Legislazione e Giurisprudenza, Processo di cognizione -  Storani Paolo - 2014-03-09

UN'APPLICAZIONE DEL PRINCIPIO DELLA RAGIONE PIU' LIQUIDA - GdP Civitanova Marche 4.3.2014 - Paolo M. STORANI

P&D ha ricevuto la pronuncia, fresca di stampa, n. 60/'14 del Giudice di Pace di Civitanova Marche, Est. Giuseppe FEDELI, di data 4 marzo 2014, che propone ai suoi visitatori.

Vi si rinviene un'applicazione del principio della ragione più liquida.

Spiega l'Estensore nel dettaglio il significato di tale asserto: "cfr. Cass. Sez. Un. 29523/2008, Cass. Sez. Un. 24882/2008, Cass. n. 21266/2007, Cass. n. 11356/2006; per la giurisprudenza di merito, cfr. Trib. Piacenza 22/11/2011 n. 885, 16/2/2011, 28/10/2010 n. 713, Trib. S. Angelo dei Lombardi 12/1/2011, Trib. Torino 21/11/2010 n. 6709, App. Firenze 7/10/2003, Trib. Lucca 8/2/2001). In altri termini, ciò è suggerito dal principio di economia processuale e da esigenze di celerità e speditezza anche costituzionalmente protette; ed è altresì conseguenza di una rinnovata visione dellattività giurisdizionale, intesa non più come espressione della sovranità statale, ma come servizio reso alla collettività con effettività e tempestività, per la realizzazione del diritto della parte ad avere una valida decisione nel merito in tempi ragionevoli (in questi termini, per tutte Cass. Sez. Un. n. 24883/2008). Infatti, la sentenza, quale atto giuridico tipico, non ha il compito di ricostruire compiutamente la vicenda che è oggetto del giudizio in tutti i suoi aspetti giuridici, ma solo quello di accertare se ricorrano le condizioni per concedere la tutela richiesta dallattore. Consegue che la decisione può fondarsi sopra una ragione il cui esame presupporrebbe logicamente, se fosse invece richiesta una compiuta valutazione dal punto di vista del diritto sostantivo, la previa considerazione di altri aspetti del fatto stesso (rib. Reggio Emilia 29.11.12)".

Quella che segue è una nota pervenuta a P&D dal medesimo Estensore:

"Fermo che l'identificazione della "causa petendi" della domanda va
operata con riguardo all'insieme delle indicazioni contenute nell'atto
di citazione e dei documenti, in giurisprudenza si è affermato che il
giudice non è tenuto ad integrare una domanda indeterminabile, sulla
scorta delle risultanze dei documenti (Cass. 29241/2008; Cass.
231/2005). In particolare, i vizi riguardanti la "editio actionis"
sono rilevabili d'ufficio dal giudice, nè sono sanati dalla
costituzione in giudizio del convenuto, essendo questa inidonea a
colmare le lacune della citazione stessa, che compromettono il suo
scopo di consentire non solo al convenuto di difendersi, ma anche al
giudice di emettere una pronuncia di merito, sulla quale dovrà
formarsi il giudicato sostanziale; ne consegue che non può farsi
applicazione, come supra evidenziato, degli artt. 156, 3° co., e 157
essendo la nullità in questione prevista in funzione di interessi che
trascendono quelli del convenuto (Cass. 17495/2011). Nel caso de quo,
l'atto di citazione in opposizione a d.i. contiene (nell'istanza
incoativa e nella successiva "eccezione" -asintotiche, ancipiti,
"sincretiche"-  più petita -quando non domande nuove-,
giustapposti/contrapposti gli uni agli altre, ovverosia non specifica
bene quale sia la richiesta formalizzata, sovente cadendo in
contraddizioni fattuali e sub specie juris ac processus
logico-performative, nel senso che le richieste/eccezioni formalizzate
dalla difesa dell'opponente, se inglobate in un unicum, sono esse
stesse intrinsecamente contraddittorie, quando non vicendevolmente
"elidentisi".Sotto altra angolatura, considerato che il giudizio
relativo alla sufficienza degli elementi d'individuazione della
domanda -in relazione alla quale è necessaria, ut supra, una
valutazione complessiva dell'atto e dei documenti allegati (Cass.
18783/2009; Cass. 5743/2008; Cass. 17023/2003) cui può concorrere
anche l'indicazione delle ragioni di diritto (cfr. Cass. 14142/2000)-,
è riservato al giudice di merito, e come tale è incensurabile con
ricorso per cassazione (Cass. 18184/2004; Cass. 7448/2001; Cass.
5945/2000), con argomento a fortiori si perviene alla divisata
conclusione" F.to Giuseppe Fedeli.

Buona lettura, dunque.

UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI CIVITANOVA MARCHE

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il GdP di Civitanova Marche Avv. Giuseppe Fedeli ha pronunciato la seguente

  • convenuta opposta -
  • SENTENZA

Nella causa civile iscritta al n. n. 650/12 R.G promossa con atto di citazione in opposizione a decreto ingiuntivo di pagamento ritualmente notificato

DA

Ditta ***, in persona del titolare/legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall'Avv. M. Alessiani

- attore opponente -

contro

la *** s.r.l., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentati e difesi dagli Avv. M. Caldarelli e R. Moroni

Conclusioni delle parti: come in atti

Obietto: atto di opposizione a d.i. N° 291/12

MOTIVI DELLA DECISIONE

L'opposizione a decreto ingiuntivo è inammissibile ergo va disattesa, e per l'effetto confermato il decreto ingiuntivo gravato. Nel coacervo di domande/eccezioni articolate in vim citationis, emergerebbe (il condizionale è d'obbligo) da un lato il vincolo discendente da rapporto contrattuale che obbligava l'una e l'altra parte, dall'altro il diniego da parte della convenuta sostanziale di aver mai assunto impegni con lopposta: logica vuole che non possono addursi contemporaneamente due prospettazioni, ontologicamente e giuridicamente incompatibili tra loro, la qual cosa comporta un innegabile vulnus alla linea difensiva dell'avversario. Ad addendum il ***, nella memoria istruttoria, espressamente deputata alle richieste probatorie e allapprofondimento delleccezione di legittimazione passiva, con un'altra virata (exceptio) configurante immutazione del libello introduttivo (al riguardo, ex multis, si vedano Cass. 164/2012; Cass. nn. 9374/09 e 26066/06, che statuiscono in sostanza come, trattandosi nella specie di eccezione nuova, la stessa sarebbe stata tardiva anche se formulata in occasione della prima udienza -nella quale "sede" sano ammesse solo precisazioni-, a maggior ragione la stessa, in accoglimento dell'eccezione sollevata dall'attore sostanziale, va dichiarata inammissibile -con quanto ne consegue sotto le specie del processo- in quanto proposta dopo linsuperabile cristallizzazione dovuta alla "consumazione" della prima udienza di trattazione: in soldoni, vertendosi in tema di quaestio attinente allordine pubblico processuale, indisponibile in quanto stabilito per realizzare l'interesse pubblico alla celerità del processo, accentuato dall'esser "giustizia minore", detta "addizione" di petitum lato sensu intesa è rilevabile di ufficio) contesta non più il rifiuto di consegna, ma che la consegna non sarebbe avvenuta nel termine previsto nel preventivo. Anche le rispettive versioni dei fatti divaricano tra loro. Secondo la ricostruzione dell'attore sostanziale, nellottobre 2011, il sig. ***, allora esclusivo titolare della ditta omonima, dopo approfondita valutazione di colori e tipologie, ordinava al Colorificio *** una partita di resine per pavimenti (e prodotti accessori), che lopposta predisponeva (tuttora conservati nel magazzino della società). Trovatosi però nella necessità di riaprire con urgenza il proprio Bar (tale circostanza è riferita dallopponente), non essendo riuscito a predisporre adeguatamente il fondo per la stesura della resina, proponeva al Colorificio di tenersi il materiale e rivenderlo. Il Colorificio faceva presente di essere disposto a concedere uno sconto sul prezzo, ma non poteva rinunciare allintero prezzo concordato, avendo avuto spese significative per la produzione e non aveva altre richieste per prodotti di quel colore e con quelle caratteristiche, realizzati su misura per il ***. Ricevuto un assenso di massima dal *** stesso, incaricava il sottoscritto avv. Caldarelli di predisporre una bozza di accordo, al prezzo ridotto. Il *** però, prima di firmarlo e ancora pendente il termine di consegna, inviava telegramma a mezzo dellavv. Renzo Merlini(...) con il quale comunicava risoluzione del contratto "stante limpossibilità tecnica di rispettare le prescrizioni, indicazioni e criteri tecnici da voi descritti nel preventivo" per inadempimento consistente nella "colpevole negligenza e imperizia nelle soluzioni tecniche da voi indicate" e chiedeva il risarcimento danni. Il *** si doleva di non essere riuscito a rispettare le indicazioni tecniche fornite con il preventivo dal Colorificio, a suo dire perché tecnicamente impossibili e il *** medesimo, in sede di interrogatorio libero, confermava di aver fatto posare le mattonelle invece delle resine per le difficoltà di preparazione del fondo. Diffidato e messo in mora il debitore senza successo, il Colorificio attivava la procedura monitoria dalla quale scaturisce il presente giudizio. Il ***, affidatosi ad altro legale, opponeva il decreto ingiuntivo opposto sollevando una serie forse ancora ad oggi non completa di contestazioni, eccezioni e domande infondate e del tutto incompatibili con i fatti e con le stesse doglianze formalizzate dal *** nel telegramma citato. La versione dell'opposto, colorata di notazioni in jure, è invece la seguente: tra fine settembre 2011 e fine ottobre 2011 i locali del Bar Mario di Montecosaro sono stati interessati da lavori di rifacimento interno. La riapertura del locale al pubblico era stata fissata per il 28 ottobre 2011. In data 03/10/2011 sottoscrizione del preventivo: la società colorificio centro srl sottoponeva non già all'odierno opponente, bensì al figlio *** preventivo per la fornitura di materiali per la realizzazione del pavimento in resina che veniva da questo sottoscritto (doc.2 di parte convenuta). Nonostante parte opposta per evidente convenienza difensiva tenti di indicare la data dell'11/10/2011, tale documento è stato firmato per accettazione il 3/ 10/20 Il, come attestato dall'unica data nello stesso contenuta. Nonostante in base all' art. 2697 Cod.civ parte opposta avrebbe dovuto provare per tabulas il fatto che il preventivo sia stato sottoscritto in una data difforme da quella indicata nel medesimo, a tale incombente essa non ha minimamente provveduto. Del resto appare decisamente poco credibile che un preventivo per la fornitura di un pavimento che necessita di 10 giorni per la consegna e di una posa in opera di circa 4-5 giorni, come indicato nel medesimo preventivo, possa essere stato firmato solo due settimane prima della prevista riapertura del locale considerati gli imprevisti ed i ritardi che possono verificarsi, come in effetti si sono verificati, durante le operazioni di ristrutturazione di un locale. Termine di consegna del materiale: "0-10 giorni da vs conferma d'ordine": la Colorificio *** srl avrebbe dovuto pertanto consegnare il materiale al massimo entro il 13 ottobre 2011. In data 18/10/2011 la Ditta Bar Mario solleva eccezione di inadempimento: la ditta Bar Mario, considerato che la mancata consegna della merce per il rifiuto del C. di fornirla stava ritardando notevolmente i lavori e che il bar avrebbe dovuto riaprire di lì a qualche giorno, formulava eccezione di inadempimento (doc. 5 di parte convenuta) . Nonostante ciò la Colorificio *** chiedeva al *** di far effettuare ulteriori interventi di abrasione successivamente ai quali il C. continuava a ritenere che il pavimento non fosse ancora idoneo per l'applicazione del materiale in resina e quindi oltre ad aver ritardato i tempi di esecuzione dei lavori, non rispettava i termini di scadenza per la consegna del materiale. Il Bar avrebbe dovuto riaprire di lì a pochi giorni e di fronte a tale iniziale ritardo nella consegna della merce poi tramutato si in un vero e proprio rifiuto, i *** sono stati costretti a sollevare eccezione di inadempimento e ad acquistare in tutta fretta delle comuni piastrelle. In linea di diritto, astraendo dalle numerose contraddizioni -che la difesa del convenuto processuale ha avuto modo di rimarcare partitamente- in cui s'impania la difesa del ***, va applicato il principio della ragione più liquida (id est la soluzione più ragionevole, che implica la rottura della struttura dianoetica dell'algoritmo processuale), che esime dallo scendere nell'esame del merito della querelle giudiziaria (cfr. Cass. Sez. Un. 29523/2008, Cass. Sez. Un. 24882/2008, Cass. n. 21266/2007, Cass. n. 11356/2006; per la giurisprudenza di merito, cfr. Trib. Piacenza 22/11/2011 n. 885, 16/2/2011, 28/10/2010 n. 713, Trib. S. Angelo dei Lombardi 12/1/2011, Trib. Torino 21/11/2010 n. 6709, App. Firenze 7/10/2003, Trib. Lucca 8/2/2001). In altri termini, ciò è suggerito dal principio di economia processuale e da esigenze di celerità e speditezza anche costituzionalmente protette; ed è altresì conseguenza di una rinnovata visione dellattività giurisdizionale, intesa non più come espressione della sovranità statale, ma come servizio reso alla collettività con effettività e tempestività, per la realizzazione del diritto della parte ad avere una valida decisione nel merito in tempi ragionevoli (in questi termini, per tutte Cass. Sez. Un. n. 24883/2008). Infatti, la sentenza, quale atto giuridico tipico, non ha il compito di ricostruire compiutamente la vicenda che è oggetto del giudizio in tutti i suoi aspetti giuridici, ma solo quello di accertare se ricorrano le condizioni per concedere la tutela richiesta dallattore. Consegue che la decisione può fondarsi sopra una ragione il cui esame presupporrebbe logicamente, se fosse invece richiesta una compiuta valutazione dal punto di vista del diritto sostantivo, la previa considerazione di altri aspetti del fatto stesso (rib. Reggio Emilia 29.11.12). Nella species de qua viene scardinata l'ortodossia della domanda (artt. 163 cpc in endiadi con l'art. 318 cpc). Afferma l'art. 163 cpc: che l'atto di citazione deve, tra l'altro, contenere: "3) la determinazione della cosa oggetto della domanda; 4) l'esposizione dei fatti e degli elementi di diritto costituenti le ragioni della domanda, con le relative conclusioni" . A sua volta, l'art. 318 cpc afferma che "la domanda(...)deve contenere(...) l'esposizione dei fatti e l'indicazione dell'oggetto". Premesso che, per quanto concerne i vizi di assoluta incertezza circa loggetto della domanda e della mancanza (o "disordine") dellesposizione dei fatti costituenti le ragioni della domanda, il controllo del Giudice sulla completezza della citazione, rispetto ai requisiti afferenti la c.d. editio actionis, implica un controllo sullonere di allegazione gravante sullattore ed è funzionale non soltanto allesercizio del diritto di difesa da parte del convenuto ma anche allindividuazione chiara, precisa e puntuale del thema decidendum (e, soprattutto, del thema probandum), e dunque, in ultima analisi alla possibilità, per il giudice, di emettere una pronuncia di merito rispettosa del principio sancito dallart. 112 c.p.c. (corrispondenza tra chiesto e pronunciato), sulla quale dovrà formarsi il giudicato sostanziale. Quanto si èandato dicendo, e cioè il fatto che i requisiti in esame siano preordinati al soddisfacimento di interessi ed esigenze che trascendono quelli del convenuto, dà conto dellinapplicabilità degli artt. 156 co. III e 157 co. II c.p.c. nel caso di costituzione del convenuto, non essendo ciò sufficiente ad ovviare alla lacune assertive della citazione: al punto che la presenza di più petita (anche sub specie exceptionum) con relativa "modulazione" delle causae petendi va al di là delle lacune codificate, e consequenzialmente delle sanzioni di cui all'art. 164 cpc (cui si rifà l'art. 320 cpc), sì da rendere inammissibile (non già nulla, come in parallelo dedotto dall'eccipiente) la domanda. L'indicazione nell'atto di citazione degli elementi richiesti dall' art. 163, 3° co., nn. 3 e 4, ossia l'esposizione dei fatti e degli elementi di diritto costituenti le ragioni della domanda, la determinazione della cosa oggetto della domanda e le conclusioni, hanno infatti il fine d'identificare il diritto fatto valere dall'attore e la domanda proposta al giudice. Si distingue al riguardo tra petitum immediato, rappresentato dal bene materiale di cui l'attore chiede l'attribuzione (la «cosa oggetto della domanda» di cui al n. 3), e petitum mediato, rappresentato dal provvedimento che l'attore chiede al giudice di pronunciare (indicato nelle "conclusioni" cui fa riferimento il n. 4). Una volta chiarito il risultato che l'attore si prefigge, occorre stabilire se esso corrisponda ad un suo diritto: la causa petendi ricomprende «l'esposizione dei fatti e degli elementi di diritto» previsti dal n. 4, ovvero a) i fatti storici posti a fondamento della domanda e b) le norme giuridiche che prevedono, da un lato, la fattispecie astratta, cui le particolari circostanze di causa possono essere ricondotte e, dall'altro, le conseguenze in diritto che discendono dalla realizzazione della fattispecie, coincidenti con la pretesa fatta valere in causa. Secondo un orientamento che trova ampio consenso presso la migliore dottrina, l'indicazione dei fatti sarebbe indispensabile solo per i diritti c.d. "eterodeterminati", ossia in genere i diritti relativi o di credito, suscettibili di diversa consistenza tra gli stessi soggetti ed in relazione allo stesso oggetto (mentre non sarebbe necessaria per l'identificazione dei diritti c.d. "autodeterminati", ossia dei diritti assoluti, che non possono variare in dipendenza del fatto genetico). Nel caso de quo, l'atto di citazione in opposizione a d.i. contiene (nell'istanza incoativa e nella successiva "eccezione" -asintotiche, ancipiti, "sincretiche"- più petita -quando non domande nuove-, giustapposti/contrapposti gli uni agli altre, ovverosia non specifica bene quale sia la richiesta formalizzata, sovente cadendo in contraddizioni fattuali e sub specie juris ac processus logico-performative, nel senso che le richieste/eccezioni formalizzate dalla difesa dell'opponente, se inglobate in un unicum, sono esse stesse intrinsecamente contraddittorie, quando non vicendevolmente "elidentisi". Quantunque vada osservato che, nella cause presso il giudice di pace, in ordine al contenuto della domanda (regolato dal richiamato art. 318 cpc.), la Corte Costituzionale, con sentenza 21-29 maggio 1997, n. 154, ha dichiarato, tra l'altro, non fondate le questioni di legittimità del 1°comma dellart. 318, poiché la sanzione di nullità prevista dall'art. 164 c. p. c. riguarda soltanto il requisito posto dall'art. 163, n. 3, c. p. c., e cioè la mancata determinazione della cosa oggetto della domanda: nondimeno, le notazioni dianzi esposte possono applicarsi tout court al caso de qua vertitur. Fermo che l'identificazione della "causa petendi" della domanda va operata con riguardo all'insieme delle indicazioni contenute nell'atto di citazione e dei documenti, in giurisprudenza si è affermato che il giudice non è tenuto ad integrare una domanda indeterminabile, sulla scorta delle risultanze dei documenti (Cass. 29241/2008; Cass. 231/2005). In particolare, i vizi riguardanti la "editio actionis" sono rilevabili d'ufficio dal giudice, nè sono sanati dalla costituzione in giudizio del convenuto, essendo questa inidonea a colmare le lacune della citazione stessa, che compromettono il suo scopo di consentire non solo al convenuto di difendersi, ma anche al giudice di emettere una pronuncia di merito, sulla quale dovrà formarsi il giudicato sostanziale; ne consegue che non può farsi applicazione, come supra evidenziato, degli artt. 156, 3° co., e 157 essendo la nullità in questione prevista in funzione di interessi che trascendono quelli del convenuto (Cass. 17495/2011). Sotto altra angolatura, considerato che il giudizio relativo alla sufficienza degli elementi d'individuazione della domanda -in relazione alla quale è necessaria, ut supra, una valutazione complessiva dell'atto e dei documenti allegati (Cass. 18783/2009; Cass. 5743/2008; Cass. 17023/2003) cui può concorrere anche l'indicazione delle ragioni di diritto (cfr. Cass. 14142/2000)-, è riservato al giudice di merito, e come tale è incensurabile con ricorso per cassazione (Cass. 18184/2004; Cass. 7448/2001; Cass. 5945/2000), con argomento a fortiori si perviene alla divisata conclusione. Posto infine che (Cass. Civ., sez. III, sentenza 01.12.2009 n° 252869) il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, nel sistema delineato dal codice di procedura civile, si atteggia come un procedimento il cui oggetto non è ristretto alla verifica delle condizioni di ammissibilità e di validità del decreto stesso, ma si estende all'accertamento, con riferimento alla situazione di fatto esistente al momento della pronuncia della sentenza - e non a quello anteriore della domanda o dell'emissione del provvedimento opposto -, dei fatti costitutivi del diritto in contestazione; assodato inoltre che il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo è ormai ricostruito, se non altro dalla prevalente giurisprudenza, come un semplice sviluppo, meramente eventuale, della fase monitoria -principio sanzionato sin nelle datate pronunce Cass. sez. Lav. 26-3-91 n. 3258, nonché 26-4-93 n. 4857; esplicitamente, inoltre, sulla struttura del procedimento monitorio, Cass. 25-2-80 n. 1312, Cass. 13-9-77 n. 3955, Cass. 26-6-71 n. 2018, nonché le importanti Cass. SS.UU. 19-4-82 n. 2387 e Cass. SS.UU. 7-7-93 n. 7448; solo nel giudizio di cognizione instaurato con rituale e tempestiva opposizione allingiunzione il giudice può statuire sulla pretesa originariamente azionata dal creditore con il ricorso per decreto ingiuntivo e sulle eccezioni e difese contro di essa proposte. Ciò che conta è che il suo oggetto non è affatto limitato al controllo di validità o merito del decreto ingiuntivo opposto (Cass. SS.UU. 7-7-93 n. 7448, cit.; Cass. 14-9-93 n. 9512; Cass. 17-11-94 n. 9708), ma involge anche, se non soprattutto, il merito e, cioè, la fondatezza della pretesa azionata dal creditore fin dal ricorso: ne segue che la liquidazione delle spese di giudizio dovrà tener conto ex professo del giudizio transustanziato nel modulo cognitorio.

PQM

Il Giudice di Pace, definitivamente pronunciando, in accoglimento delleccezione d'inammissibilità sollevata dall'opposto, rigetta latto di opposizione avversario, per l'effetto confermando il decreto ingiuntivo n. 291/2012 R.G. Disattende per l'(ulteriore) effetto la domanda riconvenzionale svolta da parte opponente, e all'un tempo la domanda per lite temeraria articolata da parte opposta. Ai sensi dell'art. 91 cpc, condanna l'opponente a rifondere ai convenuti opposti gli oneri tutti di giudizio, che liquida in complessivi € 1.900,00, di cui € 50,50 per spese.

Sic decisum inCivitanova Marche, hodie 04 marzo 2014

Il Giudice di Pace

Avv. Giuseppe Fedeli



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