Legislazione e Giurisprudenza, Servizi sociosanitari, volontariato -  Santuari Alceste - 2014-03-03

UBICAZIONE DELLE FARMACIE SUL TERRITORIO COMUNALE – Cons. St. 915/14 – Alceste SANTUARI

Un comune pugliese ha definito, ai sensi e per gli effetti del d.l. n. 1/2012, art. 11, l"istituzione di nuove sedi farmaceutiche (grazie alla diminuzione del quorum del rapporto con la popolazione, di cui all"art. 1 della legge n. 475/1968) e l"indizione di un concorso per la loro copertura. Contro i provvedimenti in parola ha presentato ricorso un farmacista della zona, il quale si è ritenuto leso dall"istituzione delle nuove sedi e in particolare di una, cui è stata assegnata una zona ricavata, almeno in parte, con territorio sottratto alla sua. Più precisamente, i punti contestati dal ricorrente erano due, segnatamente, la scelta della ubicazione e la perimetrazione della zona. Per quanto attiene al primo profilo, il ricorrente ha sostenuto che la nuova farmacia si sarebbe dovuta collocare in un"area più periferica e meno servita. In ordine al secondo profilo, il ricorrente ha evidenziato che la perimetrazione definitivamente adottata della zona non coincideva con quella elaborata nella fase preparatoria e che la modifica intervenuta in corso di procedimento era viziata perché non era stato acquisito in proposito il parere obbligatorio dell"Ordine provinciale dei farmacisti.

Il T.A.R. PUGLIA – BARI, SEZIONE II, con sentenza n. 01361/2013, ha respinto il ricorso. Il Consiglio di Stato, in appello, ha confermato la sentenza del giudice di prime cure, evidenziando, tra l"altro, quanto segue:

  1. il numero delle sedi farmaceutiche di nuova istituzione corrisponde effettivamente ai nuovi parametri stabiliti dal decreto legge n. 1/2012;
  2. la Regione esercita il potere sostitutivo previsto dall"art. 11, comma 9, del decreto legge n. 1/2012, nel caso in cui il Comune, pur avendo avviato il procedimento, non lo concluda nel termine previsto;
  3. la dislocazione delle sedi farmaceutiche sul territorio comunale è frutto di ampia discrezionalità e le scelte effettuate a questo riguardo dall"autorità competente – benché opinabili per definizione - non sono sindacabili se non per manifesta irrazionalità e analoghi vizi che in questa fattispecie non ricorrono;
  4. non è manifestamente irrazionale che la nuova farmacia venga collocata in un"area già servita dalle farmacie preesistenti, se l"entità della popolazione interessata lo giustifica;
  5. é vero che l"aumento del numero delle farmacia risponde anche allo scopo di estendere il servizio farmaceutico alle zone meno servite, ma tale indicazione non è tassativa né esclusiva.

Da quanto sopra richiamato, i giudici di Palazzo Spada hanno ribadito che la scelta di individuare una determinata zona per l"istituzione di una nuova farmacia anziché in un"altra attiene al merito insindacabile della discrezionalità amministrativa dell"ente locale decidente.

Per quanto riguarda, poi, il parere da richiedere all"Ordine, il Consiglio di Stato sottolinea come il Comune abbia proceduto a richiedere il parere suddetto all"Ordine sottoponendo a quest"ultimo "il progetto complessivo della modifica della pianta organica dell"intero Comune, conseguente all"inserimento delle nuove sette sedi istituite in applicazione del decreto legge n. 1/2012." Ne è conseguito che "il parere favorevole espresso dall"Ordine riguardava il progetto nel suo insieme, senza specifici riferimenti a dettagli determinati, cui l"Ordine mostrasse di attribuire particolare rilievo. Allo stesso modo si può considerare pacifico che, a parte la modesta variazione concernente il confine tra la nuova farmacia n. 30 e quella dell"attuale appellante, la pianta organica definitivamente approvata coincide con il progetto sul quale l"Ordine aveva espresso parere favorevole."

Ciò posto, il TAR adito in prima istanza ha ritenuto che l"autorità procedente, dopo avere acquisito il parere (obbligatorio ma non vincolante) dell"Ordine su un determinato progetto di pianta organica, non deve ritenersi vincolato ad approvare il progetto esattamente con quella medesima configurazione. Conseguentemente, l"ente locale può apportare qualche minima variazione senza che ricorra la necessità per il medesimo di chiedere nuovamente il parere.

Il Consiglio di Stato ha confermato l"impostazione data dal giudice di prime cure, ritenendo che "l"autorità procedente poteva legittimamente ritenere che eventuali piccole variazioni di dettaglio, tali da non alterare il quadro complessivo, fossero compatibili con il parere già acquisito; e poteva quindi apportarle senza chiederne un secondo."



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