Legislazione e Giurisprudenza, Filiazione, potestà, tutela -  Campagnoli Maria Cristina  - 2013-12-16

UN SERIO ED AFFIDABILE PROGETTO ESCLUDE LO STATO DI ABBANDONO – Cass. 22215/13 - M.C. CAMPAGNOLI

Il fatto – Con sentenza ritualmente emessa, la Corte d"Appello di Roma rigettava il gravame proposto da due genitori avverso il provvedimento giudiziale con cui il Tribunale per i Minorenni di Roma aveva dichiarato lo stato di adottabilità della figlia minore. Ciò nonostante, i coniugi proponevano ricorso per cassazione.

Lo stato di adottabilità – Come é noto, presupposto per la dichiarazione di adottabilità del minore (già previsto dalla Legge 04 maggio 1983, n. 164 e ribadito dalla novella 28 marzo 2001, n. 149) é la cd. "situazione di abbandono" pensata dal legislatore come intimamente e strettamente connessa al concetto di interesse del minore medesimo e, dunque, tale da costituire il fulcro dell"intera disciplina. Ai sensi, infatti, dell"art. 8 ex lege n. 149/2001 la condizione de qua ricorre allorquando i genitori non siano in grado di assicurare al minore quel minimo di cure materiali, calore affettivo ed aiuto psicologico indispensabili per lo sviluppo e la formazione della sua personalità (Cass. Civ., 04 maggio 2000, n. 5580). Tuttavia, nel delineare, sia pure in via generale, i contenuti dello stato di adottabilità, la lettera dell"appena richiamato art. 8 non sfugge a talune difficoltà ermeneutiche. Dubbio é, ad esempio, se l"abbandono si riscontri soltanto in presenza di una privazione assoluta di cure, intesa quale carenza totale di assistenza al figlio da parte dei genitori, ovvero non possa configurarsi anche in presenza di inadempimenti di più lieve entità. La risposta é arrivata puntualmente dalla Suprema Corte, secondo cui l"accertamento dello stato di abbandono non può discendere da un mero apprezzamento circa la inidoneità dei genitori cui non si accompagni l"ulteriore positivo accertamento che tale inidoneità abbia provocato, o possa provocare, danni gravi ed irreversibili alla equilibrata crescita dell"interessato (Cass. Civ., 28 giugno 2006, n. 15011). In particolare, il giudice non deve svolgere considerazioni di carattere astratto legate, in senso generale, alla determinata fascia di età o al determinato ambiente sociale in cui vive il minore ma, al contrario, deve soffermarsi sulle singole individualità, con la loro storia, il loro "vissuto", le loro caratteristiche fisiche e psicologiche ed il loro grado di sviluppo. In altri termini, pertanto, la valutazione in parola deve necessariamente basarsi sulla reale, oggettiva e concreta situazione esistente, in merito alla quale vanno individuate e rigorosamente accertate, oltre ogni ragionevole dubbio, le gravi ragioni che, impedendo al nucleo famigliare di origine di garantire al minore una normale crescita ed adeguati supporti educativi e psicologici, giustificano la sua sottrazione alla famiglia di sangue (Cass. Civ., 14 maggio 2005, n. 10126).

Le singole ipotesi di abbandono – Se pacifica in dottrina ed in giurisprudenza é la nozione di "abbandono" (da intendersi quale oggettiva e non transitoria situazione di carenza di cure materiali e spirituali in favore del minore), va da sé che detta nozione deve - in ogni caso – tenere esclusivamente conto della situazione obiettiva in cui il minore si trova ed il pregiudizio che egli riceve da codesta situazione. Del resto, il panorama delle singole ipotesi di abbandono si presenta quanto mai variegato, vieppiù che la stessa condotta dei genitori può assumere rilevanza sia in quanto commissiva, sia in quanto omissiva. Rebus sic stantibus, il principio ispiratore della disciplina dell"adozione, secondo cui il minore ha diritto ad essere educato nella propria famiglia di origine, incontra i suoi limiti laddove, questa, non sia in grado di prestare, in via non transitoria, le cure opportune con conseguente configurabilità dello stato di abbandono da valutarsi con riferimento all"ambiente domestico nonché con riferimento all"idoneità dei parenti in grado di prestare assistenza (Cass. Civ., 10 agosto 2006, n. 18113).

La valutazione nel caso di specie – In forza delle argomentazioni sopra esposte, corretta é da ritenersi la "conclusione" alla quale é pervenuto il Supremo Consiglio, secondo cui il tribunale per i minorenni di Roma prima e la Corte d"Appello poi, hanno omesso di valutare, in concreto, la reale situazione genitoriale. Detti "uffici" avrebbero, pertanto, dovuto verificare se la disponibilità della ricorrente ad ovviare alla mancanza di assistenza morale e materiale della figlia minore fosse soltanto una "buona intenzione" ovvero fosse un progetto di vita serio, affidabile e realizzabile poiché accompagnato da elementi oggettivi di riscontro. Difatti, quando (come nella specie) il genitore versa in una condizione di tossicodipendenza e di restrizione in carcere, la serietà e l"affidabilità della volontà ad ovviare allo stato di abbandono del figlio non possono che essere valutate alla stregua delle possibilità concretamente offerte dalla situazione, ferma restando la necessità di una concorrente analisi della idoneità oggettiva di tali possibilità atte a consentire di prevedere il recupero delle capacità genitoriali entro tempi compatibili con l"interesse del minore ad uno stabile contesto "parentale" (Cass. civ., 26 gennaio 2001, n. 1837). Non può, invero, essere dimenticato che l"ordinamento – considerando preminente l"interesse del minore a crescere nella sua famiglia d"origine – contempla l"adottabilità come rimedio all"abbandono e non quale strumento per assicurare condizioni di vita migliori. Pertanto, il superamento dello stato di abbandono va verificato in sé e per sé, indipendentemente da ogni comparazione tra le condizioni di vita del minore presso gli affidatari e quelle che attenderebbero il minore medesimo al rientro nella famiglia naturale (Cass. Civ., 23 novembre 2003, n. 19862; Cass. Civ., 11 novembre 1996, n. 9861).



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