Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2015-01-07

UN TESTO UNICO PER LE SOCIETA PARTECIPATE? UNOCCASIONE DA NON SPRECARE – Alceste SANTUARI

L"Istat ha censito oltre 10.000 società pubbliche

Nella legge di Stabilità 2015 sono contenute alcune disposizioni riguardanti il "futuro" delle società

Ora, il Governo sembra intenzionato ad incidere nel settore delle public utilities con un testo unico ad hoc

Nelle scorse settimane, l"Istat ha diffuso una ricerca dalla quale emerge che nel 2012 le società partecipate degli enti locali sono 11.024 con un totale di addetti che raggiunge la cifra di 977.792. Dalla mappatura realizzata dall"Istat si apprende che delle società censite le società considerabili imprese attive non sono più di 7.685.

La legge di Stabilità 2015 contiene alcune misure relative alle società partecipate (cfr. articolo pubblicato su questo sito nei giorni scorsi), che in parte riprendono quanto indicato nel c.d. "Piano Cottarelli".

Ora, anche alla luce dei recenti scandali che hanno, volenti o nolenti, portato alla ribalta anche le società municipalizzate comunali, il Governo sembra intenzionato ad agire proponendo un testo unico ad hoc da collegare alla riforma Madia sulla P.A. ovvero da approvare con un provvedimento autonomo, che potrebbe anche non essere un decreto.

Come è noto, fin dalla predisposizione del "Piano Cottarelli", l"obiettivo del Governo Renzi è quello di sfoltire il numero delle società partecipate degli enti locali. Ma questo non è il solo obiettivo: vi è anche quello (antico, peraltro) di rendere maggiormente efficienti e sostenibili i servizi pubblici locali. Si tratta di un obiettivo da realizzare attraverso

  1. processi di aggregazione tra le società partecipate, finalizzato anche ad eliminare i "doppioni" e le società "inutili"
  2. il rafforzamento degli enti di programmazione, organizzazione e supervisione dei servizi, da individuarsi negli ambiti territoriali ottimali di riferimento, cui devono partecipare (obbligatoriamente) gli enti locali ricadenti su quel territorio.

Si tratta, a ben vedere, in specie per quanto attiene al punto 2., di una dinamica già in essere per il servizio idrico e per il trasporto pubblico locale (almeno in alcune regioni) e che esce maggiormente supportato dalle previsioni contenute nella l. n. 56/2014 (c.d. legge Delrio) e dalle conseguenti leggi regionali di attuazione. A tacere di altri aspetti, su cui si ritornerà in altri contributi su questo sito, gli ATO costituiscono invero una piattaforma strategica nella quale i comuni decidono del loro futuro in ordine ai servizi di pubblica utilità da erogare ai cittadini. E" un passaggio che richiede un"attenzione particolare in quanto – anche in virtù della recente modificazione degli assetti delle province – può invero rafforzare il ruolo e le funzioni dei singoli enti locali sul territorio, spingendoli – mantenendo la loro individualità – a trovare formule e modalità di condivisione/partnership che sappiano mettere al centro i loro cittadini.

Il Governo dopo molti anni di tentativi (taluni dei quali anche riusciti, benché non acclamati e forse troppo timidamente presentati) ha l"occasione di intervenire per contribuire, attraverso la predisposizione di alcune nudges (termine inglese che identifica le "spinte gentili" che un governo adotta per aiutare un comparto di attività e quindi arrecare un beneficio complessivo alla comunità dei cittadini), a dare maggiore chiarezza, certezza giuridica e vigore ad un settore, quello delle società pubbliche, che troppo spesso (non senza negare i tanti mea culpa che lo stesso settore deve recitare) riceve attenzioni negative e non supporti finalizzati che, invece, potrebbero caratterizzare una nuova stagione di efficienza e di efficacia in comparti di intervento (acqua, rifiuti, trasporti pubblici locali, energia, gas) direttamente impattanti sulla vita dei cittadini. Potrebbe essere questa davvero l"occasione (se si pensa poi che proprio oggi parte in Senato la discussione del disegno di legge delega in materia di appalti pubblici e concessioni) per ripensare le modalità di azione delle società pubbliche, anche al fine di disegnare nuove partnership con i soggetti privati (siano essi for profit ovvero non profit) e, quindi, per verificare nuovi terreni di sperimentazioni gestionali, organizzative e progettuali.



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