Articoli, saggi, Diritti sociali -  Anceschi Alessio - 2014-06-14

UNO SPACCATO DELLA SCUOLA DELL'EPOCA NAPOLEONICA Alessio ANCESCHI

Una descrizione del sistema scolastico dell'età napoleonica ci viene da un recente scritto tratto da una documentazione presso gli archivi storici degli atti giudiziari della Repubblica cisalpina e precisamente del dipartimento di Guastalla, in provincia di Reggio Emilia ("Individui torbidi e sospetti, malavita e società dell'ottocento napoleonico in riva al Pò", ed. Antiche porte, RE).

Il 18.8.1812 il prefetto di Reggio Emilia emana una circolare a tutti i Podestà (sindaci) del territorio sulle "istituzioni organiche per le scuole elementari". La circolare è composta di 12 capitoli dove tra l'altro si parla dell'uso dei gessi e della "tavola nera" (la lavagna). La circolare attua una direttiva vera e propria, valida per tutta la Repubblica Cisalpina, emanata il 15.2.1812 dal direttore generale della Pubblica istruzione con sede a Milano in 46 articoli suddivisi in 7 sezioni (insegnamenti, doveri dei maestri, doveri degli scolari, esami e premi, onori e castighi ...).

Secondo questi regolamenti, le scuole elementari devono essere istituite in ogni comune e possibilmente per ogni "parrocchia" e sono divise in 2 classi (di due anni ciascuna) nelle quali si insegna, nella prima: "il leggere e lo scrivere correttamente, le due prime operazioni d'aritmetica (somme e sottrazioni) ed il catechismo" mentre nella seconda "la pronuncia, l'ortografia, la calligrafia più esattamente, le moltiplicazioni e le divisioni degli intieri e dei rotti, la regola del tre col calcolo anche decimale, il ragguaglio delle vecchie e delle nuove misure, il catechismo e le regole della civiltà" ovvero l'educazione civica. Si tratta quindi di insegnamenti molto "elementari" che tuttavia devono essere collocati nel loro periodo storico di riferimento.

Una particolarità riguarda la durata dell'anno scolastico che viene specificamente relazionato alla vita contadina. La scuola inizia a novembre e finisce a settembre, evidentemente per permettere agli alunni di partecipare alla vendemmia durante le "vacanze". Dalla metà di novembre non sono più ammessi nuovi iscritti. Si legge chiaramente che l'ultimo giorno di scuola, in cui si tengono gli esami, "deve essere stabilito precisamente, tenendo conto dei lavori di campagna, onde lasciar tempo agli alunni di attenervi". Pur spronando le istituzioni alla frequentazione scolastica, l'ordinamento tende a salvaguardare il lavoro agricolo.

La nomina dei maestri avviene da parte del Prefetto. Il maestro deve essere incensurato, deve essere "in età, salute e capacità di poter sostenere le fatiche della scuola" ed ovviamente conoscere il conto, la lingua italiana e la calligrafia. La giubilazione (pensione) dei maestri arriva dopo 20 anni di lavoro a mezzo stipendio, a 25 anni a 3/4 stipendio o dopo 30 anni a stipendio intero. Tra i loro doveri vi è quello di tenere l'inventario dei beni scolastici, quello di creare l'elenco dei fanciulli in età scolastica presenti sul territorio, sollecitare tramite la municipalità ed il parroco le famiglie a mandare i figli a scuola, redigere rapporti mensili sulla frequentazione scolastica degli alunni etcc.... Tra i suoi obblighi vi è anche quello di recarsi a scuola mezz'ora prima dell'inizio delle lezioni in modo da accogliere gli alunni in modo che "non siano esposti al freddo ed al sole". L'art. 18 chiarisce il rapporto che deve sussistere tra maestri ed alunni.  I maestri devono essere con i loro alunni "umani, ma non famigliari, esatti ma non minuziosi, alieni dall'intimorirli, sia coll'esagerare la difficoltà del progresso negli studi, sia coll'uso di castighi arbitrari". Deve inoltre promuovere la "pulitezza" degli alunni, specificandosi nella legge, che a tale aspetto non osta la povertà della famiglia. Insomma ... bisogna essere puliti, anche se si viene da una famiglia povera.

Nella circolare si specifica anche che gli insegnanti "devono vincere i molti difetti che ostano alla pronta intelligenza per cagione del dialetto".

L'età scolastica per accedere all'istruzione elementare và da 6 ai 12 anni. Gli alunni non possono essere più di 100 per classe. "Ogni scolaro deve venire a scuola vestito in modo non indecente. La povertà non impedisce che siano lavate la faccia e le mani, composti e mondi i capelli, tagliate le unghie".

La circolare regola altresì gli esami scolastici. La commissione municipale è presieduta dal podestà (sindaco). Oltre alla promozione negli esami, la normativa prevede anche dei premi. Ai meritevoli (ma indigenti) vengono regalati i libri per la frequentazione della classe successiva sui cui sarà scritto il suo nome, quello del padre e quello del maestro (L'ordinamento dell'epoca prevede espressamente che i libri debbano riportare i nomi degli alunni ai quali appartengono e non possano essere scambiati). Circa la premialità ed i castighi, il maestro ha due registri, un "libro d'oro" per i migliori ed un  libro nero per "i pigri e gli insolenti". se per tre mesi continui l'alunno è segnato sul libro nero viene espulso. Le punizioni sono "trascrivere le lezioni e le correzioni fatte ai suoi lavori", sgridare l'alunno pubblicamente, mandarlo in ginocchio per un tempo discreto in mezzo alla classe o porlo in un banco separato. Ogni mese devono essere proclamati gli alunni migliori che hanno diritto di sedere nei banchi più vicini al maestro od in luogo elevato dirimpetto a lui e sono posti a sedere sotto l'immagine del RE. I meriti cancellano i demeriti sul libro nero.

La norma prevede altresì che le classi devono essere separate tra maschi e femmine ma si precisa che "le modalità didattiche rimangono le medesime".



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