opere o delle tubazioni, perché, esse, quando furono eseguite e installate, erano pienamente legittime" Cass. 3.4.79, n. 1895, GCM, 1979, 4

La normativa del codice civile, sul punto, risulta innovativa, rispetto al vecchio codice:

"a differenza della disciplina dettata dall'art. 573 del c.c. del 1865, il quale stabiliva per l'impianto di tubi il rispetto delle distanze solo se sul confine esisteva un muro comune od altrui e, conseguentemente, non prevedeva un obbligo di distanza nel caso in cui sul confine esistesse un muro di proprietà esclusiva del proprietario dei tubi, l'art. 889 c.c. vigente impone il rispetto della distanza anche se sul confine vi sia un muro di proprietà esclusiva di chi appone le tubazioni" Cass. 12.2.80, n. 1013, GCM, 1980, 2.



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