Legislazione e Giurisprudenza, Matrimonio, famiglia di fatto -  Redazione P&D - 2015-07-23

TUTTI I NODI VENGONO AL PETTINE - OLIARI C. ITALIA: UNA CONDANNA CHE POTEVA ESSERE EVITATA - Sara MENICHETTI

- Le coppie omosessuali hanno le stesse necessità di riconoscimento e di tutela della loro relazione al pari delle coppie eterosessuali.

- Principio sancito nella sentenza emessa il 21 di luglio dalla Corte di Strasburgo (già commentata in rivista).

- Questo principio già precedentemente ribadito dalle sentenze: della Corte Costituzionale, la n. 138/2010 e della Corte di Cassazione, la n. 4184/2012 e nella precedente sentenza della Corte EDU 24/06/2010 Schalk e Kopf c. Austria trova il suo naturale completamento nella sentenza Oliari ed altri c. Italia.

E" recentissima la sentenza della Corte di Strasburgo, tra l"altro già commentata in rivista, che condanna l"Italia per violazione dell"art. 8 nei confronti delle coppie omosessuali.

Sono più di cinque anni che i giudici delle supreme corti nazionali ed internazionali lavorano per far riconoscere uno dei diritti fondamentali della persona nel nostro paese.

Il legislatore italiano ancora una volta riesce a farsi condannare nonostante i giudici della consulta e di legittimità avessero già esplicitamente chiesto, più di una volta, un suo intervento.

Nel nostro ordinamento, infatti, vi sono state negli ultimi anni due sentenze molto importanti sul tema delle unioni omosessuali: una della Corte Costituzionale, la n. 138/2010, che è intervenuta sul tema ben prima della Corte EDU; l"altra della Corte di Cassazione, la n. 4184/2012, che, invece, è successiva alla sentenza 24/06/2010 Schalk e Kopf c. Austria della Corte di Strasburgo.

La sentenza della Corte Costituzionale riconosceva per la prima volta all"unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone - nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge - il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri.

Il Giudice supremo riconoscendo alla coppia tale diritto inviolabile nell'ambito applicativo dell'art. 2 Cost., ribadiva il principio per cui spettava al Parlamento, nell'esercizio della sua piena discrezionalità, individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni suddette, riservandosi, tuttavia, la possibilità d'intervenire a tutela di specifiche situazioni (come è avvenuto per le convivenze more uxorio: sentenze n. 559 del 1989 e n. 404 del 1988.

Da notare che, a distanza di pochi mesi da questa importante decisione della Corte Costituzionale, anche la Corte EDU interveniva sulla questione del matrimonio omosessuale, nella sentenza 24/06/2010 Schalk e Kopf c. Austria, mostrando, pur con qualche differenza di approccio, una certa consonanza di vedute con il Giudice italiano. Nella richiamata decisione, infatti, il Giudice di Strasburgo, pronunciandosi sul tema, osservava che dalla formula utilizzata nell"art. 12 CEDU, non derivi alcun obbligo in capo agli Stati nel senso di provvedere all"estensione dell"istituzione matrimoniale alle coppie omosessuali. Ma riconosceva che le unioni omosessuali, al pari di quelle eterosessuali, rientrano nella nozione di "vita familiare", ai sensi dell"art. 8 CEDU.

In ultima analisi, per la Corte l"art. 12 CEDU in tale sentenza non imponeva, né impediva, agli Stati di garantire il matrimonio alle persone dello stesso sesso, essendo riservata alla discrezionalità dei legislatori nazionali una scelta eventuale in tal senso, dal momento che l"istituto matrimoniale è profondamente radicato nei caratteri culturali propri delle diverse società, e ciò pone il Giudice europeo nell"impossibilità di sostituirsi alle autorità nazionali, le quali si trovano nella condizione migliore per valutare e rispondere ai relativi bisogni della società in questo campo.

Successivamente a tale pronuncia europea il nostro Giudice di legittimità emanava a Sezioni Unite il 15 marzo 2012 la sentenza n. 4184 che pone a fondamento della decisione proprio l"interpretazione data dalla sentenza della Corte EDU.

La sentenza della Corte EDU ha consentito, infatti, alla Corte di legittimità di sancire il principio per cui anche se i componenti della coppia omosessuale che hanno una relazione stabile non possono contrarre matrimonio, né possono trascrivere il matrimonio contratto all"estero, hanno però diritto alla vita familiare e a vivere liberamente come coppia.

Ne consegue che le sentenze della Corte EDU, considerate unitamente al richiamo delle sentenze della Corte Costituzionale e di quella di legittimità, hanno trovato il loro naturale esito nella sentenza Oliari e altri c. Italia della Corte EDU del 21 luglio 2015.

Dispiace che ancora una volta l"evoluzione dei diritti fondamentali nel nostro paese debba passare attraverso una sentenza di condanna dello stesso, peraltro da parte di una Corte internazionale.



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