Articoli, saggi, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2014-05-10

UN GARANTE PER I SOGGETTI DEBOLI NELLA REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA – Giulio LAURI

Alina Bonar Daciuk era una giovane donna ucraina di 32 anni, ed era appena uscita dal Carcere del Coroneo. Era un sabato mattina di primavera, il 16 aprile 2012. Aveva appena finito di scontare, integralmente, una condanna a dieci mesi per favoreggiamento dell"immigrazione clandestina – come tanti e tante aveva aiutato i suoi compagni e le sue compagne, basta questo – e ora si sentiva libera. Senonché appena uscita dal carcere era stata invece prelevata da una pattuglia, portata in un Commissariato di polizia qui vicino, a Opicina, e rinchiusa in una stanza per due giorni e due notti.

Nonostante, nella stanza, una telecamera la riprendesse in continuazione, la scoperta avvenne soltanto diverse ore dopo l"accaduto, la mattina del lunedì.

Alina era morta.

Suicidata.

Impiccata con il cordino con cui in genere si stringeva la felpa intorno alla vita.

Nessuno le aveva detto nulla. Pensava di avere regolato tutti i suoi conti con la giustizia e di essere libera e invece era stata sequestrata e trattenuta illegalmente e contro la sua volontà per due giorni a causa di una errata e deliberatamente forzata interpretazione della legge e delle circolari sull"immigrazione, già contestata in diverse occasioni alla Questura dalle organizzazioni umanitarie. Aveva paura di essere rispedita nel suo paese e non ha resistito, ha preferito farla finita.

Nelle indagini che sono seguite, e a due anni di distanza ancora in corso, la Procura del Tribunale di questa città ha aperto 128 fascicoli. Altri 127 casi di possibili detenzioni illegali di cittadine e cittadini cui è toccata la stessa sorte di Alina - essere trattenuti illegalmente, questa è l"accusa -  e che per fortuna non si sono conclusi con un suicidio.

Chi è e cosa può fare il Garante dei Diritti della Persona che istituiamo con questa legge?

E" un uomo o una donna che fa parte di un collegio di tre persone a cui la Comunità regionale dà il compito – e l"autorevolezza, aspetto questo molto importante - di vigilare sul rispetto dei diritti umani e delle libertà dei cittadini e delle cittadine che vivono o transitano in questa regione. E" un uomo o una donna a cui il rappresentante di una organizzazione umanitaria può telefonare a casa la domenica mattina e dire: "Ho saputo che c"è stato un trattenimento illegale in un commissariato, per favore vai a Opicina e cerca di capire cosa sta succedendo".

La presente proposta di legge istituisce il Garante regionale dei diritti della persona con la finalità di tutelare i diritti dei cittadini e delle cittadine che, per le loro condizioni personali e sociali, sono oggetto di discriminazione o si vengono a trovare in uno stato di maggiore vulnerabilità e di limitazione nella propria capacità di autotutela e di promozione diretta e autonoma dei propri diritti di cittadinanza, in particolare quelli fondamentali individuati nella Dichiarazione universale dei diritti dell"uomo.

E" dall"esigenza di promozione universale di tali diritti in tutti i paesi che trae linfa la risoluzione 48/134 del 1993 dell"Assemblea Generale delle Nazioni Unite, riaffermando "l"importanza di sviluppare, in accordo con la legislazione nazionale, istituzioni nazionali effettive per la promozione e la protezione dei diritti umani e di assicurare il pluralismo dei membri e la loro indipendenza"; invitando nel contempo "gli Stati Membri a creare o, quando già esistono, a sostenere le istituzioni nazionali per la promozione e la protezione dei diritti umani e ad incorporare quelle strutture in piani di sviluppo nazionale".

Tale indicazione è stata raccolta anche dal Consiglio d"Europa che in diversi atti, a partire dalla Risoluzione di Strasburgo 327/2011, raccomanda l"istituzione di una figura di garanzia per la Tutela e la Promozione dei Diritti Umani, auspicandone un"unitarietà e una generalità di mandato rispetto alla promozione dell"insieme dei diritti e alla tutela dei diversi soggetti individuali e collettivi che ne sono privati, comprendendo in esse anche le funzioni di garanzia rispetto all"attuazione del protocollo per la prevenzione della tortura che con motivazioni inaccettabili il nostro paese non ha ancora nemmeno esplicitamente riconosciuto come reato all"interno del proprio codice.

Su questo terreno, quello dei diritti umani e della persona in generale e non solo dei soggetti più deboli, così come su quello delle discriminazioni per motivi religiosi, etnici e culturali, di orientamento sessuale, e anche politici, nel quadro europeo e non solo, il nostro è un paese ancora arretrato, che sconta una storia recente, e purtroppo anche una cronaca, frequentemente caratterizzate da casi di violazione dei diritti umani inaccettabili e indegni di un paese civile.

Purtroppo non basta tornare agli anni bui e drammatici della dittatura fascista, che ben prima dell"orrore nazista ebbe i propri prodomi nazionalisti proprio in queste terre, quando le prime fiamme di una nazionalizzazione forzata e imposta con la violenza vennero accese proprio a pochi metri dalla sede di questo Consiglio regionale, al Narodni Dom. Emblematicamente una casa della cultura, che aveva la sola colpa di non essere italiana e di essere patrimonio di una comunità, quella slovena, presente da sempre su questo territorio, a cui si voleva impedire di parlare la propria lingua, di promuovere le proprie relazioni, di tutelare i propri interessi sociali ed economici. Da via Filzi quelle fiamme divamparono poi velocemente verso il Carso e l"Istria, e portarono morte e distruzione, e lasciarono ustioni e mossero vendette che spiegano bene, se solo le si volesse riconoscere, tante tragedie che hanno lacerato la storia del "900 e il tessuto di una comunità pluriculturale e multiculturale che fino ad allora aveva convissuto in pace su queste terre e che solo ora ricomincia a riconoscersi come tale.

Non basta tornare a quella storia e fermarsi ad essa e a quella che seguì: la violenza politica, le case del popolo bruciate in tutto il paese, il fascismo, la promulgazione delle leggi razziali  - ancora proprio qui a Trieste -  l"azzeramento di una delle comunità ebraiche più importanti d"Europa, l"orrore della Risiera di San Sabba dove assieme agli ebrei transitavano e venivano annientati, o lì o nei campi di concentramento del Reich, gli oppositori politici, gli omosessuali, gli uomini e le donne di etnia rom e sinti: dai nazisti, certo, ma con la collaborazione determinante di quegli italiani che continuavano a sposare l"ideologia fascista.

Non basta perché quella storia, che è stata storia di violenza politica e di sopruso e sopraffazione del potere e dello Stato, e di violazione sistematica dei più elementari diritti umani, di negazione e annientamento delle libertà individuali e collettive più innocue ed elementari, ha proiettato la sua impronta anche sulla storia e la cronaca dell"Italia repubblicana, restando a lungo presente in alcuni degli stessi apparati dello Stato.

Essa è come un filo nero che attraversa l"intero svolgimento della vita della Repubblica e imprime ad essa accelerazioni, frenate, svolte: l"esercizio del potere che travalica nell"ABUSO DEL POTERE e nella violenza. Non solo collettivamente nella gestione dell"ordine pubblico nelle piazze (da quelle di Reggio Emilia nel 1960 fino a quelle diGenova nel 2001), ma fin dentro le carceri come a Bolzaneto, e individualmente nei confronti di singole persone inermi. Al chiuso della caserma e dell"ospedale, come è stato per Stefano Cucchi nel 2009, o all"aperto in una strada come è avvenuto per Federico Aldrovandi nello stesso anno. Quel Federico Aldrovandi i cui assassini con sentenza definitiva passata in giudicato, possono ancora oggi venire applauditi per 5 minuti al Congresso di un Sindacato autonomo di polizia come è avvenuto in modo infame soltanto pochi giorni fa.

Quel filo nero, la sua continuità e ricorrenza nella storia di questo Paese, è stato di impedimento per un pieno sviluppo di una cultura del diritto di cittadinanza e questo deficit culturale viene pagato per primi dai soggetti più fragili.

E ci ha insegnato Franco Basaglia che gratuite limitazioni delle libertà soggettive e individuali, fino al sopruso e alla sopraffazione, possono albergare in ogni istituzione, specie se totale, che si occupa di soggetti deboli o oggetto di costrizione o restrizione delle libertà personali: quei manicomi che ancora esistono, gli O.P.G., le carceri, i C.I.E., e in alcuni casi purtroppo persino gli ospedali, gli orfanotrofi, le case di riposo e altro ancora. In modi e forme eclatanti come le tragedie che abbiamo ricordato e in altri meno visibili, più sottili. Anche in questo caso si potrebbero stilare lunghi elenchi. Basti ricordare la situazione di sovraffollamento e le condizioni di vita inaccettabili a cui si è costretti nelle carceri, che ogni Consigliere regionale ha potuto visitare, e al numero di suicidi che in esse ogni anno si consuma.

In ogni luogo in cui viene esercitato un POTERE, così come in ogni relazione fra persone che si configura come asimmetrica nella distribuzione del potere, incombe sempre la tentazione ed il rischio di un suo ABUSO: non è necessario compiere un reato per limitare una libertà, ledere un diritto, compiere una discriminazione.

Spetta prevalentemente ad altri soggetti istituzionali occuparsi di accertare il compimento di un reato, di interromperlo, di sanzionarlo, di soccorrere ed assistere chi l"ha subito. Ma c"è sempre un territorio di frontiera, una larga zona grigia fra il godimento di un diritto di cittadinanza e il suo impedimento subito con il compimento di un reato: è quello dove viene esercitata una discriminazione, una limitazione di libertà, dell"abuso di un potere, dell"indisponibilità ad accordare il godimento di un diritto legittimo. Questo vale in particolare per i soggetti più fragili od oggetto di discriminazione e di restrizione delle libertà, ed è indice del grado di civiltà di una Comunità affidare a qualcuno il compito di occuparsi della piena tutela dei loro diritti.

Da qui l"esigenza di istituzioni, anche regionali, che garantiscano e promuovano pienamente ad ogni livello i diritti degli uomini e delle donne, tutti e tutte, a cominciare da quelli dei soggetti anagraficamente più fragili, i bambini e le bambine.

La nostra Regione aveva istituito il Difensore civico con la legge regionale n. 20 del 1981 e il Tutore pubblico dei minori, con la legge regionale n. 49 del 1993, ma con la legge regionale n. 9 del 2008 – una legge di bilancio, ancora una volta – la maggioranza di allora aveva abrogato le due figure. Nell"attesa di un riordino da parte della Regione delle azioni e degli interventi regionali in materia di famiglia e minori, le funzioni del Tutore pubblico erano state trasferite quindi in via transitoria al Presidente del Consiglio regionale. Con la legge regionale n. 7 del 2010 è stata istituita la funzione di garante dell"infanzia e dell"adolescenza, assegnandola però ad un"apposita "Struttura stabile per l"esercizio della funzione di garante dell"infanzia e dell"adolescenza", collocata presso la Direzione Centrale Istruzione, università, ricerca, famiglia, associazionismo e cooperazione e articolata in quattro uffici, uno per ogni provincia, già funzionanti e dotati di personale).

Rispetto ai contenuti della risoluzione dell"ONU e alle deliberazioni del Consiglio d"Europa la stessa tutela dei diritti dell"infanzia, anche nella nostra Regione, risulta di conseguenza insufficiente: a cominciare dalla mancanza del requisito di indipendenza dal potere esecutivo e impossibilitata anche per questo a fare parte di un sistema di garanzia dei diritti dell"infanzia e dell"adolescenza più ampio e coordinato a livello nazionale, così come previsto dalla legge 12 luglio 2011, n. 112 che ha istituito l"Autorità garante per l"infanzia e l"adolescenza, fatto che il Garante nazionale ha prontamente rilevato invitandoci ad istituire la figura del Garante per l"infanzia e l"adolescenza.

Nella normativa vigente sono inoltre trascurati alcuni compiti importanti che il Garante dovrebbe svolgere, come il collegamento tra i diversi soggetti che operano a vario titolo con bambini e adolescenti sul territorio regionale, la formazione di persone disponibili a svolgere l"ufficio di tutela o curatela, la vigilanza e la verifica sull"accoglienza e cura prestata alle persone di minore età collocate fuori famiglia o in strutture di detenzione e ai minori di paesi terzi non accompagnati, la promozione di iniziative di contrasto alla dispersione scolastica e azioni positive per la gestione dei contrasti in ambito scolastico e sociale.

Questa proposta legislativa risolve tali criticità, e introduce per la prima volta anche ulteriori fondamentali funzioni di garanzia: quelle nei confronti delle persone sottoposte a limitazione delle libertà personali (persone detenute, persone di paesi terzi trattenute presso centri di identificazione ed espulsione, persone ricoverate in strutture sanitarie perché sottoposte a trattamento sanitario obbligatorio o si trovino in altri luoghi di restrizione o di limitazione delle libertà personali), nonché quelle nei confronti delle persone che per ragioni di ascendenza o di origine nazionale o etnica, appartenenza linguistica o culturale, convinzioni personali e religiose, condizioni personali e sociali, comprese le condizioni di disabilità temporanee o permanenti, età, appartenenza, identità di genere o orientamento sessuale, siano oggetto di discriminazione e destinatari di comportamenti lesivi dei diritti della persona. E" questo, assieme a quello della collegialità, l"aspetto più innovativo della proposta di legge.

Viene infatti istituito il Garante dei diritti della persona, costituito in un collegio di 3 componenti che svolgono le funzioni di Garante dei bambini e degli adolescenti, Garante delle persone private della libertà personale, Garante per le persone a rischio di discriminazione. Nel suo seno il collegio elegge un Presidente, che si configura tuttavia chiaramente come "primus inter pares" nell"ambito del collegio stesso.

L"istituto del Garante regionale, così come introdotto, è caratterizzato dall"autorevolezza che deriva dall"elezione ad opera dell"Assemblea rappresentativa a maggioranza qualificata; dalla competenza che gli è rischiesta e dalla possibilità concreta di esercitarla con la necessaria libertà dai propri impegni professionali; dall"indipendenza e dall"autonomia di azione; dal ruolo di coordinamento e stimolo alla collaborazione tra i diversi soggetti che operano in ambito regionale, e dall"azione di collegamento con analoghe figure a livello regionale e nazionale; dalla specificazione delle funzioni volte alla promozione dei diritti delle persone tramite azioni di ascolto, mediazione, segnalazione, rappresentanza e facilitazione degli operatori; dall"impegno a riferire sull"attività svolta e sugli esiti dell"azione.

La proposta di legge delinea: le funzioni di garanzia per i bambini e gli adolescenti, inquadrandole nelle convenzioni internazionali di New York e Strasburgo, nonché nella legge n. 112 del 2011, le funzioni di garanzia per le persone private della libertà personale, indicando i soggetti cui è rivolta la tutela (coloro che si trovino sottoposti a misure restrittive della libertà personale o trattenuti in centri di identificazione ed espulsione, comunque denominati, o ricoverati in strutture sanitarie perché sottoposti a trattamento sanitario obbligatorio o che si trovino in altri luoghi di restrizione o di limitazione delle libertà personali). Sono quindi specificate le funzioni di garanzia per le persone a rischio di discriminazione, prima citate.

L"esame in V Commissione si è svolto dopo avere acquisito i pareri favorevoli delle Commissioni III e VI; sono state svolte numerose audizioni dei soggetti interessati alla tematica della tutela dei diritti della persona; tutti i soggetti intervenuti hanno espresso il loro apprezzamento e consenso sull"impostazione dell"organo di garanzia e hanno apportato contributi alla definizione del testo di legge, che saranno tradotti in modifiche migliorative nell"esame che ci apprestiamo a svolgere in Aula.

Fra questi, pur condividendo la previsione di un impegno a tempo parziale e quindi la necessità della coesistenza di tale funzione con altri impegni, è stata da più parti manifestata l"esigenza di assegnare al collegio una indennità commisurata all"esigenza di mettere il Garante nelle condizioni di svolgere pienamente tutte le funzioni individuate dal presente Progetto di legge.

Non si tratta infatti soltanto di svolgere un"attività di garanzia e di tutela caratterizzata dalle azioni di ascolto, mediazione, segnalazione, facilitazione della comunicazione fra Enti e fra operatori, e di coordinamento e rappresentanza. Come possono sottolineare anche coloro i quali proprio da questa regione da più tempo hanno studiato ed approfondito queste tematiche dal punto di vista giuridico, comparandole con altri paesi, la promozione attiva dei diritti dei soggetti più fragili richiede per ognuna categoria di questi una mappatura dei bisogni e dei diritti, una rassegna delle fonti di legge, il monitoraggio degli ostacoli che via via si frappongono, la rappresentazione degli uffici del territorio che se ne occupano. Misurando poi concretamente ciascuna di esse, con un taglio privatistico, nella relazione dialettica con la dimensione della famiglia, della salute, della dignità, della libertà, del dolore, del lavoro, dell"ambiente, dell"istruzione, del trasporto, dell"assistenza, della malattia, della morte, e di altro ancora. Inquadrando i diritti di quei soggetti e allo stesso tempo i loro doveri.

Nel ringraziare le colleghe Cremaschi e Da Giau per l"importante lavoro svolto auspico che anche il Consiglio regionale approvi la proposta di legge con un"ampia maggioranza, perché si tratta di un provvedimento innovativo che arricchisce il grado di civiltà della nostra comunità, istituendo un organo essenziale per assicurare l"effettiva tutela e promozione dei diritti fondamentali della persona, e che può contribuire a cambiare nel profondo i comportamenti delle persone e la cultura dei diritti in questa regione e in questo paese.



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