Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Mazzotta Valeria - 2014-06-16

UN CURATORE/AVVOCATO DEL MINORE SE I GENITORI LITIGANO - Trib. Milano, decr. 15/5/2014

Con un provvedimento innovativo nel suo genere, il Tribunale di Milano nomina un curatore speciale che rappresenti il minore nel giudizio se i geitori litigano, essendo inadeguati al loro ruolo e in situazione di profondo conflitto.

Il tema è quello del rappresentante processuale del minore: chi tutela il fanciullo allorquando i suoi interessi sono in gioco ?

I genitori in conflitto, incapaci di dialogare e di esercitare il loro ruolo in modo adeguato, non possono agire nel miglior interesse del figlio, poiché ciascuno rivendica diritti per sé senza anteporre ai propri quelli del minore.

Il pubblico ministero, parte necessaria nei procedimenti in materia familiare, può produrre documenti, dedurre prove, precisare le conclusioni e impugnare la sentenza, ma non sta in giudizio come sostituto processuale dei minori.

Il Giudice Tutelare è ovviamente inadeguato a tutelare gli interessi del minore in via esclusiva e paritaria, rispetto ai genitori/parti del giudizio.

E" quindi evidente che la difesa del minore potrebbe essere garantita solo attraverso un suo rappresentante, che porti nel processo la "voce" del bambino, cercando di tutelarlo adeguatamente anche quando in discussione ci siano l"affidamento e i provvedimenti conseguenti.

Che il minore abbia diritto ad essere rappresentato nel processo, lo ha sancito già nel 1989 la Convenzione di New York, all"art. 12, e più in generale delineando un vero e proprio "statuto del minore". Successivamente, la Convenzione di Strasburgo del 1996 sull"esercizio dei diritti del minore, è intervenuta indicando come esercitare i diritti del minore, ed identificando in particolare la possibilità per il minore di agire in giudizio per la difesa dei propri diritti, e il potere del Giudice di designare un rappresentante, un avvocato che rappresenti il minore con capacità di discernimento nel processo, in tutti i casi di conflitto di interesse con i genitori o loro limitazione della potestà.

In forza delle citate Convenzioni il minore assurge dunque a soggetto di diritto autonomo, portatore di istanze personali a cui deve essere data voce: in pratica, il concetto di interesse del minore indica oggi che ogni decisione che riguardi il minore venga adottata tenendo conto del suo prioritario interesse.

Il che ha valenza anche etica poiché significa attribuire piena dignità al minore, affermandone i diritti, ma anche al contempo i doveri.

Tuttavia l"Italia ha attuato solo parzialmente le novità introdotte dalle Convenzioni internazionali in materia di minori: a parere di chi scrive, rappresenta un"occasione perduta la l. 149/2001, la quale ha riconosciuto al minore la qualità di parte del processo - e quindi di essere assistito da un legale - ma solo nei procedimenti per la dichiarazione di adottabilità e per quelli relativi alla decadenza o limitazione della potestà genitoriale.

Avvocato del minore sì, quindi, ma non nelle procedure di divorzio, separazione, affidamento dei figli e adozione.

Il Tribunale di Milano, nel decreto in commento, nomina un curatore speciale del minore avvalendosi dell"art. 78 c.p.c., e richiamando la Corte Costituzionale, che con la sentenza n.83 del 2011 ha precisato come la norma citata vada applicata ogni qual volta sia necessario nominare un rappresentante dell"incapace, anche d"ufficio, proprio in forza dei principi sanciti dalle convenzioni internazionali sopra citate.

E nel caso di specie a rendere necessaria la nomina del curatore/avvocato è la sussistenza di una situazione di insanabile contrasto tra i genitori nel comprendere come rispettare le indicazioni comportamentali fornite loro dai servizi: genitori che, per motivi anche solo transitori, non sono in grado di dialogare insieme per individuare, e tanto meno perseguire, l"interesse primario del loro bambino, che versa in una situazione di grave disagio evolutivo.

Primo compito affidato al difensore del minore è dunque trovare un centro estivo ove far trascorrere al minore le vacanze. Si garantisce così al bambino la tutela dei propri diritti anche in una delicata fase di accertamento della sua situazione personale e del nucleo familiare, consentendogli, attraverso un proprio "portavoce" che la rappresenta e difende, una presenza "attiva", viva, nel processo che lo riguarda.



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