Changing Society, Generalità, varie -  Zorzini Alex - 2015-03-06

UNO SCHIAFFO AL DIRITTO FRANCESE – le punizioni corporali contrastano con la Carta europea dei diritti sociali del 1961 – A. D. ZORZINI

Il Comitato Europeo dei Diritti Sociali (CEDS) ha accertato che il diritto francese non proibisce in modo sufficientemente chiaro, vincolante e preciso le punizioni corporali nei confronti dei minori.

In particolare, esso viola l"art. 17 ("diritto dei bambini e dei ragazzi ad una protezione sociale, legale ed economica") della Carta europea dei diritti sociali, così come interpretato nella decisione del 5 dicembre 2006 (World Organization against Torture (OMCT) v. Portugal, ricorso n. 34/2006).

Il piccolo Antoine Doinel ne sarebbe molto soddisfatto.

Contro il "diritto di correzione".

Il procedimento è stato promosso dall"Association for the protection of all children (approach, con sede legale a Londra e presente in 47 paesi europei) il 4 febbraio 2013 con ricorso che censurava l"assenza di un divieto esplicito ed effettivo di punizioni corporali nelle famiglie, a scuola e in altri contesti e la mancanza della dovuta diligenza per eliminare la pratica di tali punizioni.

Secondo il ricorrente, infatti, varie forme di punizioni corporali sono considerate lecite in casa e, in forme diverse, a scuola, in quanto esiste una norma consuetudinaria che ammette il "diritto di correzione". Conseguentemente, le norme del codice civile, del codice penale e quelle sulla violenza domestica, compresa quella contro i bambini, non sono interpretate e non sono percepite dalla società come divieto di ogni forma di punizione corporale.

Sono riferite, a tal proposito, tre sentenze dei giudici francesi che danno conferma del diritto di correzione.

Le fonti del "diritto di sberla" (o "right of smack").

Com"è uso in questi casi, il Comitato ha richiamato le norme di diritto interno, europeo e internazionale in materia di "diritto di sberla" (in inglese "right of smack").

Quanto al diritto europeo, sono richiamati gli artt. 3 ("divieto di torture") e 8 ("diritto al rispetto della vita privata e familiare") della Convenzione EDU; le sentenze della Corte (Case of A v. The United Kingdom, Application No. 100/1997/884/1096, judgment of 23 September 1998; Case of Costello-Roberts v. The United Kingdom, Application No. 13134/87 judgment of 25 March 1993; Case of Campbell and Cosans v. The United Kingdom, Application Nos. 7511/76, 743/76, judgment of 25 February 1982) e la Raccomandazione 1666 (2004), "Europe-wide ban on corporale punishment of children", dell"assemblea parlamentare del Consiglio d"Europa.

Quanto al diritto internazionale, sono richiamati gli artt. 19 e 28 della Convenzione di New York, nonché i Commenti generali nn. 8/2006 (sul "diritto del bambino alla protezione da punizioni corporali e da altre forme di punizioni crudeli e degradanti") e 13/2011 (sul "diritto di libertà del bambino da tutte le forme di violenza") del Comitato sui diritti del bambino.

La decisione del Comitato.

Precisato un tanto, il Comitato ha richiamato la propria precedente decisione (del 5 dicembre 2006, par. 19-21)  secondo cui l"applicazione dell"art. 17 della Carta richiede che gli stati membri adottino norme di diritto interno che proibiscano e sanzionino tutte le forme di violenza contro i bambini, gli atti e i comportamenti che possono compromettere l"integrità fisica, la dignità e lo sviluppo o il benessere psicologico del bambino. Norme che devono essere sufficientemente chiare, vincolanti e precise, così da impedire che i giudici non le applichino nei casi di violenza contro i bambini.

Il Comitato ha quindi riconosciuto che le norme penali francesi proibiscono i comportamenti violenti contro i bambini e che i giudici condannano simili condotte, tuttavia non vi è alcuna disposizione che vieti in modo esplicito ogni forma di punizione corporale contro un bambino che (con le conseguenze di cui alla citata decisione del dicembre 2006) e non è chiaro se esista un diritto di correzione e una giurisprudenza che condanni ogni pratica di punizioni corporali.

In allegato la Decisione del 12 settembre 2014 (ricorso n. 92/2013) del Comitato europeo per i diritti sociali.



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