Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Bernicchi Francesco Maria - 2014-09-07

UN CASO PARTICOLARE DI EVASIONE DAI DOMICILIARI - Cass. Pen. 36123/2014 - F.M. BERNICCHI

Si prende in esame una recente sentenza della Corte di Cassazione (sez. VI Penale, sentenza 13 maggio – 25 agosto 2014, n. 36123) relativa al tema del reato di cui all'articolo 385 c.p. - evasione - e i suoi requisiti per la consumazione dello stesso.

Il fatto, in breve: la Corte d'appello di Napoli, in data 7-5-12, confermava la sentenza di condanna emessa in primo grado, in ordine al delitto di cui all'art. 385 cod. pen. ribadendo la penale responsabilità di Tizia.

La ricorrente deduceva violazione di legge e vizio di motivazione asserendo che ella era stata costretta ad allontanarsi, per pochi attimi, dall'abitazione presso la quale si trovava agli arresti domiciliari, per la necessità di gettare i rifiuti negli appositi contenitori, posizionati a pochi metri dall'alloggio, attesa la mancanza di persone che convivessero con lei. Tale circostanza era palesemente prova della totale assenza dell'elemento psicologico del reato.

La doglianza, per i giudici di Piazza Cavour, è manifestamente infondata.

"Va infatti ribadito il consolidato orientamento giurisprudenziale secondo il quale ogni allontanamento,ancorchè limitato nel tempo e nello spazio, realizza il delitto di cui all'art. 385 cod. pen. anche se il soggetto venga sorpreso nelle immediate vicinanze dell'abitazione".

Per quanto concerne l'elemento soggettivo il Collegio Supremo ribadisce che, nella fattispecie, il legislatore penale richiede il semplice dolo generico, ad integrare il quale "è sufficiente la coscienza e volontà di allontanarsi dal luogo in cui si è ristretti, con la consapevolezza di trovarsi legalmente agli arresti domiciliari o nelle altre situazioni che fungono da presupposto del reato". Non occorre e quindi non è elemento essenziale del reato alcuna specifica volontà di sottrarsi ai controlli da parte delle Forze dell'ordine.

Non può nemmeno riconoscersi la scriminante putativa dell'esercizio dei diritto poiché l'art. 284 cod. proc. pen. - norma che regola gli arresti domiciliari - costituisce norma extrapenale integratrice dei precetto ex art. 385 cod. pen. e dunque, essendo in esso incorporata, è da considerarsi legge penale. Detto ciò, quindi, l'errore di interpretazione sulla portata precettiva dell'art. 284 cod . proc. pen. non scusa, ai sensi dell'art. 5 cod. pen., risolvendosi in ignoranza della legge penale e cioè della norma incriminatrice di cui all'art. 385 cod. pen. ignoranza non certamente inevitabile, nell'ottica delineata dalla sentenza della Corte costituzionale n. 364 del 24-3-1988.



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