Legislazione e Giurisprudenza, Reo, vittima -  Gasparre Annalisa - 2015-10-05

UBRIACO COMMETTE VIOLENZA SESSUALE: SOSTENIBILE IL VIZIO DI MENTE? - Cass. pen. 37850/15 - Annalisa GASPARRE

- imputabilità

- capacità di intendere e di volere

- influenza dell'assunzione di alcool: intossicazione cronica o ubriachezza abituale?

L'imputato commetteva il fatto di violenza sessuale, ma è imputabile? E' penalmente rimproverabile tale comportamento a questo determinato soggetto?
L'interessato, tramite il legale, chiedeva che il dibattimento venisse rinnovato in appello per espletare perizia psichiatrica finalizzata a valutare la sussistenza o meno della capacità di intendere e di volere. A suffragare la tesi del necessario approfondimento psichiatrico veniva allegato come dall'istruttoria fossero emersi gravi, fondati e rilevanti indizi di infermità psichiatrica, verosimilmente riconducibili ad una situazione di intossicazione cronica da sostanze alcoliche, situazione che, come noto, in virtù del combinato disposto degli artt. 95 e 88, 89 c.p. esclude l'imputabilità.

Davanti al diniego di rinnovazione dell'istruttoria da parte della Corte d'appello, si rendeva necessario adire la Corte di Cassazione che, effettivamente, ha riscontrato un vulnus di approfondimento e ha rinviato alla Corte territoriale di approfondire l'imputabilità dell'uomo che risultava affetto da sindrome cerebrale organica per intossicazione cronica da alcol e diabete mellito cronico, patologie che pare abbiano determinato un danno al sistema nervoso centrale.

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 19 maggio – 18 settembre 2015, n. 37850 - Presidente Squassoni – Relatore Di Nicola

Ritenuto in fatto

1. N.N. ricorre per cassazione impugnando la sentenza con la quale la Corte di appello di Roma, in riforma della pronuncia emessa dal tribunale della stessa città, ha ridotto, esclusa la recidiva contestata, la pena inflitta al ricorrente ad anni cinque e mesi otto di reclusione per il reato di violenza sessuale.
2. Per la cassazione dell'impugnata sentenza il ricorrente, tramite il difensore, solleva un unico motivo, qui enunciato, ai sensi dell'articolo 173 disposizione di attuazione codice di procedura penale, nei limiti strettamente necessari per la motivazione.
Con esso deduce la violazione di legge per la mancata assunzione di una prova decisiva nonché per la manifesta illogicità della motivazione in ordine alla richiesta di rinnovazione del dibattimento per l'espletamento della perizia psichiatrica dell'imputato nonché la carenza assoluta di motivazione in ordine alla richiesta di rinnovazione dei dibattimento per l'acquisizione della documentazione prodotta dalla difesa.
Assume che, con specifico motivo di impugnazione, la difesa aveva chiesto la rinnovazione del dibattimento al fine di disporre perizia psichiatrica volta ad accertare la capacità di intendere e di volere dell'imputato al momento dei fatto. A sostegno di tale richiesta il ricorrente aveva evidenziato come dall'istruttoria dibattimentale fossero emersi gravi, fondati e rilevanti indizi di infermità psichiatrica verosimilmente riconducibili ad una situazione di intossicazione cronica da sostanze alcoliche. La persona offesa, ad avviso dei ricorrente, in sede di esame aveva più volte fatto riferimento alla condizione di instabilità in cui egli versava a causa della smodata quantità di alcol quotidianamente ingerita per molti anni. Ad ulteriore sostegno della tesi, in sede di udienza dinanzi alla Corte di appello, la difesa chiedeva l'acquisizione, ancora previa riapertura del dibattimento, di due documenti: la consulenza psichiatrica a firma del dottor ---, datata 28 agosto 2014, che concludeva per la seminfermità di mente a ragione dello stato di intossicazione da alcol di cui era affetto il N. nonché la sentenza del tribunale di Roma del 2 ottobre 2014 con la quale allo stesso, in relazione al reato di evasione dagli arresti domiciliari commesso in data 25 aprile 2014, era stata riconosciuta la diminuente di cui all'articolo 89 codice penale sulla base delle conclusioni del consulente tecnico di parte. Sul punto la Corte di appello acquisiva in visione i documenti prodotti riservando la decisione sulla richiesta di rinnovazione del dibattimento "congiuntamente al merito" e rigettava la richiesta con l'argomentazione, secondo il ricorrente, priva di pregio e platealmente incongrua in misura tale da integrare il denunziato vizio di illogicità avendo la Corte territoriale apoditticamente affermato che, come emergerebbe dal racconto della persona offesa, il ricorrente versasse in una situazione di ubriachezza abituale "non tale da coniugare un disturbo psichiatrico o della personalità".

Considerato in diritto

1. II ricorso è fondato.
2. Questa Corte ha affermato che l'accertamento della capacità di intendere e di volere dell'imputato non necessita della richiesta di parte, ma può essere compiuto anche d'ufficio dal giudice del merito allorché vi siano elementi per dubitare dell'imputabilità (Sez. 3, n. 19733 del 08/04/2010, Vìnci, Rv. 247191).
Il ricorrente, come si evince dalla natura della doglianza in precedenza esposta, ha esibito documentazione dalla quale emergeva, secondo il suo assunto, la necessità dell'accertamento richiesto (e che poteva, come si è precisato, essere disposto anche d'ufficio).
La sentenza impugnata ha motivato il diniego all'ingresso dell'accertamento prescindendo del tutto dalla documentazione prodotta ed allegata al ricorso (tra cui una consulenza medica dalla quale risultava che il ricorrente risulterebbe affetto da sindrome cerebrale organica per intossicazione cronica da alcol e diabete mellito cronico, che certamente hanno determinato un danno al suo sistema nervoso centrale) e quindi senza alcuna motivazione in proposito, incorrendo pertanto nel vizio di motivazione denunciato.
3. La sentenza impugnata va pertanto annullata con rinvio per nuovo esame limitatamente alla imputabilità dei ricorrente.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata, con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Roma, limitatamente alla imputabilità del N. N..



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