Articoli, saggi, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2013-12-02

TURISMO SANITARIO: A CHE PUNTO SIAMO? – Alceste SANTUARI

La legge di delegazione europea 2013, 6 agosto 2013, n. 96, Allegato B, indica, tra le direttive di cui all"art. 1, commi 1 e 3, da implementare nel nostro ordinamento a mezzo di un apposito decreto legislativo, anche la Direttiva 24/2011/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2011, concernente l'applicazione dei diritti dei pazienti relativi all'assistenza sanitaria transfrontaliera. Il termine di recepimento, previsto dalla direttiva, era fissato al 25 ottobre u.s.: il Ministero della Salute italiano ha comunicato nelle scorse settimane che il termine prorogato è il 4 dicembre p.v.

Il ritardo è dovuto sia a difficoltà tecniche sia alla necessaria concertazione che sulla materia salute lo Stato centrale deve realizzare con le Regioni. Avuto riguardo a questo ultimo aspetto, è del tutto evidente che, pertanto, il decreto legislativo che ratifica la direttiva nell"ordinamento italiano non potrà non tenere in debita considerazione l"assetto dei servizi sanitari (e socio sanitari) che caratterizza l"offerta di prestazioni a cui ciascuno cittadino UE può accedere in forza delle previsioni della direttiva in parola.

Di questi argomenti si è discusso nel corso del Convegno "La mobilità dei pazienti. La direttiva 2011/24/UE e il suo impatto nell"Euregio", tenutosi presso la Facoltà di Giurisprudenza dell"Università di Trento in data 29 novembre u.s. (http://www.jus.unitn.it/SERVICES/arc/2013/1129/home.html).

I relatori, italiani e austriaci, hanno evidenziato, tra l"altro, gli aspetti positivi e i profili di criticità collegati alla implementazione della direttiva in parola. Tra i primi vanno richiamati – come ha sottolineato il prof. Carlo Casonato – la possibilità per i cittadini-pazienti comunitari, i quali grazie anche al progresso delle tecnologie (ITC), sono in grado di poter scegliere le "destinazioni" sanitarie presso cui rivolgersi per rispondere alla loro domanda di salute. Tra i secondi rientrano le difficoltà – specie nella situazione di crisi economico-finanziaria che attraversa molti Paesi europei – collegate ai bilanci statali, che – come è noto – sono gravati in larga misura dai costi della sanità pubblica.

Nel quadro della mobilità dei pazienti sopra sinteticamente richiamato, potenzialità specifiche possono essere riconosciute al comparto termale. Le stazioni termali sono ivnero conosciute non solo per l"efficacia delle cure ivi praticate, ma anche per il fascino del luogo, per la qualità dei servizi accessori, nonché per la facilità di raggiungimento delle strutture ospitanti. In questo contesto, il prestigio del centro termale arreca beneficio all"intero territorio circostante, rafforzandone il concetto di destinazione turistica. In termini moderni, si potrebbe affermare, dunque, che la qualità dei servizi erogati (cure termali), la capacità di accoglienza e di benessere diffuso percepito possono contribuire ad incrementare l"appeal della destinazione turistica in cui l"offerta termale è inserita.

La sfida per un adeguato rilancio dei centri termali passa invero da una maggiore validazione scientifica delle proprietà intrinseche delle prestazioni termali e la capacità di offerta turistica che il contesto turistico in cui le terme sono inserite è in grado di contemplare. L"offerta turistica deve poter essere in grado di valorizzare appieno la componente termale, finanche sperimentando nuove formule organizzative e gestionali, finalizzate a migliorare l"attività di promozione turistica a livello locale (marketing territoriale), in uno con il raccordo con le altre stazioni termali. propriamente sportive mirate alla salute dei praticanti. Prima la giurisprudenza della Corte di Giustizia (caso Leichtle, 2004) e successivamente la direttiva 2011/24/UE hanno riconosciuto che per le cure termali non sia necessaria la previa autorizzazione che le autorità sanitarie nazionali sono chiamate a concedere (ancora) in taluni casi di prestazioni sanitarie transfrontaliere. Ciò significa, quindi, che i curisti possono invero muoversi liberamente nel perimetro dell"Unione europea per fruire di cure termali presso centri diversi da quelli presenti nel proprio Paese d"origine. Si aggiunga che le prestazioni termali, per quanto riguarda l"Austria, la Germania e l"Italia, rientrano tra quelle garantite dai servizi sanitari nazionali. Una simile previsione rappresenta un indubbio "vantaggio competitivo" per sviluppare un circuito cross-border di cure termali, scientificamente validate ed erogate presso centri accreditati presso le autorità sanitarie nazionali competenti.

La mobilità dei pazienti riconosciuta a livello comunitario – come ribadito nelle conclusioni del convegno – sembra integrare una contraddizione nell"approccio dell"Unione europea nei confronti degli Stati membri. Da un lato, infatti, l"Europa costringe – come recentemente è avvenuto per l"Italia – gli Stati membri ad approvare leggi costituzionali per raggiungere il pareggio di bilancio. Dall"altro, consente e riconosce quale diritto esigibile che i cittadini UE possano spostarsi liberamente all"interno dei confini dell"Unione per fruire delle cure sanitarie.

Per quanto riguarda, infine, l"ordinamento italiano, il Governo dovrà, alla luce del riparto delle competenze Stato-Regioni in materia di sanità, trovare il giusto equilibrio tra le istanze di budget e la necessità (opportunità) di promuovere sistemi sanitari (anche) territoriali che siano in grado di "attrarre" i cittadini comunitari. Nel comparto termale, l"Italia muove da un vantaggio competitivo che non va sprecato.



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