Changing Society, Intersezioni -  Cendon Paolo - 2014-11-23

UN IDRAULICO SUL VIALE DEL TRAMONTO – Paolo CENDON

Nasce a Borgo S.Sergio. Ne combina in gioventù di tutti i colori, stupidaggini anche: furti di autoradio, di jeans da Coin, di cassette da Ricordi. Preso, processato, perdonato.  Andrà a stare a S.Giacomo, un vecchio casermone scrostato; la palestra di via Rismondo (pesi, lampade) inizia a frequentarla fra i 17 e i 19 anni.

Con uno zio - acquisito - prende l'abitudine di andare a pescare di notte alla fiocina (Grignano, Molo pescatori). Lavora a Klagenfurt come imbianchino, ma durerà appena tre mesi. Biondo, profilo delicato, labbra carnose, per qualche tempo   si fa anche i riccioli: una folta cascata sulle spalle. La pratica di elettrauto la regge   per  venti settimane: con i risparmi acquista   una "enduro" 350 di seconda mano: un incidente abbastanza serio lo obbliga a rinunciare. Prende a vagare fra piazza Unità e Cavana. Fumo, pasticche varie, i primi buchi; si trasferisce in un bilocale di città vecchia (niente servizi, odore di gatto, due finestre sbilenche). Spaccia erba, acido, lo beccano, una piccola condanna; decide che non lo farà più. Guarisce dei tic.

Le serate prende a passarle al bar. Ogni tanto ha delle specie di rapporti omosessuali: è di gusti difficili comunque;   l'unico che gli piacerebbe davvero si dilegua (un francese); smette, ma certe nostalgie rimarranno. Ha estro, sente di essere speciale, unico anzi: fa ridere gli amici, generoso, timido, canta discretamente: cuore caldo, balla anche volentieri, è specialista per i cerchi col fumo, mani da arpista, sa vestirsi. Certe estati non può dimenticarle - il magnetismo della "Costa" soprattutto.

E' per lo studio delle lingue, per la Coca cola, per i tatuaggi piccoli, per il gel; gli piacciono anche le navi americane, l'opera, le canottiere variopinte, la jotta, l' informatica (in teoria almeno). Detesta invece la mucillagine, i ricchi, la polizia, l'AIDS, il Mandracchio, i vigili urbani. Non sa cosa sia la Mitteleuropa, il centro di fisica, Stuparich, il serpente monetario. Non gliene importa dei cibi macrobiotici, del free climbing, dell'alzabandiera della domenica,   dell'associazione amici del cuore, della banda cittadina.

Sin da bambino pensava; "Se gli altri si accorgessero di lui,   mi   ammirassero!". Certi sguardi, ogni tanto applausi della folla - quanto avrebbe pagato ... Ha dei compagni di scuola che sono andati all'università, un po' li invidia (ma se proprio non è obbligato, non li saluta). Essere un po' famoso, sì, magari il nome ogni tanto sul quotidiano, inviti alla TV, vincere - perché no? - dei premi. Diventare un esempio per qualcuno: a Servola, fra i cugini, in qualche sagra. Sentire che sulle rive qualche signora bisbiglia al suo bambino: "Visto chi sta passando?". Invece ...

Passano gli anni. Comincia a mettere la testa a posto: incontra - al bagno - quella che tredici anni prima era stata la sua prima morosa (Wilma, roca, un po' grossa, amante dell'arancione). Tre mesi e la impalma. In chiesa, cerimonia "comme il faut", niente da dire. Impara nel frattempo un mestiere,   l'idraulico: lavoro raccolto, segreteria telefonica, niente orari; a insegnargli è un vecchio compagno di scorribande. Si mette anzi in società con lui. Non è granché bravo però, va bene se rimedia - pur lavorando in nero - un paio di milioni al mese.

Si è spenta un po' la sua vitalità. Ma è soprattutto quella grazia particolare ("angelica", diceva Jean Paul) che va pian piano scomparendo. Sa che dovrebbe bere meno birra. Combinare di più, ma dove, come? Gira ormai con una 128 verde. Sente di essere a un punto di non ritorno, ecco la differenza: fino al giorno prima ripartire sembrava sempre possibile .... Valeva la pena vivere? Con i figli parlerà come se avesse qualcosa da insegnare, ma è (è mai stato) davvero così? Certo gli restano sempre la pesca, qualche amico, la Gazzetta, le mangiate, le carte. Gli piacerebbe scrivere la storia della sua vita, così ... Sa già che un giorno si rimprovererà di non aver trovato la forza di andarsene. Pensa - in fondo - di avere sempre avuto paura. Ma non se lo confessa che di rado.



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