Legislazione e Giurisprudenza, Persona, famiglia -  Gasparre Annalisa - 2015-07-01

UCCIDE LA MOGLIE A MARTELLATE: A PROPOSITO DELL'AGGRAVANTE DELLA CRUDELTA' - Cass. pen. 27235/15 - A.G.

- omicidio in famiglia

- aggravante della crudeltà

- se le 16 martellate possono essere state 'necessarie' per fermare e uccidere la vittima e non una particolare modalità di esecuzione connotata da malvagità

L'imputato era giudicato colpevole per aver ucciso la moglie, dopo anni in cui aveva subito la folle gelosia dell'uomo. Il tragico epilogo del matrimonio dei due avveniva sotto gli occhi della figlia che vedeva il padre prendere ripetutamente a martellate la moglie che colpiva sul capo. L'uomo veniva condannato anche per maltrattamenti in famiglia. Per i giudici (Gip e Corte d'assise d'appello) vi erano anche le aggravanti del rapporto di coniugio e della crudeltà.

La pena inflitta - pari a 30 anni - è il motivo che spinge il difensore dell'imputato a ricorrere in Cassazione per vedere obliterata almeno l'aggravante della crudeltà. Secondo la difesa, infatti, non sarebbe configurabile l'aggravante in quanto le numerose martellate avevano avuto solo lo scopo di uccidere la donna che aveva reagito all'aggressione e tentato di fuggire. Si deve ricordare sul punto che, per pacifico orientamento, la crudeltà, intesa come aggravante, sussiste quando vi è una particolare modalità della condotta esecutiva, tale da rendere evidente la volontà di infliggere un patimento ulteriore rispetto all'evento del reato.

La ricostruzione dei fatti nel caso esaminato mostrava che il reo aveva colpito la moglie alla testa e in altre parti del corpo, anche quando la donna era esanime e incapace di difesa, tuttavia, è stato parimenti dimostrato che la vittima aveva tentato la fuga e, quindi, era inseguita, trattenuta e trascinata. Per i giudici, pertanto, è plausibile che gli ulteriori colpi siano stati inferti "necessariamente" per vincere la resistenza della vittima ed eseguire il delitto. Secondo questo approdo, non può ritenersi accertato che vi sia stata quella modalità crudele sorretta da coscienza e volontaria tesa a dare soddisfazione ai propri istinti malvagi e crudeli.

Per quanto riguarda la presenza della figlia di quattro anni, testimone dell'omicidio della madre, deve essere chiarito se l'uomo fosse stato consapevole della sua presenza nel momento in cui colpiva la vittima.

A proposito di aggravante della crudeltà, su questa Rivista, 5.1.2014, "VIOLENZA IN FAMIGLIA: A PROPOSITO DEL TENTATIVO DI OMICIDIO AGGRAVATO" - Cass. pen. 18136/2014

Corte di Cassazione, sez. I Penale, sentenza 11 marzo – 30 giugno 2015, n. 27235 Presidente Cortese – Relatore La Posta

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza del 2.10.2013 la Corte di assise di appello di Bologna confermava la decisione dei Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Emilia che, all'esito del giudizio abbreviato, condannava E.A.M. alla pena di anni trenta di reclusione per il reato di cui all'art. 572 cod. pen. e per l'omicidio, con le aggravanti dal rapporto di coniugio e dalla crudeltà. ritenute prevalenti sulle riconosciute circostanze attenuanti generiche, della moglie R.R. che colpiva ripetutamente al capo con un martello.

Sulla prova della responsabilità dell'imputato - incontestata essendo lo stesso confesso - i giudici di appello hanno richiamato la sentenza di primo grado dando atto della ricostruzione della dinamica del fatto operata attraverso i rilievi fotografici, la consulenza medico legale del cadavere, le intercettazioni ambientali effettuate in carcere. Hanno evidenziato, altresì, che il movente era stato individuato nella gelosia morbosa dell'imputato, autore di continue vessazioni verso la compagna, coartata fino ad una sorta di segregazione che veniva tollerata dalla donna per evitare di subire conseguenze ulteriori.

2. Ha proposto ricorso per cassazione l'imputato, a mezzo del difensore di fiducia.

Con il primo motivo di ricorso denuncia la violazione di legge ed il vizio della motivazione con riferimento alla ritenuta circostanza aggravante della crudeltà.

Afferma che la Corte d'appello ha contraddetto l'orientamento giurisprudenziale, che pure ha richiamato, secondo il quale la mera reiterazione dei colpi è irrilevante ai fini della configurabilità della aggravante in oggetto. Inoltre, la crudeltà è stata ritenuta nonostante sia stato ritenuto sussistente il dolo d'impeto, non sia stato individuato il colpo che aveva determinato il decesso e sia stato affermato che la vittima aveva reagito all'aggressione ed aveva persino tentato di fuggire. Così che, il quid pluris per affermare la configurabilità dell'aggravante in esame si riduce alla circostanza secondo cui il numero eclatante di colpi inferti non erano stati necessari a determinare la morte; affermazione non condivisibile in quanto nella stessa sentenza si fa riferimento ad una serie riavvicinata di colpi tale da rendere superfluo l'accertamento del colpo letale. Nella specie, all'evidenza, le numerose martellate hanno avuto soltanto lo scopo di togliere la vita alla donna; quindi, il comportamento dell'imputato non può ritenersi caratterizzato dalla crudeltà.

Quanto alla presenza della bambina di quattro anni, valorizzata al fine di ritenere dimostrata la malvagità dell'imputato, il ricorrente rileva che i giudici non hanno in alcun modo motivato in ordine alla consapevolezza dell'imputato che la figlia fosse presente mentre colpiva la moglie.

Con un ulteriore motivo di ricorso si denuncia il vizio della motivazione in ordine al giudizio di comparazione fra le circostanze aggravanti e le circostanze attenuanti, ai sensi dell'art. 69 cod. pen.. Ad avviso del ricorrente, il giudizio di subvalenza muove dal travisamento delle risultanze probatorie: non sono state valutate le circostanze che dimostrano un evidente resipiscenza; nell'interrogatorio non aveva dichiarato circostanze mendaci; l'assenza di concreto risarcimento del danno è giustificata dalle modeste condizioni economiche del ricorrente; non vi è prova della presenza della figlia minore al momento del fatto.

Considerato in diritto

Ad avviso del Collegio, i rilievi difensivi in ordine alla ritenuta configurabilità della circostanza aggravante della crudeltà sono fondati.

La circostanza aggravante di avere adoperato sevizie e di avere agito con crudeltà verso le persone ricorre quando le modalità della condotta rendono obiettivamente evidente la volontà di infliggere alla vittima sofferenze che esulano dal normale processo di causazione dell'evento e costituiscono un quid pluris rispetto all'attività necessaria ai fini della consumazione dei reato, rendendo la condotta stessa particolarmente riprovevole per la gratuità e superfluità dei patimenti cagionati alla vittima con un'azione efferata, rivelatrice di un'indole malvagia e priva del più elementare senso d'umana pietà (Sez. 1, n. 25276 del 27/05/2008, Potenza, rv. 240908).

E' necessario, quindi, che il giudice di merito individui modalità della condotta esecutiva dei delitto dalle quali risulti evidente la volontà di infliggere alla vittima un patimento ulteriore, tenuto conto del mezzo che nel caso concreto è stato utilizzato per eseguire il reato e, quindi, che emerga la superfluità dei patimenti cagionati rispetto al processo causale concreto, tale da denotare una particolare malvagità del soggetto agente.

Tanto ribadito, nel caso di specie la Corte di appello, nel confermare la valutazione del primo giudice in ordine alla configurabilità della circostanza aggravante della crudeltà, ha ritenuto che dall'autopsia e dai rilievi fotografici era emerso che l'imputato certamente aveva colpito la donna con il martello alla testa e in altre parti del corpo almeno sedici volte, anche quando la donna era già a terra esanime ed incapace di ulteriore difesa, ma non ha indicato sulla base di quali elementi di fatto ha ritenuto che molti colpi erano stati inferti indipendentemente dalla finalità di uccidere, pur avendo ammesso l'incertezza in ordine alla individuazione del colpo letale.

Del resto, la circostanza valorizzata ai fini in esame dai giudici di merito che la vittima avesse tentato la fuga verso la porta di casa e che, per tale ragione, era stata inseguita, trattenuta e trascinata dall'imputato, per come descritta, risulta contraddittoria rispetto al carattere superfluo dei colpi ulteriormente inferti, verosimilmente necessari a vincere la resistenza della vittima per eseguire il delitto.

La crudeltà non ha riguardo alla percezione da parte della vittima, bensì, alla azione cosciente e volontaria dell'agente che manifesta un'indole particolarmente malvagia quando usa violenza che non è necessaria né per vincere la resistenza della vittima, né per perseguire la morte, ma per dare soddisfazione ai propri istinti crudeli.

Sotto tale profilo ben può essere ritenuta manifestazione di una tale malvagità la circostanza che l'imputato avesse agito in presenza della figlia di quattro anni che avrebbe assistito, quindi, all'azione di inaudita violenza dei padre contro la madre. Tuttavia, come ha dedotto il ricorrente, i giudici non hanno in alcun modo motivato in ordine alla consapevolezza da parte dell'agente che la figlia fosse presente mentre colpiva la moglie, necessaria ai fini della configurabilità dell'aggravante (Sez. 1, n. 19966 del 15/01/2013, Amore, rv. 256254).

Sul punto, pertanto, la sentenza impugnata deve essere annullata con rinvio ad altra sezione della Corte di assise di appello di Bologn ache dovrà rivalutare la configurabilità della circostanza aggravante.

Restano assorbite, all'evidenza, le censure formulate dal ricorrente in ordine al giudizio di comparazione le circostanze aggravanti e tra le attenuanti riconosciute, ai sensi dell'art. 69 cod. pen., ed al conseguente trattamento sanzionatorio.

All'annullamento con rinvio consegue la successiva liquidazione delle spese sostenute nel presente giudizio dalle parti civili costituite.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata limitatamente all'aggravante della crudeltà e rinvia per nuovo giudizio sul punto ad altra sezione della Corte di assise di appello di Bologna.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati