Fragilità, Storie, Diritti, Minori, donne, anziani -  Ricciuti Daniela - 2016-10-07

Una bambina esce dal buio del passato - Daniela Ricciuti

Da bambina Anna era tranquilla, serena.

Aveva una vita normale: mamma e papà affettuosi, protettivi, premurosi; i cuginetti, i compagni, le amiche; la scuola, il catechismo, un po' di sport anche; e poi le vacanze, i momenti in famiglia... Una infanzia normale, insomma.

Ad un certo punto, però, le cose si erano complicate, erano diventate difficili.

Non ricordava esattamente quando, Anna. Quando aveva iniziato ad andare male a scuola, ad evitare gli altri. Quando aveva incominciato a stare male, a farsi del male, a trovarsi addosso strani sfoghi e malesseri inspiegabili. E a pensare al suicidio addirittura.

I genitori tentavano di starle vicino, di aiutarla, ma non sapevano come fare.

Luca era sempre amorevole, non l'abbandonava, anche se il loro rapporto non aveva molto delle prime esperienze d'amore che si hanno da adolescenti. Si, si volevano bene, c'era complicità, ma...tutto il resto... Mancava qualcosa, di importante comunque. E tutti i tentativi in quel senso lasciavano un senso di frustrazione... Lui, però, non l'abbandonava...

Ad un certo punto, gravemente preoccupati, i genitori l'avevano costretta a cercare aiuto.

La terapia era iniziata così, un po' per forza.

Brandi, però, si era dimostrato affidabile, si era guadagnato la sua fiducia. E l'aveva aiutata!

L'aveva aiutata a mettere insieme quei pezzetti che ogni tanto comparivano, emergevano nella nebbia dei ricordi e di notte, a volte, nei sogni - erano incubi in realtà.

Piano piano le immagini avevano preso forma, una forma incomprensibile per lo più, ma alla fine il puzzle era stato completato.

Difficile accettare quello che era successo!

All'Università il professore di diritto privato, a lezione, affrontando il tema della responsabilità civile e del conseguente obbligo risarcitorio, aveva parlato di una peculiare categoria di danno non patrimoniale: il danno esistenziale.

Lo aveva creato proprio lui, per colmare un vuoto di tutela dell'ordinamento, che sino a quel momento non aveva dato rilevanza e protezione giuridica alle particolari situazioni in cui le conseguenze dannose ingiustamente subite dalla vittima di un illecito, non sono propriamente inquadrabili nell'ambito del c.d. danno biologico (non trattandosi di un pregiudizio alla salute in senso stretto), nè nell'ambito del c.d. danno morale (che consiste nel dolore e patema d'animo che dall'illecito consegue).

Il danno esistenziale era qualcosa di diverso e di più complesso, in realtà: il peggioramento della qualità della vita, le conseguenze negative che si riverberano sul piano della realtà giornaliera, la compromissione delle comuni attività, l'alterazione dell'agenda quotidiana, il non poter fare ciò che si faceva e si vorrebbe fare, il dover fare quello che non si vorrebbe e che non si sarebbe dovuto fare.

Ascoltando la spiegazione della natura e degli effetti di questo particolare tipo di danno risarcibile, Anna era rimasta particolarmente colpita.

Soprattutto l'aveva toccata la considerazione fatta dall'inventore della nuova creazione dottrinale: "I riflettori sono sempre puntati sull'autore dell'illecito, ma alla vittima chi ci pensa?".

A lei, Anna, bambina, chi ci pensa? Chi ci ha pensato a proteggerla?

Era proprio questo che le era accaduto: non aveva potuto vivere, da un certo momento in poi, l'esistenza normale di bambina, e dopo quella di adolescente, e dopo ancora di giovane donna.

Ripercussioni, sul piano della sua integrità fisica e psichica, le aveva pure subite; cosiccome aveva provato anche sofferenze morali.

Però erano soprattutto altri i danni che aveva patito, i terribili effetti derivati da quell'avvenimento. Era la sua vita, difatti, che era stata rovinata, irrimediabilmente; era sulla vita dei suoi cari, dei genitori e del fidanzato, che avevano avuto grave incidenza negativa.

Dopo anni di analisi era riuscita a ricordare e a ricostruire.

Il professore aveva anche raccontato che uno dei primi casi, forse proprio il primo, in cui un giudice aveva riconosciuto rilevanza sul piano del diritto al danno esistenziale, aveva riguardato una donna un po' "toccatella", di cui dei balordi avevano abusato. La sentenza aveva condannato gli autori della violenza anche al risarcimento dei danni patiti dai familiari della vittima, i quali vivevano in un paesino del Sud ed avevano smesso di uscire di casa per la vergogna.

Anna era molto interessata al tema e aveva chiesto al professore di assegnarle la tesi in materia di "Risarcimento del danno esistenziale da violenza sessuale".

Sapeva bene di cosa si trattava.

Aveva deciso, poi, di far valere le proprie ragioni. Sul piano civilistico, non era interessata agli aspetti penalistici.

Così aveva citato in giudizio don Fulvio, il giovane prete che, dopo la comunione, l'aveva invitata a intraprendere un particolare percorso spirituale. L'aveva fatta sentire speciale, l'aveva blandita, affascinata. E poi...

Non era questo che avrebbe dovuto insegnarle; non ciò che avrebbe dovuto farle.

Si rimproverava Anna di non essere stata forte, di non aver saputo difendesi, di non aver chiesto aiuto.

Ora, però, si sarebbe difesa, riscattata.

La vicenda giudiziaria fu lunga e complessa. Molti momenti davvero difficili.

Alla fine il bilancio... difficile farlo.

La sua vita in qualche modo era andata avanti. Ma come?

Era riuscita ad uscire dal buio del passato, comunque. Aveva portato fuori da quel buio la piccola Annettina.

Avrebbe voluto che la sua storia fosse raccontata.

E il suo professore l'ha raccontata.

--- Vedi allegato e, sulla medesima rivista, "L'orco in canonica (una bambina esce dal buio del passato)" di Paolo  Cendon -  https://www.personaedanno.it/minori-donne-anziani/l-orco-in-canonica-una-bambina-esce-dal-buio-del-passato-di-paolo-cendon-daniela-ricciuti



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