Articoli, saggi, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2014-02-01

UN FRENO AL TURISMO SANITARIO ALL'ESTERO PER LE CURE DI ALTA SPECIALIZZAZIONE - Giuseppe De MARCO

E" legittimo il diniego dell"autorizzazione alle cure di alta specializzazione all"estero, se è fondato su pareri emessi, come nella fattispecie, da un Istituto Sanitario di assodata autorevolezza, qualificazione e rilevanza, previa valutazione peculiare della patologia e con indicazione di centri italiani ritenuti idonei.
Consigli di Stato sez. III, sent. n.19 del 2014.

Una signora malata di grave tumore al midollo spinale richiedeva alla Asl l"autorizzazione a fruire di cure di alta specializzazione all"estero. L"Asl non rilasciava l"autorizzazione, basando il diniego su specifici pareri di un noto Istituto medico italiano; inoltre la stessa Azienda sanitaria indicava strutture ubicate in Italia ritenute in grado di effettuare l"intervento richiesto.

L"Asl è tenuta, argomenta il Collegio, doverosamente, pur nel rispetto e nell"apprezzamento di tali situazioni connotate da peculiari caratteristiche non solo mediche ma anche psicologiche, a individuare primariamente in Italia strutture che forniscano le massime garanzie di effettuare l"intervento richiesto alla pari di quelle, altrettanto idonee, collocate all"estero, a meno di sostenere l"incapacità di tutte le strutture italiane.

In tale contesto, aggiungono i giudici, rilevano anche intuibili esigenze di natura economico-finanziaria a tutela dell"erario e di parità di trattamento dei cittadini/utenti, evitando così il ricorso, che si incrementerebbe di certo, a un "turismo" sanitario non consentito sul piano generale.

Nell"annotare la suindicata decisione, non si può non richiamare l"attenzione sui principi pubblici che, nel provvedimento di autorizzazione in argomento (ma anche in molti altri casi del diritto sanitario), dovranno trovare composizione. Da una parte la tutela della salute dei cittadini; dall"altra l"esigenza della migliore utilizzazione possibile delle risorse finanziarie a disposizione. Nel caso di cure all"estero, il SSN assicura il rimborso delle spese solo per le prestazioni che non sono conseguibili, in tempi adeguati, nel territorio nazionale.

Il riferimento normativo in materia è il D.M. 3 novembre 1989.

Ai fini del presente decreto è considerata «prestazione non ottenibile tempestivamente in Italia» la prestazione per la cui erogazione le strutture pubbliche o convenzionate con il Servizio sanitario nazionale richiedono un periodo di attesa incompatibile con l'esigenza di assicurare con immediatezza la prestazione stessa, ossia quando il periodo di attesa comprometterebbe gravemente lo stato di salute dell'assistito ovvero precluderebbe la possibilità dell'intervento o delle cure. E' considerata «prestazione non ottenibile in forma adeguata alla particolarità del caso clinico» la prestazione che richiede specifiche professionalità ovvero procedure tecniche o curative non praticate ovvero attrezzature non presenti nelle strutture italiane pubbliche o convenzionate con il Servizio sanitario nazionale.

Riguardo all'attività istruttoria che deve svolgere l'amministrazione e ai contenuti dell'eventuale provvedimento negativo, la giurisprudenza ha affermato che l'autorità sanitaria deve procedere, in concreto, all'analisi della possibilità di fruire in forma diretta della medesima prestazione richiesta e, in caso positivo, deve espressamente indicare le strutture del Servizio Sanitario Nazionale capaci di erogarla (Consiglio di Stato, sez. V - 29.01.2004 n. 309); ha statuito altresì che è onere dell'azienda pubblica - che intenda respingere una domanda di autorizzazione ad effettuare cure sanitarie all'estero - individuare e precisare le possibili, adeguate e tempestive alternative praticabili in Italia, con la conseguenza che in difetto di detta indicazione il rifiuto è illegittimo (T.A.R. Lombardia Milano, sez. I - 5/12/2002 n. 4761; sentenza T.A.R. Brescia - 26.06.2006 n. 781). T.A.R. Lombardia Brescia Sez. I, Sent., 06-06-2013, n. 537.
Sarebbe onere, invece, del paziente, aggiungo, dare conto della rilevanza scientifica della cura proposta all"estero, attraverso pubblicazioni, riconoscimenti internazionali etc..

Non si può, infine, non sottolineare il mancato accoglimento della eccezione di difetto di giurisdizione del giudice amministrativo. Ricordiamo, infatti, che le Sezioni Unite della Cassazione hanno recentemente statuito che "La controversia relativa al diniego dell'autorizzazione ad effettuare cure specialistiche presso centri di altissima specializzazione all'estero appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario giacché la domanda è diretta a tutelare una posizione di diritto soggettivo - il diritto alla salute - non suscettibile di affievolimento per effetto della discrezionalità meramente tecnica attribuita in materia alla P.A., senza che rilevi che, in concreto, sia stato chiesto l'annullamento dell'atto amministrativo, il quale implica solo un limite interno alle attribuzioni del giudice ordinario, giustificato dal divieto di annullamento, revoca o modifica dell'atto amministrativo ai sensi dell'art. 4, legge 20 marzo 1865, n. 2248, all. E, e non osta alla possibilità per il giudice di interpretare la domanda come comprensiva della richiesta di declaratoria del diritto ad ottenere l'autorizzazione ad effettuare le cure all'estero. (Cass.S.U. ordinanza del 6/9/2013 n.20577).



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